06 Maggio, 2026

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Leone XIV: Andiamo a Gesù, nostra speranza! Lui può guarirci e renderci nuovi

Nella sua Udienza Generale, Papa Leone XIV ha ricordato due miracoli del Vangelo che mostrano la potenza della fede e la vicinanza di Cristo alla nostra sofferenza. "Gesù è la nostra speranza", ha affermato, incoraggiandoci a rivolgerci a Lui con fiducia, anche in mezzo alla sofferenza e alla morte

Leone XIV: Andiamo a Gesù, nostra speranza! Lui può guarirci e renderci nuovi

Durante l’Udienza Generale tenutasi questo mercoledì in Vaticano, Papa Leone XIV ha proseguito il suo ciclo di catechesi incentrato sul Giubileo e sul tema “Cristo, nostra speranza”. In questa occasione, ha riflettuto su due miracoli narrati nel Vangelo di San Marco, che rivelano il potere guaritore di Gesù e la forza trasformativa della fede.

«Nella vita ci sono momenti di delusione e scoraggiamento, e persino l’esperienza della morte. Impariamo da quella donna, da quel padre: andiamo da Gesù. Lui può guarirci, può restituirci la vita! Gesù è la nostra speranza», ha affermato con fermezza il Pontefice.

Il Papa ha osservato che una malattia diffusa nel nostro tempo è  la stanchezza di vivere , quando la realtà appare troppo complessa e gravosa da affrontare. Tuttavia, ha sottolineato che “l’esistenza va affrontata, e insieme a Gesù possiamo farlo bene”. In un mondo segnato dallo scoraggiamento, Leone XIV ci esortava a credere nella potenza di Cristo, che non solo guarisce le malattie, ma ci risveglia anche dalla morte.

Due gesti di fede, due miracoli di speranza

Il primo miracolo citato dal Papa racconta la storia di una donna emarginata da una malattia che la rendeva impura nella società. Mossa dalla certezza che solo Gesù poteva guarirla, si avvicinò e toccò il suo mantello. La sua fede non fu vana: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace”, le disse Gesù dopo averla guarita.

Nel secondo racconto, un padre sconvolto cerca il Signore dopo la morte della figlia. Gesù, lungi dal respingere la sua supplica, gli dice: «Non temere, abbi soltanto fede» e si reca a casa sua. Lì, tra le lacrime dei presenti, pronuncia parole potenti: «La bambina non è morta, ma dorme» e la riporta in vita.

Entrambi i personaggi sono guidati da una fede che li spinge ad andare oltre il giudizio sociale. “A volte anche noi possiamo essere vittime del giudizio degli altri, che cercano di vestirci in un modo che non ci appartiene. E allora ci sentiamo male e non possiamo sfuggirgli”, ha ammonito il Papa. Ma questi due gesti di fede – la supplica di un padre e il tocco di una donna malata – rivelano che in Gesù troviamo una forza che guarisce le ferite più profonde e risveglia le anime morte.

La fede che trasforma dall’interno

Il Santo Padre ha anche evidenziato un dettaglio toccante: dopo aver resuscitato la ragazza, Gesù chiede qualcosa da mangiare. “È un gesto molto umano, molto concreto, che mostra quanto Egli si prenda cura di noi in ogni aspetto della nostra vita”, ha affermato. Questo gesto, ha detto, è anche un segno della cura di Dio per l’umanità, concreta, non astratta.

Con questo gesto, il Papa ha invitato i genitori a interrogarsi sul proprio impegno spirituale: “Quando i nostri figli sono in crisi e hanno bisogno di nutrimento spirituale, sappiamo come darglielo? E come possiamo farlo se non ci nutriamo noi stessi del Vangelo?”

Non basta essere vicini: bisogna crederci veramente.

Il Papa ha avvertito che spesso ci avviciniamo a Gesù in modo superficiale, senza una vera fede: “Siamo nelle chiese, sì, ma forse il nostro cuore è lontano. Camminiamo avanti e indietro per le navate, ma non tocchiamo Cristo con la fede”. Invece, la donna del Vangelo, silenziosa e anonima, ha superato le sue paure e ha toccato il cuore di Gesù con mani considerate impure. “Ogni volta che compiamo un atto di fede rivolto a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e la sua grazia scorre immediatamente”, ha spiegato.

