Papa Leone XIV a Bamenda: «Guai a coloro che manipolano la religione per fini militari!»
Un grido di pace nel cuore della crisi camerunese
Il 16 aprile 2026, nella Cattedrale di San Giuseppe a Bamenda, Papa Leone XIV ha rivolto un messaggio forte e pieno di speranza a una regione segnata da quasi un decennio di conflitto armato. Circondato da leader cristiani e musulmani, autorità tradizionali e vittime della sofferenza, il Pontefice si è presentato come “messaggero di pace” e ha lanciato un chiaro monito contro coloro che strumentalizzano il sacro per alimentare la violenza.
Bamenda, capitale della regione nord-occidentale anglofona del Camerun, è teatro dal 2016 di un conflitto tra forze separatiste e l’esercito governativo che ha causato migliaia di morti, oltre un milione di sfollati, la chiusura di scuole, rapimenti e una scia di profondo trauma. Nonostante tutto, le comunità cristiana e musulmana si sono avvicinate anziché dividersi: i loro leader hanno creato un Movimento per la Pace che cerca di mediare tra le parti in conflitto. Il Papa ha scelto di essere presente, in mezzo a questa “terra insanguinata ma fertile”, per riconoscere gli sforzi silenziosi di coloro che si rifiutano di arrendersi.
Con una citazione del profeta Isaia — “Quanto sono belli sui monti i piedi di colui che annuncia la buona novella!” — Leone XIV ha elogiato i piedi “polverosi” dei fedeli di Bamenda: piedi che hanno percorso sentieri di sofferenza, eppure continuano a scegliere il bene. “Sono qui per proclamare la pace”, ha affermato chiaramente. E ha aggiunto che Bamenda è oggi “la città sulla montagna, splendente agli occhi di tutti”.
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Il Papa non ha esitato a usare parole dure. Ha denunciato i “signori della guerra” che fingono di ignorare che “basta un istante per distruggere, mentre spesso non basta una vita intera per ricostruire”. Ha criticato aspramente coloro che saccheggiano le risorse delle terre africane e poi investono quei profitti in armi, “perpetuando una spirale infinita di destabilizzazione e morte”. Ma il colpo più diretto è stato contro la manipolazione della fede:
Guai a coloro che strumentalizzano le religioni e il nome stesso di Dio per i propri fini militari, economici e politici, trascinando il sacro negli abissi più sordidi e oscuri!
Il Papa ha ringraziato espressamente tutti per il fatto che questa crisi non sia degenerata in una guerra di religione e ha lodato il fatto che cristiani e musulmani continuino a cercare di amarsi gli uni gli altri. “Come ha detto l’imam, rendiamo grazie a Dio per questo”, ha ricordato.
Di fronte a queste difficoltà, Leone XIV invocò una “rivoluzione silenziosa”: camminare insieme, ciascuno secondo la propria vocazione, amando il prossimo come fratello o sorella. “La pace non va inventata”, sottolineò; “va semplicemente accolta abbracciando l’altro”. Nessuno sceglie i propri fratelli e sorelle, disse, quindi non resta che accettarsi a vicenda e abitare insieme questa “meravigliosa casa comune” che è il pianeta.
Rivolgendosi alle donne, ai laici e alle suore che si prendono cura delle vittime di traumi – un compito “invisibile, quotidiano e pericoloso” – ha espresso la sua profonda gratitudine. Ha inoltre ascoltato toccanti testimonianze: quella di una suora rapita, quella di una famiglia sfollata, quella di un imam che ha raccontato gli attacchi subiti dalla sua comunità e quella di leader tradizionali e religiosi che continuano a promuovere il dialogo.
Al termine della celebrazione, il Papa ha liberato delle colombe bianche come segno tangibile del suo augurio: “La pace di Dio scenda su tutti noi, su questa terra, e ci mantenga uniti nella sua pace”.
In un mondo in cui la distruzione sembra procedere più velocemente della ricostruzione, il messaggio di Leone XIV da Bamenda risuona con forza: la vera conversione implica il rifiuto della logica della guerra e la scelta della fraternità ogni singolo giorno. È un appello che ci invita a non perdere di vista il nostro essere “sale della terra” né la luce che brilla anche nelle ore più buie.
Perché, come ha ricordato il Papa, citando san Francesco d’Assisi nell’Evangelii Gaudium : «Sono una missione su questa terra, ed è per questo che sono in questo mondo». Per servire la pace, insieme, sempre insieme.
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