La banalizzazione della fede durante le celebrazioni religiose
Tra estetica e offesa: la preoccupante tendenza a trasformare la devozione mariana in una sfilata di moda
La follia pervade quella parte della società che, purtroppo, non approfondisce la fede né ne ha un reale interesse, limitandosi a ostentarla e a reinterpretarla a seconda delle circostanze. L’ultimo esempio di ciò si può riscontrare al Meet Gala 2026.
Lo sfarzoso abito, presumibilmente ispirato alla Madonna di Fatima, è l’ennesimo affronto alla Madre di Dio, che incarna tutte le grazie di cui Egli l’ha adornata. Molti di noi la riconoscono come modello di virtù in un’ampia gamma di ambiti, poiché non le manca alcuna qualità. E tra queste, naturalmente, c’è la modestia. Come si può pretendere di onorarla con un indumento privo dell’eleganza che accompagna la decenza? Non lasciamoci ingannare. C’è una certa audacia – che non sono sicuro si possa confondere con ingenuità – nello scegliere di scioccare a una sfilata di moda a cui si partecipa con intenti evidenti: essere la più lodata per originalità e, come spesso dice la stampa scandalistica, la più abbagliante. Certo, quando è presente la bellezza naturale, è naturale che tutti gli occhi siano puntati su chi la possiede, come in questo caso.
Tuttavia, questo è irrispettoso. È un atteggiamento inappropriato, anche se viene abbracciato da giornalisti che, chiaramente ignari di ciò che dicono, lodano l’abito, definendolo un omaggio a Maria sotto quel particolare titolo.
In termini spirituali, la Vergine Maria non ci invita all’ostentazione, né alla ricerca di applausi o di riconoscimenti pubblici. Ci chiama al ritiro in noi stessi, alla meditazione su ciò che rappresenta e su ciò che, nel nome del suo divino Figlio, ripete con urgenza: che dobbiamo pregare, che dobbiamo convertirci, il che si traduce in un digiuno dalle nostre passioni. Solo così possiamo scongiurare una catastrofe di proporzioni imprevedibili in tutto il mondo. Sono appelli che ripete con insistenza da secoli a La Salette, Lourdes, in Ruanda, in Rue du Bac, a Laus e, naturalmente, a Fatima, così come a Garabandal e Guadalupe.
Non è mai il momento di banalizzare ciò che ci aspetta, soprattutto non in circostanze come quelle a cui assistiamo ovunque: immense sofferenze, guerre susseguirsi, la morte di decine di migliaia di innocenti, una povertà spaventosa… Insomma, il male regna sovrano. E noi, in quanto credenti, dovremmo forse voltare lo sguardo dall’altra parte? Credo che abbiamo il dovere di richiamare l’attenzione sull’indifferenza, lo spreco, la mancanza di generosità, il vuoto e la mediocrità che circondano queste celebrazioni sfarzose, che spiegano la superficialità e la frivolezza con cui vengono trattati eventi come quello che mi spinge a questa riflessione.
In breve, non ha nulla a che vedere con il fatto che qualcuno provi una particolare devozione per una specifica devozione mariana. Non mi addentrerò nel fatto che forse si tratta di qualcuno che non frequenta regolarmente la chiesa; non è compito mio. Ma la verità è che, affinché la devozione sia autentica, deve possedere caratteristiche interiori ed esteriori che non sceglierebbero una passerella per manifestarsi nel modo in cui si è manifestata. E soprattutto in questo mese di maggio, che la Chiesa dedica a Maria, faremmo bene a ricordarlo.
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