Anche se non sempre ne siamo consapevoli, la grazia agisce – a volte silenziosamente – trasformando la nostra vita dal profondo. «Forse anche oggi molti si avvicinano a Gesù superficialmente, senza credere veramente nella sua potenza», ha lamentato il Pontefice. E ha ricordato: «Nulla è troppo grande per Gesù. Se andiamo da Lui, Lui ci renderà nuovi».

Un messaggio speciale per i giovani

Nelle sue catechesi, Leone XIV espresse anche la sua vicinanza ai giovani, spesso i primi a sentirsi smarriti o scoraggiati dalla vita. In questo contesto, esortò gli adulti a essere testimoni credibili di speranza e a non aver paura di parlare del Vangelo con semplicità e coraggio. «Gesù ci dice: “Talità cum”, fanciulla, alzati!» – e lo dice anche alle nuove generazioni. Può farle camminare di nuovo; può dare loro senso, gioia e luce.

Ancora una volta, da Piazza San Pietro, il Successore di Pietro invita il mondo a volgere lo sguardo a Cristo, non come a una consolazione momentanea, ma come all’unica vera speranza che ha il potere di guarire, rinnovare e dare vita.

Testo integrale della catechesi:

Ciclo di Catechesi – Giubileo 2025. Gesù Cristo nostra speranza. II. La vita di Gesù. Le guarigioni. 11. La donna emorroissa e la figlia di Giairo. «Non temere, soltanto abbi fede!» (Mc 5,36)

Cari fratelli e sorelle,

anche oggi meditiamo sulle guarigioni di Gesù come segno di speranza. In Lui c’è una forza che anche noi possiamo sperimentare quando entriamo in relazione con la sua Persona.

Una malattia molto diffusa nel nostro tempo è la fatica di vivere: la realtà ci sembra troppo complessa, pesante, difficile da affrontare. E allora ci spegniamo, ci addormentiamo, nell’illusione che al risveglio le cose saranno diverse. Ma la realtà va affrontata, e insieme con Gesù possiamo farlo bene. A volte poi ci sentiamo bloccati dal giudizio di coloro che pretendono di mettere etichette sugli altri.

Mi sembra che queste situazioni possano trovare riscontro in un passo del Vangelo di Marco, dove si intrecciano due storie: quella di una ragazza di dodici anni, che è a letto malata e sta per morire; e quella di una donna, che, proprio da dodici anni, ha perdite di sangue e cerca Gesù per poter guarire (cfr Mc 5,21-43).

Tra queste due figure femminili, l’Evangelista colloca il personaggio del padre della ragazza: egli non rimane in casa a lamentarsi per la malattia della figlia, ma esce e chiede aiuto. Benché sia il capo della sinagoga, non avanza pretese in ragione della sua posizione sociale. Quando c’è da attendere non perde la pazienza e aspetta. E quando vengono a dirgli che sua figlia è morta ed è inutile disturbare il Maestro, lui continua ad avere fede e a sperare.

Il colloquio di questo padre con Gesù è interrotto dalla donna emorroissa, che riesce ad avvicinarsi a Gesù e a toccare il suo mantello (v. 27). Questa donna con grande coraggio ha preso la decisione che cambia la sua vita: tutti continuavano a dirle di rimanere a distanza, di non farsi vedere. L’avevano condannata a rimanere nascosta e isolata. A volte anche noi possiamo essere vittime del giudizio degli altri, che pretendono di metterci addosso un abito che non è il nostro. E allora stiamo male e non riusciamo a venirne fuori.

Quella donna imbocca la via della salvezza quando germoglia in lei la fede che Gesù può guarirla: allora trova la forza di uscire e di andare a cercarlo. Vuole arrivare a toccare almeno la sua veste.

Intorno a Gesù c’era tanta folla, e dunque tante persone lo toccavano, eppure a loro non succede niente. Quando invece questa donna tocca Gesù, viene guarita. Dove sta la differenza? Commentando questo punto del testo, Sant’Agostino dice – a nome di Gesù –: «La folla mi si accalca intorno, ma la fede mi tocca» (Discorso 243, 2, 2). È così: ogni volta che facciamo un atto di fede indirizzato a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e immediatamente esce da Lui la sua grazia. A volte noi non ce ne accorgiamo, ma in modo segreto e reale la grazia ci raggiunge e da dentro pian piano trasforma la vita.

