Papa Leone XIV ai giovani del Libano: “C’è ancora tempo per sognare, progettare e fare del bene”
In un toccante incontro durante il suo viaggio apostolico, il Pontefice ha esortato i giovani libanesi, siriani e iracheni a coltivare la speranza e l'amore autentico in mezzo a guerre e ingiustizie, ricordando loro che sono il "presente" per un futuro di pace e riconciliazione
In un’atmosfera carica di fede ed entusiasmo giovanile, che ricordava una Giornata Mondiale della Gioventù in miniatura, Papa Leone XIV ha incontrato domenica centinaia di giovani libanesi, siriani e iracheni nella piazza antistante il Patriarcato maronita di Antiochia a Bkerke, a nord di Beirut. Affacciato sulla baia di Jounieh e accolto con “as-salamu alaikum”, il Santo Padre ha trasmesso un vibrante messaggio di speranza, esortando le nuove generazioni a non cedere allo scoraggiamento e a trasformare il dolore di un mondo “sfigurato da guerre e ingiustizie” in un’alba di pace.
L’incontro, parte del viaggio apostolico del Papa in Libano – la sua prima visita ufficiale nel Paese dall’inizio del suo pontificato – è diventato uno spazio di dialogo aperto. Dopo aver ascoltato le toccanti testimonianze di volontari che hanno affrontato gli orrori della guerra e disastri come l’esplosione del porto di Beirut del 2020, il Pontefice ha risposto a domande sulla speranza, le relazioni umane e il ruolo dei giovani nella costruzione di un futuro migliore. Giovani come Anthony, Maria, Élie e Joelle hanno condiviso storie di coraggio: Élie, che ha deciso di rimanere nel suo Paese nonostante la crisi per “sognare il Libano”; e Joelle, che ha aperto la sua casa a una famiglia di rifugiati musulmani nel mezzo del conflitto, incarnando un ponte di solidarietà interreligiosa.
«C’è ancora tempo per sognare, progettare e fare del bene», proclamò Papa Leone XIV, citando il Libro dell’Ecclesiaste per sottolineare che i giovani possiedono il «dono del tempo», un tesoro che molti adulti hanno perso a causa del cinismo. «Voi siete la speranza che noi anziani abbiamo perso», disse loro, paragonandoli ai cedri del Libano, simbolo nazionale la cui forza risiede nelle profonde radici del servizio disinteressato, diffuse quanto i loro rami. In un mondo diviso dai conflitti in Siria, Iraq e nello stesso Libano – un Paese afflitto da tensioni economiche e politiche e dagli echi della guerra nella regione – il Papa invocò la riconciliazione come antidoto: «La vera pace non nasce da idee o contratti, ma da Cristo risorto, fondamento della nostra fiducia».
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Sulle relazioni umane, il messaggio papale è stato un invito a rifiutare l’individualismo e gli amori fugaci. “Non c’è vero amore se l’amore ha una data di scadenza. L’amore con una data di scadenza è amore mediocre”, ha ammonito, promuovendo amicizie basate su un “tu” che prevale sull'”io”, forgiando un “noi” aperto alla società e all’umanità intera. L’amore, ha descritto, è il “linguaggio universale di Dio”, narrato nella vita di Gesù ed esemplificato da santi come San Pio Giorgio Frassati, Carlo Acutis e venerate figure libanesi: Santa Rafqa, il Beato Yakub El-Haddad e San Charbel. In un mondo distratto dal rumore, ci ha esortato a cercare Dio nel silenzio quotidiano e a portare nel cuore la preghiera di San Francesco per la pace, per ravvivare “l’entusiasmo cristiano” che cambia la storia.
L’evento è culminato in un rito simbolico: i giovani si sono impegnati a essere “operatori di pace e portatori di riconciliazione”, mentre il Papa ha concluso con una visione ottimistica: “La pace è un’alba luminosa nella notte oscura”. Questo incontro rafforza l’impegno del Vaticano in Medio Oriente, dove la Chiesa cerca di unire cristiani, musulmani e diverse comunità in uno sforzo per la giustizia. Ricordando le parole di San Giovanni Paolo II – “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono” – Leone XIV ha chiarito che la vera forza del Libano e dei suoi giovani risiede negli atti quotidiani di carità e perdono, non negli interessi di parte.
Il viaggio apostolico del Papa in Libano, che si protrarrà fino a mercoledì prossimo, prevede grandi messe e dialoghi interreligiosi, in un contesto di ripresa post-conflitto. Per i presenti, il messaggio è stato un balsamo: in mezzo alla sofferenza, c’è ancora tempo per sognare e agire. Come ha affermato il Pontefice, “l’entusiasmo riflette la vicinanza amorevole di Dio”, unendo tutti nella fede e nella comunione.
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