«Il vero dialogo non cerca di sconfiggere l’avversario, ma di salvarlo insieme a se stessi»
Durante il volo per Parigi, Papa Leone XIV ha avuto un profondo e sereno scambio con i giornalisti, illustrando i punti chiave della sua visita in Francia, l'urgenza di una pace fondata sulla fraternità e la sua visione dei conflitti internazionali che minacciano la coesistenza globale
«Buongiorno a tutti! Bonjour! Buongiorno!» Il saluto trilingue ha segnato l’inizio del tradizionale giro di dichiarazioni a bordo dell’aereo papale. Un’ora dopo il decollo dall’aeroporto di Roma-Fiumicino, diretto a Parigi, Leone XIV si è alzato dal suo posto, microfono in mano, per percorrere la fila degli circa ottanta giornalisti di dieci nazionalità diverse che lo accompagnavano nel suo quinto viaggio apostolico. Lontano dalla consueta formalità, il Papa ha ringraziato i media per la loro copertura e ha aperto un dialogo informale che ha incluso battute, autocritica e riflessioni internazionali.
Tra i primi temi affrontati c’è stato il progresso dell’intelligenza artificiale. In risposta al recente rallentamento tecnologico annunciato dalle principali aziende del settore, il Papa ha ironizzato: “Forse hanno iniziato a leggere la vostra enciclica?”. Ha spiegato che la commissione vaticana mantiene un dialogo costante con i leader del settore tecnologico, convinta che vi sia una reale apertura a far sì che l’IA agisca come strumento al servizio dell’umanità, anziché distruggerla.
Anche le attuali questioni geopolitiche e sociali hanno occupato un posto centrale. Il Papa ha rivolto un cenno di assenso alla stampa americana in seguito alle recenti tensioni politiche alla Casa Bianca, sottolineando la necessità di libertà di informazione ovunque. Parlando con i corrispondenti spagnoli, ha ricordato con preoccupazione la crisi migratoria vissuta la scorsa estate a Ceuta, definendola formalmente una “crisi umanitaria” dalle radici profonde che richiede soluzioni strutturali. Ha colto l’occasione anche per scusarsi per un inconveniente logistico, al di fuori del suo controllo, che ha impedito ad alcuni membri della stampa di tornare con lui durante il suo precedente viaggio in Spagna.
Il tono della conversazione oscillava tra la gravità dei conflitti globali e sprazzi di umorismo molto personale. Quando un giornalista vaticano gli chiese direttamente se si sentisse felice e se riuscisse a sopportare il peso della Chiesa, il Santo Padre dissipò ogni dubbio con un sorriso: “Sì, lo sono, sono felice nonostante le difficoltà… Ma perché mi vedete triste? A volte il peso si fa sentire un po’ di più, ma Dio è grande!”. Smentì persino le voci sull’utilizzo di app per cellulari per ripassare il francese in vista del tour: “Duolingo? No, no, non lo uso più. Sono fake news!”.
Il viaggio a un’altitudine di 10.000 metri è stato anche l’occasione per consegnare doni significativi. I giornalisti francesi gli hanno donato il libro “Cher Pape León” , una raccolta di lettere di 340 lettori che esprimono le loro preoccupazioni sul clima, le elezioni del 2027 e la polarizzazione. Dal Venezuela è giunto un altro reportage fotografico e letterario sulle conseguenze dei recenti terremoti, consegnato dalla fotoreporter Lola Gómez. Infine, il corrispondente spagnolo gli ha donato una croce realizzata con legno di quercia carbonizzato e ceneri recuperate dagli incendi boschivi di Getafe, davanti alla quale il Papa ha pregato e ha invocato una maggiore responsabilità nella cura della nostra casa comune.
Dopo le risate e lo scambio di doni, Leone XIV ha ricordato lo scopo ultimo del suo viaggio in Francia: “Viaggio come seguace di Gesù Cristo per annunciare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo”. Un messaggio che ha già iniziato a mettere radici ancor prima del suo arrivo a Parigi.
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