Forse anche oggi tante persone si accostano a Gesù in modo superficiale, senza credere veramente nella sua potenza. Calpestiamo la superficie delle nostre chiese, ma forse il cuore è altrove! Questa donna, silenziosa e anonima, vince le sue paure, toccando il cuore di Gesù con le sue mani considerate impure a causa della malattia. Ed ecco che subito si sente guarita. Gesù le dice: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace» (Mc 5,34).

Nel frattempo, portano a quel padre la notizia che sua figlia è morta. Gesù gli dice: «Non temere, soltanto abbi fede!» (v. 36). Poi va a casa sua e, vedendo che tutti piangono e gridano, dice: «La bambina non è morta, ma dorme» (v. 39). Quindi entra nella camera dove giaceva la bambina, la prende per mano e le dice : «Talità kum», “Fanciulla, alzati!”. La ragazza si alza in piedi e si mette a camminare (cfr vv. 41-42). Quel gesto di Gesù ci mostra che Lui non solo guarisce da ogni malattia, ma risveglia anche dalla morte. Per Dio, che è Vita eterna, la morte del corpo è come un sonno. La morte vera è quella dell’anima: di questa dobbiamo avere paura!

Un ultimo particolare: Gesù, dopo aver risuscitato la bambina, dice ai genitori di darle da mangiare (cfr v. 43). Ecco un altro segno molto concreto della vicinanza di Gesù alla nostra umanità. Ma possiamo intenderlo anche in senso più profondo e domandarci: quando i nostri ragazzi sono in crisi e hanno bisogno di un nutrimento spirituale, sappiamo darglielo? E come possiamo se noi stessi non ci nutriamo del Vangelo?

Cari fratelli e sorelle, nella vita ci sono momenti di delusione e di scoraggiamento, e c’è anche l’esperienza della morte. Impariamo da quella donna, da quel padre: andiamo da Gesù: Lui può guarirci, può farci rinascere. Gesù è la nostra speranza!

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APPELLO

Domenica scorsa è stato compiuto un vile attentato terroristico contro la comunità greco-ortodossa nella chiesa di Mar Elias a Damasco. Affidiamo le vittime alla misericordia di Dio ed eleviamo le nostre preghiere per i feriti e i familiari. Ai cristiani del Medio Oriente dico: vi sono vicino! Tutta la Chiesa vi è vicina!

Questo tragico avvenimento richiama la profonda fragilità che ancora segna la Siria, dopo anni di conflitti e di instabilità. È quindi fondamentale che la comunità internazionale non distolga lo sguardo da questo Paese, ma continui a offrirgli sostegno attraverso gesti di solidarietà e con un rinnovato impegno per la pace e la riconciliazione.

Continuiamo a seguire con attenzione e con speranza gli sviluppi della situazione in Iran, Israele e Palestina. Le parole del profeta Isaia risuonano più che mai urgenti: «Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4). Si ascolti questa voce, che viene dall’Altissimo! Si curino le lacerazioni provocate dalle sanguinose azioni degli ultimi giorni. Si respinga ogni logica di prepotenza e di vendetta e si scelga con determinazione la via del dialogo, della diplomazia e della pace.

Saluti

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della diocesi di Alba, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Marco Brunetti, e li esorto ad attingete dall’Eucaristia la forza per essere testimoni del Vangelo della carità. Saluto poi le Suore Missionarie dell’Incarnazione, le Ancelle della Beata Vergine Immacolata e le Suore del Bambino Gesù, che celebrano i rispettivi Capitoli Generali, incoraggiandole a essere segni eloquenti dell’amore di Dio e missionarie della sua pace.

Accolgo con gioia i fedeli di Mola di Bari, Noepoli e Grotteria, esortandoli a perseverare nei buoni propositi di fedeltà al Vangelo e alla Chiesa. Saluto altresì la Scuola Militare Alpina di Aosta e la Brigata Paracadutisti “Folgore”: cari militari, invoco su di voi e sulle vostre famiglie copiosi doni celesti per una sempre più solida testimonianza cristiana.

Il mio pensiero va infine ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Siamo entrati nell’estate, per molti tempo di ferie e di riposo. Per voi, cari giovani, sia un’occasione per utili esperienze sociali e religiose; per voi, cari sposi novelli, un periodo per cementare la vostra unione e approfondire la vostra missione nella Chiesa e nella società. Auspico inoltre che a voi, cari malati, non manchi durante questi mesi estivi la vicinanza di persone care.

A tutti la mia benedizione!

Exaudi Redazione

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