17 Giugno, 2026

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Il tesoro nascosto nelle rughe: Leone XIV smonta il mito della vecchiaia come fardello

Il Papa pubblica il suo messaggio per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, offrendo un potente messaggio di resistenza contro la solitudine delle case di riposo e le sfide della malattia: "Non abbiate paura della fragilità"

Il tesoro nascosto nelle rughe: Leone XIV smonta il mito della vecchiaia come fardello

Un velo invisibile avvolge oggi la vita di milioni di anziani, offuscandone i volti e riducendo troppo spesso la loro identità a un numero di letto o al nome di una patologia in una cartella clinica. In risposta a questa inerzia, Papa Leone XIV ha alzato la voce con un messaggio diretto e sentito, privo di retorica compiacente, pubblicato il 15 giugno in vista della sesta Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si celebrerà il 26 luglio.

Sotto il motto biblico  «Non ti dimenticherò mai»  (Is 49,15), il Pontefice firma una lettera che non cerca facili applausi, ma piuttosto scuote le coscienze di una società che, guidata da un’economia concentrata esclusivamente sul profitto materiale, tende a indebolire i legami familiari e a guardare ai suoi membri più anziani con il pregiudizio di considerarli un peso.

La controffensiva contro la cultura dell’anonimato

Il testo papale non si sottrae alle realtà più dure del panorama globale contemporaneo. Leone XIV riconosce apertamente la sofferenza degli anziani abbandonati dai figli costretti a emigrare o, negli scenari più drammatici, a combattere in prima linea in guerra. È lì, nella casa dove regna la solitudine più assoluta o nei reparti ospedalieri, che il Papa propone che il messaggio divino agisca come diritto di giustizia contro l’anonimato.

«Per mezzo del profeta Isaia, il Signore promette che non dimenticherà mai nessuno di noi», ha ricordato il Papa, definendo queste parole come la risposta definitiva all’angosciante sentimento di abbandono che spesso turba il cuore umano quando si giunge alla fase finale della vita.

La rivoluzione della vulnerabilità: “Non abbiate paura!”

Uno dei punti di svolta più significativi del documento è la ridefinizione della fragilità fisica. Lungi dal proporre una rassegnazione passiva, Leone XIV rivolge un messaggio chiaro agli anziani: «Non abbiate paura della fragilità!». Per il Papa, l’ultima fase della vita è il contesto ideale per scoprire la tenerezza di Dio e un momento di grazia per iniziare o riprendere una profonda vita spirituale. La vecchiaia, con tutti i suoi limiti, racchiude «una nuova potenzialità che illumina anche le altre fasi della vita».

In questo senso, il Papa ridefinisce il ruolo dei nonni non come destinatari passivi di aiuto, ma come pilastro attivo e indispensabile. In un contesto internazionale frammentato dalla guerra e dalla violenza sociale, affida loro il compito prioritario della preghiera costante per la pace mondiale, ringraziandoli espressamente per il sostegno quotidiano che offrono attraverso la recita del Santo Rosario.

Un mandato urgente per i giovani: tornare alle nostre radici

Il messaggio si conclude con una richiesta che è al tempo stesso una sfida per le nuove generazioni. Il Papa chiede che il 26 luglio non sia solo una commemorazione istituzionale, ma serva piuttosto da incentivo per i giovani a far rivivere la “bella abitudine” di visitare i propri nonni e tutti quegli anziani che non ricevono affetto da nessuno.

La proposta è chiara: trasformare astratte parole di consolazione in un incontro reale, tenero e affettuoso che restituisca la dignità rubata dall’oblio. Con questo appello, Leone XIV ci invita a riscoprire che, a prescindere dal logorio degli anni o dalla perdita di forze, in ogni fase della vita è sempre possibile ritrovarsi figli e figlie di Dio all’interno di una Chiesa chiamata ad agire, prima di tutto, come madre di tutti.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
PER LA VI GIORNATA MONDIALE DEI NONNI E DEGLI ANZIANI

[Festa dei Santi Gioacchino ed Anna, 26 luglio 2026]

 

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Io invece non ti dimenticherò mai (Is 49,15)

Cari fratelli e sorelle,

per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticherà mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani (cfr Is 49,16) e che il suo amore è più grande di quello di una madre per suo figlio (cfr Is 49,15). Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno e al popolo stesso dandogli del “tu”. Anche oggi possiamo leggere queste parole riferite a ciascuno di noi, e ognuno può sentire quel “Non ti dimenticherò mai” rivolto a sé.

