GPS e l’arroganza di rifiutarsi di “ricalcolare”
Perché insistiamo nel voler dimostrare al GPS – e al Creatore – che la mappa è sbagliata, mentre torniamo discretamente indietro su una strada senza uscita?
Bene, vediamo chi non ha mai detto al proprio GPS di stare zitto con un misto di presunzione e disprezzo, convinto che questa macchina fredda e senz’anima non abbia la minima idea di cosa siano le scorciatoie. Stai guidando, distratto dai pensieri sull’immortalità dei granchi o sulla riunione delle dieci, sbagli l’uscita e, con quell’infinita pazienza che rasenta la derisione, il dispositivo ti dice con la sua vocina neutra: “Ricalcolo in corso …” .
Ed è allora che emerge il generale romano che è in ognuno di noi. Ti scagli contro il cruscotto come se il satellite ti stesse lanciando il malocchio: “Sta’ zitto, aggeggio infernale, questa è una scorciatoia e so esattamente cosa sto facendo “. Due ore dopo, perso in una zona industriale abitata solo da piccioni malinconici e con il serbatoio praticamente vuoto, tieni ancora la mascella serrata. Ammettere di aver sbagliato è più doloroso di un dente del giudizio.
È una scena comica, lo so. Ma c’è di più di quello che sembra. Perché quello che facciamo in macchina è esattamente quello che facciamo con la vita, con la nostra vocazione e, di conseguenza, con Dio. Abbiamo il terrore di perdere la strada.
Sant’Agostino, che se ne intendeva di queste cose ben prima dell’invenzione delle mappe digitali, parlava spesso di quella sottile superbia che ci porta a confondere la testardaggine con la forza di carattere. Crediamo che cambiare idea sia segno di debolezza, come se cedere all’evidenza fosse una sconfitta personale. Ed è proprio così che funziona per noi. Confondiamo la forza con l’andare a sbattere contro un muro a tavoletta, per paura che qualcuno ci scambi per indecisi.
Fermatevi un attimo a riflettere. Quante volte vi siete ostinatamente aggrappati a un progetto, a un rancore o a una posizione semplicemente perché “l’hai già detto tu” ? Quanto tempo sprechiamo in questa sottile ritirata, guardandoci intorno per vedere se un vicino ci vede mentre facciamo un’inversione a U in mezzo alla strada? L’orgoglio è una strana bestia: preferisce il ridicolo più odioso all’umile ammissione di colpa.
La vera conversione – quella parola solenne che a volte immaginiamo riservata agli eremiti nel deserto – inizia proprio lì. Inizia il giorno in cui sei in grado di volgere lo sguardo al cielo, o alla tua coscienza, e accettare con un sorriso ironico che il GPS divino sa perfettamente perché ti sta mandando lungo la tangenziale invece che attraverso il centro.
Dio non è un ispettore delle tasse che aspetta un tuo errore per multarti; è piuttosto come quel paziente copilota che sopporta le tue frustrazioni con un sorriso e ti ripete, ancora e ancora, con infinita tenerezza: “Va tutto bene, figlio mio. Ricomincia “. La grazia della vita cristiana sta nel fatto che c’è sempre spazio per correggere la rotta. La misericordia è, nella sua essenza, l’arte divina di ricalcolare .
Quindi, la prossima volta che sbagli strada o prendi la direzione sbagliata nella vita, risparmiati la frustrazione di dover ricorrere alla macchina del tempo. Fai un respiro profondo, ridi di te stesso (ne abbiamo tutti bisogno) e lascia che cambino il tuo percorso. Dopotutto, arrivare tardi ma a destinazione è sempre meglio che arrivare primi ovunque.
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