06 Giugno, 2026

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Il Cammino di San Benedetto: alla scoperta di un’Italia poco conosciuta

Un percorso spirituale e naturalistico nel cuore verde d'Italia, sulle orme del santo patrono d'Europa

Il Cammino di San Benedetto: alla scoperta di un’Italia poco conosciuta
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Un viaggio di oltre 300 chilometri tra abbazie medievali, borghi poco conosciuti e volontari che accompagnano i pellegrini, vi invita a scoprire un’Italia lontana dai tradizionali circuiti turistici.

Nella vita di San Benedetto da Norcia, fondatore del monachesimo occidentale e patrono d’Europa dal 1964, tre luoghi hanno lasciato un segno indelebile: Norcia, suo luogo di nascita; Subiaco, dove visse per oltre trent’anni da eremita; e Montecassino, dove fondò l’abbazia che rimane il cuore dell’Ordine benedettino. Oggi è possibile entrare in contatto diretto con la spiritualità di questa regione e percorrere 305 chilometri per raggiungere i luoghi che hanno plasmato la vita di questa figura religiosa.

Il percorso, suddiviso in 16 tappe percorribili a piedi o in autobus, si snoda attraverso una vegetazione lussureggiante tra l’Umbria e il Lazio. Il suo ideatore, Simone Frignani, ha immaginato un ritorno al cammino di pellegrinaggio di San Benedetto attraverso la valle dell’Aniene e le valli dell’Appennino centrale, culminando a Montecassino.

Si tratta di una regione di luoghi meno frequentati dalle grandi folle turistiche, che il progetto “Antichi Cammini d’Italia” contribuisce a rendere più riconoscibili e accessibili. È un modo per valorizzare un patrimonio diffuso e promuovere un’esperienza lenta, sostenibile e coinvolgente.

Amici della strada

La vera ricchezza di questo percorso non risiede nella sua distanza, ma nelle persone. Lungo le sue 16 tappe, si incontrano gli “amici del cammino”, volontari che mettono da parte i loro impegni quotidiani per accompagnare, informare o semplicemente seguire il percorso di chi attraversa il loro territorio. Un esempio è Maria Orsini, che vive a Castel di Tora, sulle rive del Lago di Turano, e che illustra nel dettaglio le peculiarità del percorso di Benito.

Ma non è tutto, perché si occupa anche di spiegare ciascuno degli ingredienti serviti a cena all’Agriturismo La Posta. Spiega che il prosciutto, il lombo di maiale, la polenta fritta, il pecorino e la ricotta di pecora sono tutti ingredienti dell’antipasto tradizionale della sua regione, la reatina, tipica di Rieti. Poi prosegue descrivendo la melanzana, la cipolla rossa in agrodolce e le zucchine sott’aceto. Ed è commovente sentirla spiegare perché la coratella, insieme alla trippa, descrive alla perfezione il luogo che stiamo visitando.

Maria non è sola; è accompagnata dalla Duchessa della Tenda, nome che la sua compagna Rita adottò mentre pescava e vendeva i prodotti del fiume Turano. Confessa di aver visto passare i pellegrini senza comprenderne appieno il senso del cammino. Finché quella curiosità non la spinse a indossare delle scarpe speciali e a incamminarsi. Oggi è una di coloro che si occupano di garantire che ai pellegrini non manchi nulla.

Arrivati ​​a Subiaco, abbiamo incontrato un altro amico, Antonio. È un vigile del fuoco, ma anche un altro pellegrino. Mentre ci scambiavamo messaggi con María, che voleva assicurarsi che fossimo arrivati ​​sani e salvi, ci ha detto che condividono un gruppo WhatsApp dove sanno chi sta camminando e dove si trova. Ad esempio, possono vedere che Manfred e sua moglie, due pellegrini provenienti da Bolzano, nel nord Italia, si stanno riposando prima di proseguire il cammino.

Una volta giunti a Collepardo, constatiamo che i nostri amici sono sempre pronti ad aiutare. Ivana ci accompagna a vedere il Pozzo d’Antullo, un pozzo gigantesco, lungo 300 metri e profondo 60, la cui origine rimane un mistero. Mentre ci racconta che anticamente i pastori gettavano le loro pecore nel pozzo durante l’estate per farle pascolare, aggiunge che bisogna controllare regolarmente la segnaletica perché molti abitanti del luogo la rompono, e così i pellegrini finiscono per perdersi nel bosco.

Introspezione a Subiaco

Lungo il percorso, è possibile visitare l’unico monastero rimasto dei 13 fondati da Benedetto nella zona. Si tratta del Santuario del Sacro Speco a Subiaco, dove si conserva la grotta in cui Benedetto visse da eremita per oltre trent’anni. È aperto ai visitatori oggi ed è suggestivo fin dal primo sguardo.

