16 Maggio, 2026

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Leone XIV: Mettiamo Cristo al centro della nostra esistenza e del nostro apostolato

Il Papa celebra il 125° anniversario della dedicazione di Sant'Anselmo all'Aventino ed esorta la comunità benedettina ad affrontare le sfide contemporanee con una fede incentrata su Gesù Cristo

Leone XIV: Mettiamo Cristo al centro della nostra esistenza e del nostro apostolato

«I bruschi cambiamenti a cui stiamo assistendo ci sfidano e ci interrogano, sollevando questioni prima sconosciute». Con questa riflessione, Papa Leone XIV esortò la comunità benedettina a lasciarsi sfidare dalla realtà e a rispondere con una fede che pone Cristo al centro della vita.

Il Papa ha presieduto l’Eucaristia martedì 11 novembre, solennità di San Martino di Tours, nella chiesa di Sant’Anselmo, situata sul colle Aventino a Roma e centro del complesso che la Confederazione Benedettina custodisce da oltre un secolo.

Leone XIV ricordò che questa chiesa, inaugurata 125 anni fa per iniziativa di Papa Leone XIII, nacque per rafforzare la presenza benedettina e l’unità all’interno della Chiesa. Questo progetto comprendeva l’istituzione dell’Abate Primate, del Collegio Internazionale e di diverse iniziative che ancora oggi definiscono l’identità del sito.

Monasteri: bastioni in tempi turbolenti

Nell’omelia, il Papa ha sottolineato che il monachesimo, fin dalle sue origini, è stato “di frontiera”, aprendo cammini di preghiera, lavoro e carità in territori remoti. Così, le regioni aride sono diventate spazi prosperi, non solo materialmente, ma soprattutto spiritualmente.

«Il monastero», ha affermato, «si è distinto come luogo di sviluppo, pace, accoglienza e unità, anche nei periodi più bui della storia».

Oggi, ha proseguito, gli ostacoli persistono: cambiano forma, diventano più complessi, ma esigono la stessa risposta essenziale data da Pietro, Benedetto e numerosi testimoni del Vangelo: riconoscere Cristo come Salvatore e materializzare quella fede nella preghiera, nello studio e in un’esistenza santa.

Un “cuore vibrante” dell’universo benedettino

Il Santo Padre ha esortato tutte le realtà dell’Aventino – chiesa, monastero, Ateneo, Istituto liturgico e iniziative pastorali – a procedere in armonia secondo le linee guida di San Benedetto, come autentica “scuola del servizio del Signore”.

Prendendo la prima lettura, che evoca il fiume che scaturisce dal Tempio, il Papa lo ha paragonato a un cuore che pompa il sangue all’organismo per vitalizzare ogni sua parte.

In questo “alveare operoso” – come lo descrisse Sant’Anselmo – tutto deve avere origine in Cristo e a Lui ritornare: la liturgia,  la lectio divina , la ricerca scientifica e l’accompagnamento pastorale. Tutto questo si realizza con monaci di diverse nazionalità e con un’apertura a clero, religiosi e laici di diversa provenienza.

Leone XIV espresse il desiderio che questo complesso fosse un punto focale che inviasse un messaggio profetico alla Chiesa e al mondo: che formiamo un popolo eletto per annunciare le meraviglie di Dio, che ci ha chiamati dalle tenebre alla sua luce ammirabile.

La dedizione: un ponte tra l’umano e il divino

Riflettendo sul significato della dedicazione di un tempio, il Papa ha indicato che si tratta di un atto solenne in cui un edificio viene consacrato come luogo di incontro tra il finito e l’infinito.

Il Papa ha citato un frammento illuminante della Costituzione  Sacrosanctum Concilium , che presenta la Chiesa come umana e divina, attiva e contemplativa, immersa nel mondo ma protesa verso la città che verrà.

Questa dialettica, ha osservato, è parte integrante dell’esistenza di ogni individuo, che anela ha risposte che solo Dio può fornire. Pertanto, ha insistito, abbiamo bisogno di Gesù, “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, e siamo chiamati non solo a trovarlo, ma anche a condividerlo con gli altri.

Un tempio che emana gioia

Il Santo Padre ha concluso la sua omelia esortando l’assemblea a riconoscere i doni divini ricevuti e, soprattutto, l’amore con cui Egli sempre ci precede.

Quando questo flusso viene sperimentato nella sua pienezza, ha assicurato, il tempio si trasforma in “uno spazio di gioia”, dove si sperimenta la bellezza di condividere con gli altri ciò che si è ricevuto gratuitamente.

Exaudi Redazione

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