03 Novembre, 2026

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Il mistero della scena finale

Dal Bronx alla preghiera di Michelangelo: la ricerca interiore di Al Pacino lontano dai riflettori

Il mistero della scena finale

L’altro giorno stavo rileggendo alcune pagine di “Sonny Boy” , le memorie pubblicate da Al Pacino, e mi sono ritrovato a pensare a quanto possano essere singolari i percorsi di vita di certi uomini. Ci abituiamo a vederli sul grande schermo incarnare furia, potere o rovina, e dimentichiamo che dietro la maschera di un boss mafioso italoamericano o di un avvocato spietato si cela una storia personale segnata dall’infanzia, dalla perdita e dalle domande che tutti ci poniamo quando i riflettori si spengono.

Pacino è cresciuto nel Bronx, allevato dalla madre e dai nonni in una casa dove la fede cattolica non era una teologia astratta, ma pane quotidiano e uno stile di vita naturale. Tuttavia, l’enorme successo degli anni ’70 ha travolto quasi tutto. La fama ti dà un posto nel mondo, ma spesso ti toglie la terra sotto i piedi. Ha trascorso decenni tra gli applausi e l’atmosfera vertiginosa dell’industria cinematografica, dove è fin troppo facile smarrire la strada. Eppure, il suo desiderio spirituale non si è mai spento del tutto. Spesso diceva nelle interviste che ” Dio è nella lotta “, o che non si trova nei momenti di agio, ma nel dolore, nel dubbio e nella battaglia quotidiana.

C’è una citazione di Michelangelo che Pacino menziona nei suoi scritti personali, una frase che gli è rimasta impressa: ” Signore, liberami da me stesso affinché io possa piacerti “. Trovo che questo sia un dettaglio rivelatore per un uomo che ha vissuto creando personaggi e alimentando l’ego che la professione richiede. Riconoscere questa necessità di spogliarsi di se stessi per fare spazio a qualcosa di più grande è, in definitiva, l’inizio di ogni vera conversione.

Nel corso degli anni, l’attore de Il Padrino e Profumo di donna ha guardato indietro con meno clamore e maggiore lucidità. Dopo essere scampato per un pelo alla morte qualche tempo fa a causa di un problema di salute, ha confessato in diverse interviste la fragilità con cui percepiva l’esistenza e il suo desiderio di riconnettersi con le sue radici. Ha semplicemente affermato che, se Dio gli avesse concesso l’accesso al paradiso, il suo più grande desiderio sarebbe stato quello di rivedere sua madre, guardarla negli occhi e dirle: ” Ehi, mamma, hai visto cosa mi è successo? “.

Non è la star premio Oscar a parlare qui, ma il ragazzo del Bronx che intuisce che le luci del palcoscenico sono effimere e che le uniche cose che restano veramente sono la grazia, l’amore ricevuto e il perdono. La vera trasformazione della vita non avviene sempre in mezzo al tuono; spesso, un momento di silenzio è sufficiente, un momento in cui smetti di recitare e ti arrendi alla verità del tuo Creatore.

Sonia Clara del Campo

Sonia Clara del Campo es historiadora del arte y teóloga. Se ha dedicado al estudio de la belleza como vía privilegiada de encuentro con Dios. Apasionada de la música sacra y el arte religioso, escribe desde la convicción de que la Iglesia ha sido la mayor protectora y promotora de las artes en la historia de la humanidad, y que hoy más que nunca necesitamos redescubrir ese tesoro espiritual y cultural.