Gli affreschi che decorano il santuario sono considerati un vero gioiello dell’arte medievale. Alcuni dei dipinti più antichi risalgono al XIII secolo e furono realizzati prima della rivoluzione artistica guidata da Giotto. Raffigurano la vita di San Benedetto dalla giovinezza, mentre cicli pittorici successivi, in stile umbro e ispirati ad Assisi, riflettono l’influenza francescana nella regione.

Tra le opere più singolari spicca una rappresentazione della morte della Vergine Maria realizzata nel XIV secolo, in cui si osserva un’iconografia diversa da quella che Giotto avrebbe poi reso popolare: Maria appare prima nel suo passaggio terreno e poi accanto a Cristo in Paradiso, una visione che anticipa di diversi secoli la proclamazione ufficiale del dogma dell’Assunzione.

Il Sacro Speco custodisce anche importanti reperti storici. Qui è conservata una delle più antiche immagini conosciute di San Francesco d’Assisi, realizzata tra il 1223 e il 1228, prima della sua canonizzazione, motivo per cui non è raffigurato come santo. Il monastero ospita inoltre preziosi elementi architettonici e decorativi provenienti da precedenti chiese della zona, tra cui affreschi del XIV secolo e marmi riutilizzati fin dal XII secolo.

Abbazie che raccontano storie

Durante il tour è possibile visitare alcuni luoghi che ancora recano l’impronta dell’influenza di Benedetto XVI. Ad esempio, l’Abbazia di Santa Scolastica, considerata la culla della stampa italiana perché ospitò la prima macchina da stampa attiva in Italia nel 1465, opera dei tipografi tedeschi Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz.

La Certosa di Trisulti, fondata nel 1211 nel cuore dei Monti Ernici, colpisce per la semplicità della sua architettura gotica e la ricchezza artistica dei suoi interni. Tuttavia, la sua caratteristica più suggestiva è l’antica farmacia monastica, decorata con affreschi seicenteschi e ricca di mobili in legno pregiato, vasi in ceramica e utensili utilizzati dai monaci per la preparazione di rimedi erboristici. Questo spazio eccezionalmente ben conservato offre uno sguardo unico sul sapere farmaceutico sviluppatosi nei secoli all’interno dei monasteri.

Prima di arrivare a Montecassino, si incontra l’Abbazia di Casamari. Splendido esempio di architettura cistercense, oltre alla sua magnificenza architettonica, ospita una delle biblioteche più ricche d’Italia.

Montecassino, l’eredità più importante di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto culmina nell’imponente Abbazia di Montecassino, luogo in cui il santo fondò, intorno all’anno 529, la comunità che avrebbe dato origine all’Ordine Benedettino, oggi una delle più influenti regole monastiche della storia occidentale. Situata su una collina che domina la valle del Liri, l’abbazia è stata per secoli un centro di spiritualità, cultura e conservazione del sapere, grazie all’opera dei monaci che copiavano manoscritti e preservavano testi classici e religiosi.

La storia di Montecassino è segnata da molteplici distruzioni e ricostruzioni. Saccheggiata da Longobardi, Saraceni e colpita da terremoti, l’episodio più drammatico si verificò durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’abbazia fu bombardata nel 1944 durante la Battaglia di Montecassino. Passeggiando per il complesso, si possono ancora scorgere piccole tracce di questa tragica storia, che si comprendono appieno visitando il Memoriale dell’Esercito Polacco e poi ammirandolo dall’alto. Dopo la guerra, il complesso fu fedelmente ricostruito, conservando l’aspetto originale e recuperando il suo splendore architettonico e artistico.

Durante la nostra visita, abbiamo appreso che ora offrono un ritiro introspettivo in cui pellegrini e visitatori possono condividere la vita quotidiana con i monaci. Si tratta di un ritiro spirituale della durata massima di tre giorni, per il quale è necessaria la prenotazione. Ci è stato detto che questa opzione sta attirando un numero crescente di turisti.

Per chi percorre il Cammino di Santiago, giungere a Montecassino rappresenta molto più della semplice fine di un sentiero escursionistico. È l’incontro con il luogo in cui ha preso forma una tradizione spirituale che ha profondamente influenzato la storia d’Europa. Dopo centinaia di chilometri trascorsi tra villaggi, montagne e monasteri legati alla vita del santo, la sagoma dell’abbazia in cima alla montagna diventa il culmine perfetto di questa esperienza di pellegrinaggio.

Mattia Panza

Exaudi Redazione

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