16 Aprile, 2026

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Il Papa sottolinea il lavoro silenzioso di migliaia di persone che hanno reso possibile il Giubileo della Speranza

Saluto del Papa ai collaboratori e ai volontari del Giubileo

Il Papa sottolinea il lavoro silenzioso di migliaia di persone che hanno reso possibile il Giubileo della Speranza

Con un commosso messaggio di gratitudine e uno sguardo al futuro, Papa Leone XIV ha ricevuto i rappresentanti delle istituzioni civili ed ecclesiastiche che hanno reso possibile il Giubileo della Speranza, sottolineando il lavoro silenzioso di migliaia di persone e ricordando loro che la speranza cristiana rimane una responsabilità condivisa, soprattutto verso le nuove generazioni.

Di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti durante l’incontro:

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Saluto del Papa

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI RAPPRESENTANTI DEGLI ENTI
CHE HANNO COLLABORATO PER IL GIUBILEO

Aula Paolo VI
Sabato, 10 gennaio 2026

 

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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!

[Saluto mons. Fisichella]

 

Cari fratelli e sorelle, benvenuti!

“Quanto bene c’è nel mondo!”. Prendo queste parole di Sua Eccellenza Mons. Fisichella, perché voi ne siete la prova: quanto c’è nel mondo! Grazie! Grazie davvero!

Saluto Sua Eccellenza Mons. Rino Fisichella, le Autorità presenti e i Rappresentanti degli Enti civili ed ecclesiastici che in diversi modi hanno contribuito allo svolgimento del Giubileo della speranza, conclusosi quattro giorni fa. Una menzione particolare va al Governo della Repubblica Italiana, al Commissario Governativo, al Comune di Roma – in particolare al Signor Sindaco e alla sua struttura organizzativa –, e alla Regione Lazio; come pure alle Forze di Sicurezza, alla Prefettura, che ne ha coordinato il lavoro, alla Protezione Civile e alle numerose Associazioni di volontariato, e all’Agenzia “Giubileo 2000”. Speciale gratitudine esprimo al Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, e agli altri Dicasteri coinvolti, alla Gendarmeria Vaticana, al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, alla Prefettura della Casa Pontificia, alle diverse Commissioni – pastorale, culturale, della comunicazione, ecumenica, tecnica, economica –, ai Sacerdoti Confessori, ai rappresentanti delle Diocesi e delle Conferenze Episcopali, agli esperti di varie categorie intervenuti per i singoli eventi e ai cinquemila “Volontari del Giubileo”, di ogni età e provenienza.

A tutti voi esprimo la mia sentita riconoscenza per quanto operato, sia nelle impegnative fasi preparatorie che nel corso di tutto l’Anno giubilare. Avete dato un apporto multiforme, spesso nascosto, sempre impegnativo e carico di responsabilità, grazie al quale oltre trenta milioni di pellegrini hanno potuto compiere il cammino giubilare e partecipare alle celebrazioni e agli eventi, in un clima di festa e al tempo stesso di compostezza, raccoglimento, ordine e organizzazione. Grazie a voi Roma ha offerto a tutti il suo volto di casa accogliente, di comunità aperta, gioviale e al tempo stesso discreta e rispettosa, aiutando ciascuno a vivere con frutto questo grande momento di fede.

La visita alle tombe di Pietro e Paolo, degli altri Apostoli e dei Martiri, il cammino verso la Porta Santa, l’esperienza del perdono e della misericordia di Dio, sono stati per tante persone momenti di incontro fecondo con il Signore Gesù, in cui toccare con mano che «la speranza non delude» (Rm 5,5), perché Egli vive e cammina in noi e con noi – nei momenti salienti dell’esistenza come nell’ordinarietà di ogni giorno –, e perché con Lui possiamo arrivare alla meta. Sant’Agostino scrive, in proposito, che «la speranza è necessaria nella situazione di pellegrini […]. Il viandante, infatti – dice –, quando si affatica nel cammino sopporta la stanchezza appunto perché spera di raggiungere la mèta. Strappagli la speranza di giungere e immediatamente crollano le possibilità di andare avanti» (Sermo 158, 8). Con il vostro lavoro voi avete aiutato molti a trovare e ritrovare speranza, e a riprendere il viaggio della vita con fede rinnovata e propositi di carità (cfr 1Ts 1,2-3).

Vorrei richiamare, in particolare, la presenza a Roma, in occasione del Giubileo, di tanti giovani e adolescenti di ogni nazione. È stato bello toccare con mano il loro entusiasmo, essere testimoni della loro gioia, vedere la serietà con cui hanno pregato, meditato e celebrato, osservarli, così numerosi e diversi tra loro, eppure uniti, ordinati (anche grazie al vostro servizio!), desiderosi di conoscersi e di vivere insieme momenti di grazia, di fraternità, di pace. Riflettiamo su ciò che ci hanno mostrato. Tutti, a vari livelli, siamo responsabili del loro futuro, in cui c’è il futuro del mondo. Chiediamoci, allora, alla luce di ciò che abbiamo visto: di che cosa hanno realmente bisogno? Cosa li aiuta davvero a maturare e a dare il meglio di sé? Dove possono trovare risposte vere alle domande più profonde che portano nel cuore? I giovani hanno bisogno di modelli sani, che li indirizzino al bene, all’amore, alla santità, come ci hanno mostrato le figure di San Carlo Acutis e di San Piergiorgio Frassati, canonizzati lo scorso settembre. Teniamo davanti a noi i loro occhi limpidi e vivi, pieni di energia e al tempo stesso tanto fragili: ci potranno essere di grande aiuto per discernere con saggezza e prudenza nelle gravi responsabilità che ci attendono nei loro confronti.

Nella Bolla di indizione dell’Anno SantoPapa Francesco concludeva il suo forte richiamo alla speranza dicendo: «Lasciamoci fin d’ora attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano. Possa la nostra vita dire loro: “Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore” (Sal 27,14)» (Spes non confundit, 25). Sia questo il mandato che portiamo con noi, come continuazione feconda del lavoro compiuto, perché i molti semi di bene che, anche grazie al vostro aiuto, il Signore, nei mesi scorsi, ha posto in tanti cuori, possano crescere e svilupparsi.

Al termine di questo incontro, sono contento di poter donare ad ognuno di voi, come piccolo segno di riconoscenza, il Crocifisso del Giubileo: una miniatura della croce con il Cristo glorioso che ha accompagnato i pellegrini. Vi resti come ricordo di questa esperienza di collaborazione. E allora vi benedico e vi auguro ogni bene per questo nuovo anno. Grazie!

Exaudi Redazione

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