05 Maggio, 2026

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Il Pastore che profuma del popolo: Leone XIV consacra i nuovi custodi della fede a Roma

In una commovente cerimonia nella Basilica di San Pietro, il Papa ha ordinato i nuovi vescovi ausiliari, ricordando loro che il servizio episcopale non è un onore, ma un fardello di amore e dedizione

Il Pastore che profuma del popolo: Leone XIV consacra i nuovi custodi della fede a Roma

Nel pomeriggio del 2 maggio, la Basilica di San Pietro era pervasa da solennità e speranza. Sotto l’imponente cupola di Michelangelo, Papa Leone XIV presiedette la Santa Messa di ordinazione episcopale per i nuovi vescovi ausiliari che collaboreranno all’opera pastorale della diocesi di Roma.

La cerimonia, intrisa di simbolismo antico, ha segnato una tappa fondamentale del pontificato di Leone XIV, che fin dalla sua elezione ha sottolineato la necessità di una Chiesa che prosegua il cammino e sia vicina alle periferie più remote. Durante il rito, i sacerdoti eletti, prostrati a terra mentre venivano cantate le Litanie dei Santi, simboleggiavano la totale dedizione della loro vita al servizio di Dio e dei fedeli.

Nel suo discorso, il Santo Padre ha sottolineato che l’episcopato è il nome di un servizio, non di un onore. «Il vescovo deve sforzarsi più di servire che di dominare», ha affermato il Pontefice, rivolgendo lo sguardo direttamente ai nuovi vescovi. L’imposizione delle mani e la presentazione del Vangelo, dell’anello, della mitra e del pastorale hanno suggellato un impegno che, secondo le parole di Leone XIV, mira a rafforzare l’unità della Chiesa in tempi di grandi sfide globali.

L’atmosfera di preghiera si è estesa alle migliaia di fedeli presenti, che hanno accolto con gioia i loro nuovi pastori, chiamati a essere ponti di riconciliazione e fari di speranza nella Città Eterna.

SANTA MESSA CON ORDINAZIONI EPISCOPALI

OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di San Giovanni in Laterano
Sabato, 2 maggio 2026

 

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Cari fratelli e sorelle,

stringendoci a Cristo, diventiamo una casa solida e accogliente: questa è la gioia che sperimentiamo soprattutto nel tempo pasquale, e in modo particolare oggi celebrando l’Ordinazione di quattro nuovi Vescovi Ausiliari della Diocesi di Roma.

Questa Chiesa ha una singolare vocazione all’universalità e alla carità grazie al suo peculiare legame con Cristo, risorto e vivo, fondamento dell’edificio spirituale di pietre vive che è il popolo santo di Dio. Avvicinarsi a Cristo è così avvicinarci gli uni agli altri e crescere insieme nell’unità: ecco il Mistero che ci coinvolge e trasforma dal di dentro anche la città. A servizio del suo dinamismo, portato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo, i nostri fratelli Andrea, Stefano, Marco e Alessandro vengono ordinati all’episcopato. È una festa di popolo, perché essi vengono da questo popolo e dal presbiterio che con amore se ne prende cura.

La nostra Comunità diocesana si raccoglie oggi nell’invocazione dello Spirito Santo, che ungerà i nuovi Vescovi, perché siano pienamente consacrati al servizio del Vangelo di Cristo. Egli è la pietra scartata che, «scelta da Dio», è «divenuta pietra angolare» (1Pt 2,4.7; cfr Sal 118,22).

Ai primi cristiani questa metafora, tanto familiare perché presente in un salmo, dovette sembrare particolarmente rivelativa. Il Messia Gesù era stato scartato non solo perché non riconosciuto quale Figlio di Dio, ma, prima ancora, per aver assunto la condizione creaturale, compresa come indegna di Dio. Fedele a questa via di amore misericordioso, Egli andava a cercare le pecore scartate, si sedeva a tavola con loro, disarmava le mani e i cuori che volevano lapidarle. In questo modo, come dice il Vangelo proclamato in questa Liturgia, il Figlio ha mostrato il volto del Padre: in Lui si compiono le sue opere. «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?» (Gv 14,8-9).

