19 Giugno, 2026

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La tromba che risveglia l’anima: il San Girolamo di Pereda, ovvero la bellezza della resa divina

Il Barocco madrileno ci offre una mappa della conversione dove la penitenza non è punizione, ma la soglia della vera Vita

La tromba che risveglia l’anima: il San Girolamo di Pereda, ovvero la bellezza della resa divina
San Girolamo, Museo del Prado

Nel cuore del Museo del Prado, custodita nella quiete della Sala 018, pulsa una delle opere più toccanti della Spagna del XVII secolo:  il San Girolamo  (1643) di Antonio de Pereda y Salgado. A prima vista, per lo spettatore contemporaneo, la scena potrebbe evocare la rigidità di un’epoca ossessionata dalla morte e dalla rinuncia. Tuttavia, per uno sguardo permeato dalla fede cattolica, questa tela non è un monumento alla paura, bensì una sinfonia di misericordia, discernimento e speranza nella Resurrezione, bella e profonda.

Pereda, maestro indiscusso della  pittura di vanitas  alla corte di Madrid, riesce in questo capolavoro a fondere la maestria della natura morta iperrealistica con il dramma mistico del gigante di Stridone. Il risultato non è semplicemente una lezione di storia sacra, ma uno specchio giornalistico ed esistenziale per il credente di oggi.

La diagonale della grazia: l’eco di Ribera e la carne ferita

Il dipinto è strutturato attorno a un’imponente linea diagonale che attraversa la tela, un espediente compositivo ereditato direttamente dal realismo di José de Ribera. La luce colpisce il corpo invecchiato del santo con crudezza e al contempo con delicatezza. Non c’è idealizzazione pagana nella sua anatomia: Pereda dipinge la pelle segnata dal tempo, le rughe del volto, la barba grigia che ondeggia con il disordine di chi ha dimenticato lo specchio del mondo per vedersi solo in quello di Dio.

Per il cristiano, questo modo di trattare la carne è profondamente incarnazionale. San Girolamo non è un eroe mitologico inaccessibile; è un uomo in carne e ossa, un intellettuale che ha trascorso la sua vita immerso nei testi e nei deserti, sentendo il peso della propria debolezza. La luce che lo illumina non è aspra o violenta, ma calda e avvolgente, che indora la scena. È la luce della Grazia che abbraccia la fragilità umana proprio nel momento della sua contrizione.

L’istante eterno: il Giudizio chiamato, non condannato

Il tema centrale dell’azione è il senso di stupore. Girolamo interrompe il suo lavoro udendo l’eco mistica della tromba apocalittica, l’annuncio del Giudizio Universale. Pereda introduce qui un dispositivo metanarrativo sottile e straordinario: il Giudizio non si svolge a cielo aperto sopra il santo, ma si materializza nell’immagine del libro aperto davanti a lui, riproducendo una celebre incisione di Albrecht Dürer.

Questo dettaglio è di immensa ricchezza spirituale. Ci parla di conversione attraverso una lettura attenta e l’applicazione della Parola. Per il cattolico che contempla l’opera, il Giudizio Universale perde il suo carattere di terrore irrazionale. Il volto di Girolamo non riflette il panico, bensì una riverenza che incute timore reverenziale, l’atteggiamento di chi sa che Colui che viene a giudicare è lo stesso che è venuto a salvare. La tromba non è l’allarme del boia, ma la squillante chiamata dello Sposo che risveglia l’anima dal suo sonno terreno.

Il culmine di ‘Vanitas’: la natura morta come esame di coscienza

Il punto di massima genialità di Pereda risiede nella natura morta che circonda il santo. I libri consunti, il calamaio, la penna d’oca e, soprattutto, il teschio appoggiato sul volume chiuso, non sono semplici attributi iconografici. Sono testimonianze della condizione umana.

In quanto principale esponente spagnolo del  genere vanitas , Pereda ha padroneggiato l’arte di rendere tangibile la transitorietà. Il contrasto tra la durezza porosa del teschio e la flessibilità della carta o la morbidezza del panno liturgico è una meraviglia tecnica che delizia la vista ma riporta immediatamente la mente allo spirito.

Il libro chiuso, sormontato da un teschio, sussurra una verità senza tempo: la scienza umana, gli onori e persino le grandi opere intellettuali vengono stroncati dalla morte se non sono dedicati all’eternità. Eppure la penna e il calamaio, gli strumenti con cui Girolamo tradusse la Vulgata, restano pronti. Il lavoro umano, quando è dedicato al servizio della Verità, trascende la polvere.

Un messaggio positivo per l’uomo di oggi

In contrasto con la cultura contemporanea del rumore, dell’immediatezza e della fuga sistematica dal silenzio e dalla propria mortalità,  il San Girolamo di Pereda  si erge come un’oasi di serenità spirituale. La Chiesa della Controriforma proponeva la penitenza non come fine a se stessa, ma come via di purificazione necessaria per riscoprire la Bellezza originaria.

Pereda ci invita in un “barocco interiore”. La sua tavolozza di colori caldi, la vivacità delle sue texture e la squisita cura dei dettagli dimostrano che il pittore non disprezza il creato; al contrario, lo ama a tal punto da soffermarsi a ritrarlo con amorevole precisione. Ma ci insegna a guardarlo con la giusta distanza: il mondo è un viaggio, non una patria.

Uscendo dalla sala 018, la prospettiva dello spettatore cattolico si trasforma.  Il San Girolamo di Antonio de Pereda  cessa di essere un dipinto del passato e diventa una cronaca contemporanea dell’anima: un promemoria che, tra le lotte quotidiane e i compiti incompiuti, è sempre il momento giusto per fermarsi, ascoltare la chiamata dell’Onnipotente e lasciarsi avvolgere dalla calda luce della Sua misericordia.

Sonia Clara del Campo

Sonia Clara del Campo es historiadora del arte y teóloga. Se ha dedicado al estudio de la belleza como vía privilegiada de encuentro con Dios. Apasionada de la música sacra y el arte religioso, escribe desde la convicción de que la Iglesia ha sido la mayor protectora y promotora de las artes en la historia de la humanidad, y que hoy más que nunca necesitamos redescubrir ese tesoro espiritual y cultural.