17 Marzo, 2026

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“I poveri sono il nostro Signore”

Intervista esclusiva con Suor María del Monte Auxiliadora, di Siviglia, Superiora Generale delle Piccole Sorelle dei Poveri

“I poveri sono il nostro Signore”

Durante la sua visita canonica in Spagna, avvenuta qualche giorno fa, la ” Piccola Sorella Maria”, che mantiene tale nonostante il suo ufficio, offre un messaggio di fede, speranza e fraternità. Dalla sua esperienza, e in un mondo che spesso dimentica gli anziani, sottolinea che lo spirito di umiltà e piccolezza di Santa Giovanna Jugan rimane una guida per affrontare le sfide del presente. Questo invito si sposa perfettamente con l’imminente pubblicazione dell’Esortazione Apostolica  di Papa Leone XIV “Dilexi te”: sull’amore per i poveri. 

La testimonianza di vita della vostra fondatrice, Santa Giovanna Jugan, ci spinge ad affrontare l’indifferenza e la privazione che potremmo chiamare “povertà spirituale”. Come rispondete a questo?

La nostra missione è accogliere e prenderci cura degli anziani più poveri in tutte le nostre case in tutto il mondo. Ci impegniamo a raggiungerli, invitarli a rimanere e accompagnarli fino alla fine della loro vita. Vogliamo dimostrare che possiedono dignità e infinito valore umano, che il mondo spesso dimentica.

Papa Francesco, nella sua ultima enciclica, afferma che “il mondo ha perso il cuore”.

Cerchiamo di dare una casa a coloro che hanno vissuto senza una casa o una famiglia, offrendo loro amore e compagnia. Sebbene il processo di adattamento sia difficile, la cosa importante è che alla fine possano dire: “Ho una casa, ho una famiglia”. È così che riempiamo i loro cuori di amore e speranza.

L’attuale Papa ha criticato il divario economico e l’indifferenza verso i bisogni sociali. È possibile invertire questa tendenza, almeno in parte, attraverso l’opera caritativa della Chiesa?

La disuguaglianza non si risolve all’improvviso, ma con piccoli gesti e fraternità. Nostra Madre ha unito ricchi e poveri in fraternità: chi ha condiviso i propri beni e chi non ha offerto la propria fede e la propria preghiera. Così, siamo tutti ricchi e poveri allo stesso tempo, creando una comunità che può ispirare anche i giovani.

Quale messaggio date alle giovani donne per ispirarle verso la vocazione consacrata nella vostra congregazione?

Dio chiama ogni persona alla santità e alla felicità, sia nel matrimonio che nella vita consacrata. Noi testimoniamo di trovare gioia nella nostra vocazione. Non siamo noi a chiamare, ma Dio. Se Egli esaudisce la vocazione, dona anche la grazia di viverla, e noi siamo solo strumenti.

Come può una vera vocazione rimanere sempre motivata?

La vocazione, come il matrimonio, inizia con un grande amore che deve essere continuamente rinnovato. Col tempo, le difficoltà e la routine possono raffreddarlo, ma è fondamentale tornare al primo amore che ha motivato il proprio impegno. La preghiera costante aiuta a sostenere e superare i momenti di crisi.

In questo lavoro la vita comunitaria è molto importante…

La vita comunitaria è essenziale, sebbene la comunità perfetta non esista sulla terra. Ogni persona è diversa, ma in questa diversità impariamo la pazienza, la carità e la crescita. Non si tratta di sminuirci, ma di crescere nell’unità nonostante le nostre differenze.

In molti casi, le famiglie non sanno cosa fare dei propri anziani e, invece di prendersi cura di loro stesse, preferiscono affidarli a case di cura. Bisognerebbe impegnarsi per tenerli a casa?

Oggi è difficile chiedere alle famiglie di tenere gli anziani a casa perché affrontano tanti problemi. Una famiglia unita, che ama e prega insieme, è rara. Quando le case sono divise, gli anziani finiscono per essere considerati un fastidio. Solo Dio conosce le ragioni per cui vengono nelle nostre case.

Le leggi e i governi spesso ignorano gli anziani e addirittura promuovono leggi contrarie alla vita, come l’eutanasia. Dovremmo essere più consapevoli di questo aspetto quando eleggiamo le autorità?

La società ha compiuto progressi nell’assistenza agli anziani, come l’assistenza domiciliare in Francia. Tuttavia, c’è preoccupazione per la normalizzazione di leggi come l’aborto e l’eutanasia, che inizialmente generano rifiuto ma che alla fine possono essere accettate come normali.

Qual è il suo messaggio per le piccole suore della sua congregazione che leggeranno questa intervista, affinché conservino lo spirito della loro fondatrice, Santa Giovanna Jugan?

Lo spirito di Jeanne Jugan è improntato all’umiltà e alla piccolezza, sempre proteso a lodare Dio. Ci ha insegnato a vedere il Signore stesso nei poveri e ad andare a cercarli con semplicità. Il suo messaggio è chiaro: essere piccoli in ogni cosa e mantenere vivo lo spirito di servizio nella Chiesa.

A una giovane donna che si interroga su una possibile vocazione… Quale consiglio daresti?

A una giovane donna con dei dubbi, la inviterei prima a pregare e poi a conoscere la vita nascosta di Jeanne Jugan. Questa vocazione non cerca riconoscimenti, perché ci prendiamo cura degli anziani che potrebbero non esserci più domani. La nostra ricompensa è la vita eterna: consegnare al Padre ciò che è passato attraverso le nostre mani. È una grande gioia, anche se umanamente non sembra un successo.

P. José Antonio Varela

Lima, 1967. Presbítero diocesano y periodista colegiado con ejercicio de la profesión desde 1989. Titulado en periodismo por la Universidad Jaime Bausate y Meza en Lima (Perú). Estudios complementarios en periodismo religioso, new media y en comunicación pastoral e intercultural-misionera; así como en pastoral urbana, doctrina social de la Iglesia, misionología, comunicación institucional y coaching, desarrollados indistintamente en Lima, Quito, Bogotá, Roma, Madrid, Miami, y Washington DC. Ex jefe de oficinas de comunicación institucional y prensa en el sector público y eclesial. Asimismo, fue gerente de televisión de un canal y director de dos revistas impresas. Es articulista en publicaciones católicas de su país y del extranjero, entre ellas Exaudi.