20 Settembre, 2026

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Il pericolo dell’abdicazione: perché il Papa mette in guardia contro la delega della coscienza agli algoritmi

Udienza generale: nella sua ultima catechesi sulla Costituzione Gaudium et Spes, il Pontefice ha sottolineato i rischi che la tecnologia sostituisca il discernimento umano nella costruzione di una comunità autentica

Il pericolo dell’abdicazione: perché il Papa mette in guardia contro la delega della coscienza agli algoritmi

L’accelerazione tecnologica e la digitalizzazione della vita quotidiana hanno trasformato profondamente i contorni della convivenza globale. Lungi dall’essere semplici strumenti neutri, l’inarrestabile ascesa dei media, dei social network e dei sistemi di intelligenza artificiale sta costantemente rimodellando il modo in cui i cittadini si connettono, si informano e partecipano al dibattito in tutto il mondo.

Tuttavia, questo scenario solleva interrogativi cruciali sulla direzione della società e sulla solidità delle relazioni interpersonali. Durante la sua recente catechesi in Vaticano, il Papa ha sottolineato l’urgente necessità di preservare la profondità degli incontri reali di fronte alla crescente proliferazione di interazioni virtuali e impersonali che minacciano di svuotare di significato le nostre relazioni.

Uno degli aspetti più significativi della riflessione papale risiede nel chiaro monito sull’uso della tecnologia moderna. Il Papa ha sottolineato inequivocabilmente il rischio latente di abituarsi a delegare agli algoritmi quelle decisioni cruciali che spettano in via esclusiva alla coscienza umana, ricordandoci che nessun sistema automatizzato può sostituire la responsabilità morale dei singoli.

Questa prospettiva affonda le sue radici nella perenne attualità dei grandi insegnamenti del Concilio Vaticano II, in particolare per quanto riguarda la costruzione della comunità umana. Il documento pastorale ci ricorda che lo sviluppo della società e la crescita integrale della persona sono dimensioni assolutamente inseparabili e che ogni struttura istituzionale deve sempre avere l’essere umano come soggetto, principio e fine ultimo.

Allo stesso modo, le differenze culturali, sociali o etniche tra i vari popoli del pianeta non dovrebbero essere interpretate in alcun caso come una minaccia alla stabilità. Al contrario, la diversità umana rappresenta un potenziale di arricchimento reciproco che esige di essere vissuto con reciprocità, comprensione e cura reciproca, di fronte all’inerzia di una globalizzazione disumanizzante.

Di fronte al confronto e al conflitto, che spesso degenerano in violenza, il messaggio sottolinea l’urgente necessità di sradicare ogni forma di discriminazione fondamentale e di adoperarsi attivamente per la giustizia sociale. Questo impegno condiviso richiede pertanto un discernimento costante e responsabile, affinché il futuro di tutta l’umanità dipenda dallo sforzo collettivo per costruire un mondo veramente più umano.

Testo integrale dell’udienza:

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 16 settembre 2026

 

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I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10). 3. La comunità umana (GS, 23-32)

 

Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!   

Dedicando il secondo capitolo alla “comunità umana”, la Costituzione Gaudium et spes (GS) invita a considerare il «moltiplicarsi delle relazioni tra gli uomini» come «uno degli aspetti più importanti del mondo d’oggi» (n. 23). Questa realtà necessita però di trovare il suo compimento «più profondamente nella comunità delle persone», per la quale è indispensabile «un reciproco rispetto della loro piena dignità spirituale» (ibid.).

Sono affermazioni che, ai nostri giorni, vedono accresciuta la loro urgenza. Da una parte, infatti, lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze; dall’altra, le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana. Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale è, a tale riguardo, il contributo che la comunità cristiana si propone di offrire.

Il Concilio invita ad attingere criteri e forza dal progetto creatore di Dio, il quale ha voluto che «tutti gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli»; per questo «l’amore di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento», che in Cristo ha avuto la sua piena rivelazione e la sua compiuta attuazione (cfr GS, 24).

