18 Marzo, 2026

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Gaudí, profeta di bellezza e di fede

Dalla diocesi di Tarragona a Roma: pellegrinaggio, fede e la spiritualità di Gaudí

Gaudí, profeta di bellezza e di fede

In questi giorni un gruppo di pellegrini della diocesi di Tarragona, la più antica di Spagna, si trova a Roma per il Giubileo. Abbiamo incontrato l’ arcivescovo, mons. Joan Planellas per un colloquio nella chiesa di S. Maria di Monserrato, chiesa nazionale di Spagna a Roma. Quali speranze porta con sé questo pellegrinaggio giubilare?

Tutto l’anno abbiamo vissuto questa dimensione di pellegrinaggio perché la nostra vita è un pellegrinaggio costante. Adesso il Vangelo di Luca, che leggiamo tutte le domeniche, presenta la vita pubblica di Gesù come un lungo pellegrinaggio fino a Gerusalemme con i discepoli che gli vanno dietro. Parecchie volte, non comprendono tutto quello che Gesù dice e fa ma lo seguono, con tutte le limitazioni che hanno. E questa dimensione di pellegrinaggio che vediamo nel Vangelo e che pure vediamo nell’Antico Testamento, quando il popolo ebreo va dall’Egitto alla terra promessa, è una dimensione molto cara per la vita, perché presenta il cristianesimo come uno sforzo, un agire, un fare sempre di più, ma con una linea, con un obiettivo, non è andare di qua o di là: è andare verso un fine. E questo fine per il cristiano è Gesù, il suo Vangelo, la sua salvezza, la vita eterna. E questo è molto importante. