02 Luglio, 2026

Seguici su

Giovanni Battista – cugino di Gesù

Il legame familiare e la missione profetica del precursore di Cristo

Giovanni Battista – cugino di Gesù

Tra pochi giorni la Chiesa celebrerà la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria. In questa occasione desidero scrivere un articolo su San Giovanni Battista, poiché egli è all’origine di questa festa.

La parentela di Gesù

Nelle chiese di epoca barocca e rococò, come San Michele a Berg am Laim (Monaco) o Ettal (Alta Baviera), sopra un altare laterale si trovava spesso un grande dipinto raffigurante la parentela di Gesù. In esso, accanto alla Sacra Famiglia, sono raffigurati anche i genitori di Maria, nonché la cugina Elisabetta, insieme a Zaccaria e Giovanni Battista.

Chi ha commissionato questo quadro vuole farci comprendere un aspetto essenziale della vita di Gesù: la sua predilezione per la famiglia quale istituzione divina. Dio è un “tipo da famiglia”. Egli l’ha creata e ha lasciato che suo Figlio vivesse per trent’anni nel seno di una famiglia. Non sorprende, quindi, che il più grande e ultimo profeta provenga dalla cerchia della sua famiglia; ed è proprio di questo che tratta il presente articolo.

Collegamento con Gesù

Tra i quattro evangelisti, Luca è l’unico che ci racconta la storia del bambino Gesù; in essa si legge anche la storia di Giovanni. Il piano di Dio prevedeva che Giovanni venisse al mondo sei mesi prima di Gesù. Questo intervallo di tempo si può spiegare con il fatto che Giovanni, per l’intervento di Gesù, doveva venire al mondo senza peccato originale.

Il primo capitolo del suo Vangelo, Luca, lo dedica alla storia della nascita di Giovanni. Colpisce il fatto che, come per Maria, sia l’arcangelo Gabriele ad annunciare la buona notizia. In questo modo, accanto al legame temporale, si stabilisce un ulteriore collegamento tra Gesù e Giovanni.

Questo legame è rafforzato dai vincoli familiari. Sua madre, Elisabetta, è una cugina della madre di Gesù. Questo dettaglio rivela con quanta cura Dio abbia elaborato il piano della redenzione! Ma anche quale predilezione Dio nutra per l’istituzione della famiglia — come già accennato sopra.

L’Annunciazione a Maria

In Luca (1,26) leggiamo: “Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine”. Per l’autore del testo era chiaro che l’indicazione temporale “nel sesto mese” si riferiva al racconto precedente su Giovanni.

Se Giovanni doveva essere il precursore di Gesù, allora doveva venire al mondo prima di lui. Fin qui è comprensibile. Ma con quanto anticipo doveva nascere?

Prima di dare la risposta, facciamo un passo indietro e riprendiamo le parole dell’angelo Gabriele rivolte a Zaccaria: “Sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” (Lc 1,15). In questo contesto cito volentieri Isaia 49,1: “Il Signore mi ha chiamato fin dal seno materno; fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.”

Dio non aveva soltanto grandi cose in serbo per Giovanni; voleva conferirgli una dignità e una vocazione straordinarie e, inoltre, la liberazione dal peccato originale già prima della nascita.

Maria visita Elisabetta

Dio aveva previsto che questo atto di liberazione fosse compiuto da Gesù. Gesù, però, non era ancora nato. Abitava a Nazaret, Giovanni in Giudea. Tra i due luoghi ci sono più di 100 km. Come risolve Dio un simile “problema”?

Fa sapere a Maria, per mezzo dell’angelo, che anche la sua anziana cugina aspetta un bambino. Per Maria era chiaro che Elisabetta, già solo per via della sua età, avrebbe potuto essere sopraffatta dalla gravidanza e avrebbe avuto bisogno di aiuto. Maria non ci pensa a lungo e “cum festinatione”, cioè il più rapidamente possibile, si mette in cammino verso di lei.

Lasciamo che sia Luca (1,41) a raccontarci ciò che accadde all’arrivo di Maria nella casa di Elisabetta: “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Ed Elisabetta fu colmata di Spirito Santo.”

Anche se non è un dogma, alcuni teologi e mistici vedono in questo fatto che il Bambino Gesù, in quel momento, abbia liberato Giovanni dal peccato originale. In tal modo Dio pone Giovanni su un piedistallo. Maria è totalmente preservata dal peccato originale, Giovanni lo è ancora prima della nascita. Tutti gli altri uomini lo sono solo attraverso il Battesimo.

Dio mostra qui una chiara gerarchia, che diventa evidente. In questo modo eleva il profeta e parente Giovanni a un grado altissimo, al di sopra di tutti noi, ma al di sotto di Maria, Madre, Figlia e Sposa di Dio.

Ora comprendiamo il perché dei sei mesi. Il lavoro di precisione di Dio mi ha sempre affascinato. Soprattutto se si considera che l’angelo parla della gravidanza di Elisabetta solo quando Maria gli pone una domanda sul “come” della propria gravidanza.