Il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della società vanno considerati tra loro come strettamente interdipendenti: contrapporli o separarli significherebbe vanificarli. La storia, anche più recente, conferma questa verità in maniera chiara e, perciò, non bisogna stancarsi di ribadire con i Padri del Vaticano II che «la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali» (GS, 25).

In questa prospettiva, Gaudium et spes afferma che la diversità delle persone e dei popoli nel mondo non va considerata come un pericolo o una minaccia, ma come potenzialità di arricchimento e di crescita. La contrapposizione, che a volte degenera in violenza, è un frutto del potere del peccato e di come esso condiziona le mentalità e le azioni, a tutti i livelli, causando distruzione e morte. Occorre aprirsi sempre più alla logica della reciprocità, della condivisione e della cura, come accade anche tra le diverse membra del corpo umano (cfr 1Cor 12,21-25).

In questo punto, la Costituzione pastorale offre anche una sintetica definizione di “bene comune”, ricordando che esso consiste nell’«insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» (GS, 26).  Nello stesso tempo, riconoscendo l’interdipendenza fra i popoli, essa afferma che «ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell’intera famiglia umana» (GS, 26).

A partire da questa impostazione, i Padri conciliari indicano poi alcune «conseguenze pratiche di maggiore urgenza» (GS, 27). Anzitutto, il rispetto della persona umana. Dice Gaudium et spes: «Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose» (ibid.).

Seconda conseguenza: il rispetto e l’amore anche per gli avversari o per quanti hanno modi di pensare e di agire diversi dai propri (cfr GS, 28).

In terzo luogo: la fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini che esige giustizia sociale. Dice il Documento: «Ogni genere di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio» (GS, 29).

Infine, i Padri conciliari esortano a superare la mentalità individualistica e ad assumere un atteggiamento di responsabilità e partecipazione (cfr GS, 30-31).

Cari fratelli e sorelle, questa visione dell’umanità come “comunità di persone” è una consegna preziosa che il Concilio Vaticano II ci ha lasciato. Essa aiuta tutti noi a compiere un discernimento personale e comunitario, per valutare con responsabilità i progetti sociali e politici di oggi, in base ai criteri della dignità della persona umana, della giustizia sociale e della libera partecipazione alla costruzione del bene comune. Perché il futuro dell’umanità dipende dall’impegno di ciascuno per collaborare con Dio e con i fratelli a costruire un mondo più umano (cfr GS, 30).

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Saluti

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, specialmente ai sacerdoti del Pontificio Collegio Messicano e ai Seminaristi del Pontificio Collegio Urbano “de Propaganda Fide”: nel formulare i migliori auguri per i vostri studi, vi assicuro il ricordo nella preghiera. Saluto, poi, i Religiosi dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, incoraggiandoli nella sequela di Cristo e nel servizio alle persone più fragili; i fedeli della Parrocchia Santissima Annunziata in Buonabitacolo, venuti per far benedire la Statua della Madonna del Carmine, auspicando per ciascuno una rinnovata devozione verso la Madre di Dio; i partecipanti al Corso per l’assistenza farmaceutica, esortando a integrare competenza scientifica, prossimità e visione integrale della persona umana.

Accolgo con affetto i Cappellani delle carceri italiane, accompagnati dal direttore generale don Raffaele Grimaldi. Carissimi, vi esprimo la mia viva riconoscenza per il vostro importante apostolato in questi luoghi di umana sofferenza: siate sempre presenza viva del Vangelo e della speranza cristiana. In particolare, sono grato all’Ispettorato Generale dei Cappellani e a tutti voi, per la preziosa collaborazione, che rendete a me e alla Segreteria di Stato, nel soccorrere spiritualmente le esistenze travagliate di tanti fratelli e sorelle detenuti che scrivono al Papa per raccontare i loro drammi e le loro ferite.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Nei giorni scorsi, la liturgia ci ha fatto meditare sul mistero della Croce e sui dolori della Madre del Signore. La croce di Cristo e l’esempio della Vergine Addolorata, illuminino la vostra esistenza, cari giovani; vi sostengano nelle prove quotidiane, cari ammalati; e siano di stimolo per voi, cari sposi novelli, ad un’esistenza familiare coerente con i principi evangelici.

A tutti la mia Benedizione.

Exaudi Redazione

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