19 Aprile, 2026

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Papa Leone XIV a Nicea: un appello all’unità dei cristiani di fronte alla violenza globale

A Iznik, nell'antica Nicea, il Papa e i leader ecclesiastici di tutto il mondo hanno pregato insieme per la riconciliazione, commemorando il 1700° anniversario del Concilio che definì la divinità di Cristo

Papa Leone XIV a Nicea: un appello all’unità dei cristiani di fronte alla violenza globale

Sotto il cielo nuvoloso del lago di Iznik, a 70 chilometri da Istanbul, Papa Leone XIV si è unito oggi a una solenne preghiera ecumenica presso le rovine dell’antica basilica bizantina di San Neofita, sommersa da un terremoto nel VIII secolo e riscoperta nel 2014. L’evento, organizzato dal Patriarca ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli, segna il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea (325 d.C.), una pietra miliare storica che unì la Chiesa primitiva condannando l’eresia ariana e affermando la piena divinità di Gesù Cristo.

Oltre 100 leader cristiani provenienti da Oriente e Occidente si sono riuniti su una piattaforma rialzata di fronte al sito archeologico, dove l’eco dei canti greci si mescolava al richiamo del muezzin locale, a simboleggiare il dialogo interreligioso in un Paese a maggioranza musulmana. Tra i partecipanti c’erano rappresentanti delle Chiese greco-ortodosse di Antiochia e Gerusalemme, del Patriarcato copto di Alessandria, del Patriarcato siro-ortodosso di Antiochia, della Chiesa apostolica armena, nonché delegati della Comunione anglicana, della Federazione luterana mondiale, dell’Alleanza evangelica mondiale e della Conferenza mondiale mennonita. Il Papa è arrivato in elicottero, compiendo tre giri intorno al sito in un gesto di benedizione, indossando una mozzetta rossa, e ha camminato in processione accanto al Patriarca Bartolomeo, che indossava un piviale di velluto.

Nel suo discorso di benvenuto, il Patriarca ecumenico ha espresso profonda emozione: “Siamo profondamente commossi dal fatto che abbiate tutti risposto positivamente al nostro umile invito a onorare, attraverso questo pellegrinaggio comune, la memoria e l’eredità del primo concilio ecumenico tenutosi qui a Nicea millesettecento anni fa… Non siamo qui riuniti semplicemente per ricordare il passato o riflettere solo sulla storia… Siamo qui per testimoniare la stessa fede espressa dai Padri di Nicea… Torniamo a questa fonte della fede cristiana per andare avanti”. Bartolomeo ha sottolineato il significato etimologico di “Nicea” – “vittoria” in greco – non come dominio mondano, ma come trionfo paradossale della Croce sul peccato e sulla corruzione.

Nella sua omelia, pronunciata in inglese dopo la lettura del Vangelo di Giovanni, Papa Leone XIV ha invitato a una riflessione urgente sull’identità di Cristo nel mondo contemporaneo. “Il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea è una preziosa opportunità per interrogarci su chi sia Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi”, ha affermato, mettendo in guardia dal rischio di ridurlo a “una sorta di leader carismatico o superuomo, una rappresentazione distorta che in ultima analisi porta a tristezza e confusione”. Ha ricordato come Ario, nel IV secolo, negò la divinità di Cristo considerandolo un essere creato, un “mero intermediario” tra Dio e l’umanità, ignorando l’Incarnazione. “Se Dio non si è fatto uomo, come possono i mortali condividere la sua vita immortale?” Questa era la posta in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede nel Dio che, in Gesù Cristo, si è fatto come noi per permetterci di «partecipare alla natura divina», ha sottolineato, citando sant’Agostino: «Sebbene siamo molti cristiani, nell’unico Cristo siamo una cosa sola».

Il Papa ha collegato questa confessione cristologica all’unità ecclesiale: «Quanto più siamo riconciliati, tanto più noi cristiani possiamo dare testimonianza credibile del Vangelo di Gesù Cristo, che è annuncio di speranza per tutti, messaggio di pace e di fraternità universale che trascende i confini delle nostre comunità e nazioni». In un mondo «pieno di violenza e di conflitti», la riconciliazione non è solo un’aspirazione religiosa, ma «un grido di tutta l’umanità». Leone XIV ha respinto fermamente «l’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come pure ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo», e ha proposto invece «le vie dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione». Ha invocato Dio come Padre, ricordando che «non sarebbe possibile invocarlo come Padre se ci rifiutassimo di riconoscere gli altri uomini e donne come fratelli e sorelle, anch’essi creati a immagine di Dio. Esiste una fratellanza universale, al di là di etnia, nazionalità, religione od opinione».

La cerimonia è culminata con la recita congiunta del Credo niceno-costantinopolitano – senza la clausola del Filioque, aggiunta in Occidente – omettendo così una fonte storica di divisione tra cattolici e ortodossi, seguita dal Padre Nostro in diverse lingue e dall’accensione di candele davanti alle icone di Cristo e dei Padri conciliari. Il Papa ha concluso la sua preghiera con un appello affinché questo anniversario possa produrre “abbondanti frutti di riconciliazione, unità e pace”.

