24 Aprile, 2026

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Il Papa: Non si può servire Dio e il denaro

Omelia nella Chiesa di Sant'Anna

Il Papa: Non si può servire Dio e il denaro

Alle ore 10:00 di questa mattina, XXV domenica del Tempo Ordinario, nella Chiesa di Sant’Anna, in Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha celebrato la Santa Messa.

Nell’omelia, ha ammonito che non si può servire Dio e la ricchezza, e ha invitato i fedeli a scegliere uno stile di vita incentrato sulla fiducia, la fraternità e il bene comune.

Di seguito l’omelia pronunciata dal Papa dopo la proclamazione del Vangelo:

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Omelia del Papa

SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE NELLA SANTA MESSA
NELLA CHIESA DI SANT’ANNA IN VATICANO

Parrocchia di Sant’Anna in Vaticano
Domenica, 21 settembre 2025

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Cari fratelli e sorelle,

sono particolarmente lieto di presiedere questa Eucaristia nella parrocchia pontificia di Sant’Anna. Saluto con gratitudine i religiosi agostiniani che svolgono qui il loro servizio, in particolare il parroco, p. Mario Millardi, come pure il nuovo Priore Generale dell’Ordine, che è qui con noi oggi, padre Joseph Farrell; e voglio salutare anche il padre Gioele Schiavella, che ha compiuto poco tempo fa l’età venerabile dei centotre anni.

Questa chiesa sorge in una posizione speciale, che è anche una chiave per il ministero pastorale che vi si svolge: siamo infatti, per così dire, “sul confine”, e davanti a S. Anna transitano quasi tutti coloro che entrano ed escono dalla Città del Vaticano. C’è chi passa per lavoro, chi come ospite o pellegrino, chi di fretta, chi con trepidazione o serenità. Possa ciascuno sperimentare che qui ci sono porte e cuori aperti alla preghiera, all’ascolto, e alla carità!

A proposito, il Vangelo che è stato appena proclamato ci provoca a esaminare con attenzione il nostro legame con il Signore e, quindi, fra di noi. Gesù pone un’alternativa nettissima tra Dio e la ricchezza, chiedendoci di prendere una chiara e coerente posizione. «Nessun servitore può servire due padroni», perciò «non potete servire Dio e la ricchezza» (cfr Lc 16,13). Non si tratta di una scelta contingente, come tante altre, né di una opzione rivedibile nel corso del tempo, a seconda delle situazioni. Occorre decidere un vero e proprio stile di vita. Si tratta di scegliere dove porre il nostro cuore, di chiarire chi sinceramente amiamo, chi serviamo con dedizione e qual è davvero il nostro bene.

Ecco perché Gesù contrappone proprio la ricchezza a Dio: il Signore parla così perché sa che siamo creature indigenti, che la nostra vita è piena di bisogni. Sin da quando nasciamo, poveri, nudi, abbiamo tutti bisogno di cure e affetti, di una casa, del cibo, del vestito. La sete di ricchezza rischia di prendere il posto di Dio nel nostro cuore, quando riteniamo che sia essa a salvare la nostra vita, come pensa l’amministratore disonesto della parabola (cfr Lc 16,3-7). La tentazione è questa: pensare che senza Dio potremmo comunque vivere bene, mentre senza ricchezza saremmo tristi e afflitti da mille necessità. Davanti alla prova del bisogno ci sentiamo minacciati, ma invece di chiedere aiuto con fiducia e di condividere con fraternità, siamo portati a calcolare, ad accumulare, diventando sospettosi e diffidenti verso gli altri.

Questi pensieri trasformano il prossimo in un concorrente, in un rivale, o qualcuno da cui trarre vantaggio. Come ammonisce il profeta Amos, coloro che vogliono fare della ricchezza uno strumento di dominio non vedono l’ora di «comprare con denaro gli indigenti» (Am 8,6), sfruttandone la povertà. Al contrario, Dio destina i beni del creato a tutti. La nostra indigenza di creature attesta allora una promessa e un legame, dei quali il Signore si prende cura in prima persona. Il salmista descrive questo stile provvidente: Dio «si china a guardare sui cieli e sulla terra»; Egli «solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero» (Sal 113,6-7). Così si comporta il Padre buono, sempre e verso tutti: non solo verso chi è povero di beni terreni, ma anche verso quella miseria spirituale e morale che affligge i potenti come i deboli, gli indigenti come i ricchi.

La parola del Signore, infatti, non contrappone gli uomini in classi rivali, ma sprona tutti a una rivoluzione interiore, una conversione che inizia dal cuore. Allora si apriranno le nostre mani: per donare, non per arraffare. Allora si apriranno le nostre menti: per progettare una società migliore, non per scovare affari al miglior prezzo. Come scrive San Paolo, «raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere» (1Tm 2,1). Oggi, in particolare, la Chiesa prega perché i governanti delle nazioni siano liberi dalla tentazione di usare la ricchezza contro l’uomo, trasformandola in armi che distruggono i popoli e in monopoli che umiliano i lavoratori. Chi serve Dio diventa libero dalla ricchezza, ma chi serve la ricchezza ne resta schiavo! Chi cerca la giustizia trasforma la ricchezza in bene comune; chi cerca il dominio trasforma il bene comune nella preda della propria avidità.

Le Sacre Scritture fanno luce su questo attaccamento ai beni materiali, che confonde il nostro cuore e distorce il nostro futuro.

Carissimi, vi ringrazio perché, in diversi modi, cooperate a mantenere viva la comunità di questa parrocchia ed esercitate anche un generoso apostolato. Vi incoraggio a perseverare con speranza in un tempo seriamente minacciato dalla guerra. Interi popoli vengono oggi schiacciati dalla violenza e ancor più da una spudorata indifferenza, che li abbandona a un destino di miseria. Davanti a questi drammi, non vogliamo essere remissivi, ma annunciare con la parola e con le opere che Gesù è il Salvatore del mondo, Colui che ci libera da ogni male. Il suo Spirito converta i nostri cuori affinché, nutriti dall’Eucaristia, supremo tesoro della Chiesa, possiamo diventare testimoni di carità e di pace.

Exaudi Redazione

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