Chiesa che vivi a Roma, la pietra scartata è il cuore dell’annuncio messianico, di fronte a coloro che la società scartava e continua a scartare. È il cuore del nostro annuncio, della nostra missione. Abbiamo visto il Santo toccare l’impuro, il Giusto perdonare i peccatori, la Vita guarire i malati, il Maestro lavare i piedi sporchi e stanchi dei suoi discepoli.

In questa città, capitale del grande impero, la pietra scartata diventò il vessillo di una nuova speranza, quella del Regno di Dio, così come prospettano le Beatitudini e canta il Magnificat. Capovolgendo la logica del dominio, quella di chi persegue l’insensata ambizione di determinare l’architettura della Terra, avviene in Cristo che gli scarti ritrovino la loro dignità e si sentano eletti per il Regno di Dio. «Se no – dice Gesù ai suoi discepoli – vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,2-3).

Sorelle e fratelli carissimi, ecco perché, fino ad oggi, si diventa pietre scartate dagli uomini e scelte da Dio: quando con la vita e la parola ci si oppone ai progetti che schiacciano i deboli, non rispettano la dignità di ogni persona, si servono dei conflitti per selezionare i più forti, mentre trascurano chi resta indietro, chi non ce la fa, considerando chi soccombe come spazzatura della storia. Gesù ha camminato in mezzo a noi da profeta disarmato e disarmante, e quando è stato scartato non ha cambiato stile.

Ed ora mi rivolgo a voi, carissimi fratelli che da oggi sarete Vescovi Ausiliari di questa Chiesa, la cui cura ho ricevuto in dono; a voi che, con il Cardinale Vicario, potrete aiutarmi ad essere riflesso del Buon Pastore per il popolo romano e a presiedere alla carità di tutto il popolo santo di Dio sparso sulla terra.

Vi incoraggio a raggiungere le pietre scartate di questa città e di annunciare loro che in Cristo, nostra pietra angolare, nessuno è escluso dal diventare parte attiva dell’edificio santo che è la Chiesa e della fratellanza fra gli esseri umani. Riverbera in questa immagine l’appello dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco: essere una Chiesa “ospedale da campo”, essere pastori di strada, avere nel cuore le periferie materiali ed esistenziali. Da presbiteri, voi avete accolto questo invito, insieme alle comunità parrocchiali che avete accompagnato. Ora viene una nuova chiamata, una ulteriore vocazione, che ha sempre lo stesso cuore: nessuno, proprio nessuno deve pensarsi come scartato da Dio, e voi sarete araldi di questa bella notizia che è al centro del Vangelo.

Lasciate agire in voi lo Spirito di profezia: non accomodatevi nei privilegi che la vostra condizione potrebbe offrirvi, non seguite la logica mondana dei primi posti, siate testimoni di Cristo che è venuto non per essere servito ma per servire (cfr Mc 10,45). Sarete profeti nel vostro ministero, se sarete uomini di pace e di unità, componendo, con fili di grazia e misericordia, gli spazi larghi e popolosi di questa Diocesi, armonizzando le differenze, accogliendo, ascoltando, perdonando.

Non fatevi cercare, fatevi trovare. E fate in modo che i presbiteri, i diaconi, le religiose e i religiosi, le laiche e i laici impegnati nell’apostolato non si sentano mai soli. Aiutateli a rianimare la speranza nei loro diversi ministeri e a sentirsi parte di una stessa missione. Sappiate sempre, instancabilmente, motivare le persone e le comunità, richiamando con semplicità alla bellezza del Vangelo.

I poveri di Roma, i pellegrini, i visitatori che qui giungono da ogni parte del mondo, possano trovare negli abitanti di questa città, nelle sue istituzioni, nei suoi pastori quella maternità che è il volto autentico della Chiesa. La Salus Populi Romani, Madre della nostra fiducia, ci guidi e ci custodisca sempre lungo il cammino.

Exaudi Redazione

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