Sono parole che riempiono di consolazione e di fiducia. Esse sono la risposta a un angoscioso sentimento che agita il cuore: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato» (Is 49,14). Quante volte nella Sacra Scrittura, in particolare nei Salmi, la preghiera nasce dallo smarrimento di chi ha l’impressione che la propria vita non rivesta interesse per nessuno e venga trascurata! La dolorosa sensazione di essere dimenticati accomuna purtroppo molte persone, e tra queste non poche sono anziane.

L’amore di Dio, che invece non dimentica nessuno, si offre come atto di giustizia e risposta all’anonimato, nel quale troppo spesso la vita umana finisce per smarrirsi. Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. È quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia.

La celebrazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani è un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio. Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profeta “Io invece non ti dimenticherò mai” prendano la forma di un tenero e affettuoso incontro. «In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 239).

La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli più anziani, sa bene che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso; è consapevole che un’economia incentrata sul profitto indebolisce i legami familiari; sa che molti anziani vengono lasciati dai figli costretti a migrare o, in alcuni casi, a combattere in guerra. Per ognuno di questi motivi, è lieta di annunciare la promessa del Signore: “Io invece non ti dimenticherò mai!”.

È dolce, ad ogni età, ma specialmente quando non si è più giovani, scoprire, come disse il Beato Giovanni Paolo I, che siamo destinatari «da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre» (Angelus, 10 settembre 1978). Anche se non viene spontaneo pensare così, la verità è che nemmeno da vecchi cessiamo di essere figli e figlie, e perciò resta valido, ogni giorno, l’invito a tornare tra le braccia di Dio, il cui amore è paterno e materno insieme.

La scoperta della tenerezza di Dio, per molti, avviene nel corso dell’esistenza, talvolta proprio nell’ultimo tratto della vita. Sempre più spesso, infatti, a differenza del passato, è possibile diventare anziani senza aver avuto una reale esperienza di fede. L’età avanzata, in questo caso, a partire dalle domande che in questa stagione della vita con più urgenza ci si pone, può divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale. In questo nuovo cammino si può riconoscere che Dio, come dice Sant’Agostino, «è madre perché riscalda, perché nutre, perché allatta, perché custodisce» (Commento al Salmo 26, II, 18). È una consapevolezza che aiuta a non provare vergogna della fragilità che emerge e anche a comprendere che tutti, sempre, siamo bisognosi gli uni degli altri e mendicanti di attenzione e di cura. A Dio, che si fa prossimo e che impariamo a riconoscere nella sua tenerezza, possiamo ora rivolgerci con fiducia filiale nella preghiera. Non è mai troppo tardi per iniziare a rivolgersi a Lui. Può essere un grande dono per tutti.

Cari anziani e anziane, Papa Francesco parlava di voi come di un “nuovo popolo” (Catechesi, 23 febbraio 2022), in quanto il numero di persone avanti con l’età non è mai stato così alto nella storia umana. È allora quanto mai importante con voi, “nuovo popolo”, riflettere su quale possa essere la nostra vocazione quando la fragilità, compagna dell’uomo fin dalla nascita, sembra prendere il sopravvento. Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità! Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita. Infatti, quando è accettata e riconosciuta, la fragilità «apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera» (Incontro con la comunità algerina, Basilica di Nostra Signora d’Africa, Algeri, 13 aprile 2026).

È così che possiamo vivere da cristiani il tempo della vecchiaia: “fragili” ma allo stesso tempo “chiamati”. Un uomo e una donna possono, infatti, rinascere da vecchi (cfr. Gv 3,4- 6) ed esclamare, con il profeta: «Nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la nostra forza» (Is 30,15). Una forza che può diventare invito a non ricorrere alle vie dell’arroganza e della potenza per garantire la convivenza umana, ma alle vie della riconciliazione e della pace vera. In questo tempo, segnato in maniera così dura dalla violenza bellica e sociale, molti si interrogano su come sarà il mondo nel quale cresceranno i propri nipoti. Vi esorto, carissimi, ad unirvi a me nel pregare con insistenza perché giunga presto la pace nel mondo intero.

Sorelle e fratelli anziani, vi ringrazio perché mi sostenete ogni giorno con le vostre preghiere, specialmente quando recitate il santo Rosario. Ricambio di cuore e vi lascio questo augurio: il Signore ci rinnovi sempre nella fede, nella speranza e nella carità, Lui che mai si dimentica di noi!

Dal Vaticano, 15 giugno 2026

LEONE PP. XIV

 

Exaudi Redazione

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