Questo incontro tra le rovine sommerse di Nicea, convocato dall’imperatore Costantino per riunire 300 vescovi per 30 giorni, evoca non solo la formulazione del Credo che unisce oggi 2,5 miliardi di cristiani, ma anche un appello profetico a sanare le ferite del passato. Nel secondo giorno del suo viaggio apostolico in Turchia – il primo del suo pontificato – Leone XIV trasformò un luogo della memoria in un faro di speranza, ricordando che la vera vittoria di Nicea risiede nella fraternità che trascende divisioni e conflitti.

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ LEONE XIV
IN TÜRKIYE E IN LIBANO
CON PELLEGRINAGGIO A İZNIK (TÜRKIYE)
IN OCCASIONE DEL 1700° ANNIVERSARIO DEL PRIMO CONCILIO DI NICEA
(27 novembre – 2 dicembre 2025)

INCONTRO ECUMENICO DI PREGHIERA
NEI PRESSI DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI DELL’ANTICA BASILICA DI SAN NEOFITO

DISCORSO DEL SANTO PADRE

İznik
Venerdì, 28 novembre 2025

 

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Cari fratelli e sorelle!

In un tempo per molti aspetti drammatico, nel quale le persone sono sottoposte a innumerevoli minacce alla loro stessa dignità, il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea è un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi.

Questa domanda interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione (cfr Omelia S. Messa Pro Ecclesia, 9 maggio 2025). Negando la divinità di Cristo, Ario lo ridusse a un semplice intermediario tra Dio e gli esseri umani, ignorando la realtà dell’Incarnazione, cosicché il divino e l’umano rimasero irrimediabilmente separati. Ma se Dio non si è fatto uomo, come possono i mortali partecipare alla sua vita immortale? Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede nel Dio che, in Gesù Cristo, si è fatto come noi per renderci «partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4; cfr S. Ireneo, Adversus haereses, 3, 19; S. Atanasio, De Incarnatione, 54, 3).

Questa confessione di fede cristologica è di fondamentale importanza nel cammino che i cristiani stanno percorrendo verso la piena comunione: essa infatti è condivisa da tutte le Chiese e Comunità cristiane nel mondo, comprese quelle che, per vari motivi, non utilizzano il Credo Niceno-Costantinopolitano nelle loro liturgie. Infatti, la fede «in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli […] della stessa sostanza del Padre» (Credo Niceno) è un legame profondo che unisce già tutti i cristiani. In questo senso, per citare Sant’Agostino, anche in ambito ecumenico possiamo dire che «sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno» (Esposizione sul Salmo 127). Partendo dalla consapevolezza che siamo già legati da questo profondo vincolo, attraverso un cammino di adesione sempre più totale alla Parola di Dio rivelata in Gesù Cristo e sotto la guida dello Spirito Santo, nell’amore reciproco e nel dialogo, siamo tutti invitati a superare lo scandalo delle divisioni che purtroppo ancora esistono e ad alimentare il desiderio dell’unità per la quale il Signore Gesù ha pregato e ha dato la sua vita. Quanto più siamo riconciliati, tanto più noi cristiani possiamo rendere una testimonianza credibile al Vangelo di Gesù Cristo, che è annuncio di speranza per tutti, messaggio di pace e di fraternità universale che travalica i confini delle nostre comunità e nazioni (cfr Francesco, Discorso ai partecipanti alla Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, 6 maggio 2022).

La riconciliazione è oggi un appello che proviene dall’intera umanità afflitta da conflitti e violenze. Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani. Nel Credo Niceno professiamo la nostra fede «in un solo Dio Padre»; tuttavia, non sarebbe possibile invocare Dio come Padre se rifiutassimo di riconoscere come fratelli e sorelle gli altri uomini e donne, anch’essi creati a immagine di Dio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dich. Nostra aetate, 5). C’è una fratellanza e sorellanza universale, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione o dall’opinione. Le religioni, per loro natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla (cfr Discorso alla conclusione dell’Incontro di preghiera per la Pace, 28 ottobre 2025). L’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione.

Sono profondamente grato a Sua Santità Bartolomeo, il quale, con grande saggezza e lungimiranza, ha deciso di commemorare insieme il 1700° anniversario del Concilio di Nicea proprio nel luogo in cui fu celebrato; e ringrazio calorosamente i Capi delle Chiese e i Rappresentanti delle Comunioni Cristiane Mondiali che hanno accolto l’invito a partecipare a questo evento. Possa Dio Padre, onnipotente e misericordioso, ascoltare la fervida preghiera che gli rivolgiamo oggi e concedere che questo importante anniversario porti frutti abbondanti di riconciliazione, di unità e di pace.

Exaudi Redazione

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