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Isabel Orellana

Voci

06 Maggio, 2026

2 min

La banalizzazione della fede durante le celebrazioni religiose

Tra estetica e offesa: la preoccupante tendenza a trasformare la devozione mariana in una sfilata di moda

La banalizzazione della fede durante le celebrazioni religiose

La follia pervade quella parte della società che, purtroppo, non approfondisce la fede né ne ha un reale interesse, limitandosi a ostentarla e a reinterpretarla a seconda delle circostanze. L’ultimo esempio di ciò si può riscontrare al Meet Gala 2026.

Lo sfarzoso abito, presumibilmente ispirato alla Madonna di Fatima, è l’ennesimo affronto alla Madre di Dio, che incarna tutte le grazie di cui Egli l’ha adornata. Molti di noi la riconoscono come modello di virtù in un’ampia gamma di ambiti, poiché non le manca alcuna qualità. E tra queste, naturalmente, c’è la modestia. Come si può pretendere di onorarla con un indumento privo dell’eleganza che accompagna la decenza? Non lasciamoci ingannare. C’è una certa audacia – che non sono sicuro si possa confondere con ingenuità – nello scegliere di scioccare a una sfilata di moda a cui si partecipa con intenti evidenti: essere la più lodata per originalità e, come spesso dice la stampa scandalistica, la più abbagliante. Certo, quando è presente la bellezza naturale, è naturale che tutti gli occhi siano puntati su chi la possiede, come in questo caso.

Tuttavia, questo è irrispettoso. È un atteggiamento inappropriato, anche se viene abbracciato da giornalisti che, chiaramente ignari di ciò che dicono, lodano l’abito, definendolo un omaggio a Maria sotto quel particolare titolo.

In termini spirituali, la Vergine Maria non ci invita all’ostentazione, né alla ricerca di applausi o di riconoscimenti pubblici. Ci chiama al ritiro in noi stessi, alla meditazione su ciò che rappresenta e su ciò che, nel nome del suo divino Figlio, ripete con urgenza: che  dobbiamo pregare, che dobbiamo convertirci,  il che si traduce in un digiuno dalle nostre passioni. Solo così possiamo scongiurare una catastrofe di proporzioni imprevedibili in tutto il mondo. Sono appelli che ripete con insistenza da secoli a La Salette, Lourdes, in Ruanda, in Rue du Bac, a Laus e, naturalmente, a Fatima, così come a Garabandal e Guadalupe.

Non è mai il momento di banalizzare ciò che ci aspetta, soprattutto non in circostanze come quelle a cui assistiamo ovunque: immense sofferenze, guerre susseguirsi, la morte di decine di migliaia di innocenti, una povertà spaventosa… Insomma, il male regna sovrano. E noi, in quanto credenti, dovremmo forse voltare lo sguardo dall’altra parte? Credo che abbiamo il dovere di richiamare l’attenzione sull’indifferenza, lo spreco, la mancanza di generosità, il vuoto e la mediocrità che circondano queste celebrazioni sfarzose, che spiegano la superficialità e la frivolezza con cui vengono trattati eventi come quello che mi spinge a questa riflessione.

In breve, non ha nulla a che vedere con il fatto che qualcuno provi una particolare devozione per una specifica devozione mariana. Non mi addentrerò nel fatto che forse si tratta di qualcuno che non frequenta regolarmente la chiesa; non è compito mio. Ma la verità è che, affinché la devozione sia autentica, deve possedere caratteristiche interiori ed esteriori che non sceglierebbero una passerella per manifestarsi nel modo in cui si è manifestata. E soprattutto in questo mese di maggio, che la Chiesa dedica a Maria, faremmo bene a ricordarlo.

Isabel Orellana

Isabel Orellana Vilches Misionera idente. Doctora en Filosofía por la Universidad Autónoma de Barcelona con la tesis Realismo y progreso científico en la epistemología popperiana. Ha cursado estudios de teología en la Universidad Pontificia de Salamanca. Con amplia actividad docente desde 1986, ha publicado libros como: Realismo y progreso científico en la epistemología popperiana, Universitat Autònoma de Barcelona, 1993; El evangelio habla a los jóvenes, Atenas, Madrid, 1997; Qué es... LA TOLERANCIA, Paulinas, Madrid, 1999; Pedagogía del dolor. Ensayo antropológico, Palabra, Madrid, 1999; En colaboración con Enrique Rivera de Ventosa (†) OFM. Cap. San Francisco de Asís y Fernando Rielo: Convergencias. Respuestas desde la fe a los interrogantes del hombre de hoy, Universidad Pontificia, Salamanca, 2001; La "mirada" del cine. Recursos didácticos del séptimo arte. Librería Cervantes, Salamanca, 2001; Paradojas de la convivencia, San Pablo, Madrid, 2002; En la Universidad Técnica Particular de Loja, Ecuador, ha publicado: La confianza. El arte de amar, 2002; Educar para la responsabilidad, 2003; Apuntes de ética en Karl R. Popper, 2003; De soledades y comunicación, 2005; Yo educo; tú respondes, 2008; Humanismo y fe en un crisol de culturas, 2008; Repensar lo cotidiano, 2008; Convivir: un constante desafío, 2009; La lógica del amor, 2010; El dolor del amor. Apuntes sobre la enfermedad y el dolor en relación con la virtud heroica, el martirio y la vida santa. Seminario Diocesano de Málaga, 2006 y Universidad Técnica Particular de Loja, Ecuador (2007). Cuenta con numerosas colaboraciones en obras colectivas, así como relatos, cuentos, fábula y novela juvenil, además de artículos de temática científica, pedagógica y espiritual, que viene publicando en distintas revistas nacionales e internacionales. En 2012 culminó el santoral Llamados a ser santos y poco más tarde Epopeyas de amor prologado por mons. Fernando Sebastián. Es la biógrafa oficial del fundador de su familia espiritual, autora de Fernando Rielo Pardal. Fundador de los Misioneros Identes, Desclée de Brouwer, Bilbao, 2009. Culmina la biografía completa. Encargada del santoral de ZENIT desde 2012 a 2020 y ahora en Exaudi