Questo ci ricorda che agiamo liberamente, ma che Dio inserisce il nostro agire nei suoi piani. L’angelo Gabriele non ordina a Maria di visitare sua cugina affinché Dio compia il miracolo. Egli conosce il modo di pensare di Maria e sa che cosa avrebbe suscitato in lei la notizia della gravidanza della cugina.

Dio non impone i suoi piani. Rispetta pienamente la nostra libertà. Tuttavia, è in grado di realizzare i propri disegni, salvaguardando la nostra libertà. In questo si manifesta la sua vera onnipotenza. Isaia (65,23) ha descritto questa realtà in una sola frase: “I miei eletti non faticheranno invano.” Detto in altre parole: tutti noi siamo collaboratori nei piani di Dio.

La missione di Giovanni

Che Dio avesse grandi progetti per Giovanni, la gente in Giudea lo seppe molto presto. Nel testo di Luca (1,66) leggiamo che i vicini di Zaccaria ed Elisabetta “riflettevano e dicevano: Che sarà mai questo bambino? E davvero la mano del Signore era con lui.”

L’evangelista Giovanni (1,6-7) descrive la missione del Battista in modo un po’ più preciso: “Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.”

Giovanni diceva di sé: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore” (1,23). Alla domanda se egli, Giovanni, fosse un profeta, rispose di no. E tuttavia non era solo un profeta, ma il più grande e allo stesso tempo l’ultimo.

In Matteo 11,9-10 leggiamo ciò che Gesù disse alla folla su Giovanni: “Che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via… Fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista.”

Con questo testo Gesù descrive la missione di Giovanni e ne presenta l’onore, che è più grande di quello di un profeta.

Giovanni battezza Gesù

Giovanni ricevette un compito del tutto specifico: battezzare Gesù. In quell’occasione accadde qualcosa di unico: tutta la Trinità era presente a questo Battesimo. Tanto importante era questo evento nel piano della redenzione.

All’inizio Giovanni rifiutò questo compito per umiltà. In Giovanni 1,33 leggiamo: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo.”

Come profeta, Giovanni doveva annunciare la venuta del Messia e preparare il popolo ad essa (Luca 1,17). Nel versetto d’ingresso della Messa per la festa di Giovanni si legge: “Egli venne come testimone, per dare testimonianza alla luce (cioè a Gesù) e preparare al Signore un popolo ben disposto.”

In latino l’espressione è più incisiva: “Parare Domino plebem perfectam”. In italiano: “preparare al Signore un popolo perfetto”. Nel Vangelo si possono trovare molti passi che si riferiscono a Giovanni. Con ciò gli evangelisti documentano l’importanza eccezionale del Battista, del profeta e parente di Gesù.

Giovanni davanti a Erode – la voce della verità

Abbiamo già scritto della fermezza di Giovanni. Essa lo portò ad accusare il re Erode di adulterio. Erode percepiva l’autorità spirituale e l’integrità di Giovanni. Sebbene Giovanni lo criticasse duramente per la sua unione illegittima con la cognata Erodiade, Erode cercava il dialogo con lui.

In Marco 6,20 leggiamo: “Quando lo ascoltava, restava molto perplesso; tuttavia lo ascoltava volentieri.” Questo breve testo conferma ciò che Gesù disse di Giovanni: egli non si lascia piegare e chiama il peccato con chiarezza e decisione, anche quando il destinatario è un re.

Insegnamenti dalla vita di Giovanni

Dai molti testi su Giovanni Battista emergono, a mio avviso, numerosi insegnamenti per noi:

  1. Fermezza nella verità sul peccato e atteggiamento conciliante verso la persona coinvolta
  2. Portare a termine senza paura la missione ricevuta da Dio
  3. Incontrare Dio nell’atteggiamento dell’umile
  4. Avere fiducia che i piani di Dio siano l’opzione migliore per noi

Conclusione

Anche se la vita del Battista si svolge a un livello più alto del nostro, da essa si possono trarre importanti indicazioni per la nostra vita: Dio ha per ciascuno di noi un piano chiaro; sta a noi accoglierlo e realizzarlo in piena libertà.

Quando Dio propone un piano a una persona, le concede le grazie necessarie per compierlo: “Ti basta la mia grazia; la forza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Corinzi 12,9).

Giovanni è vissuto più di 2000 anni fa. La sua testimonianza è più attuale che mai.

Karl-María de Molina

Dr.-Ing. Karl-Maria de Molina estudió ingeniería, filosofía y teología y obtuvo su doctorado en tecnología automotriz. Ha escrito libros sobre tecnología automovilística y metodología de trabajo, y ha editado obras sobre cultura laboral y desarrollo de competencias. Ha ocupado varios puestos docentes en universidades alemanas; imparte seminarios sobre el desarrollo de líderes; ha fundado varias empresas y ha desarrollado y comercializado productos innovadores. El conocimiento necesario para esta serie de artículos sobre la fe lo adquirió el autor mediante el estudio de la filosofía y la teología, la lectura diaria del Evangelio y de libros espirituales, así como la asistencia diaria a la Eucaristía.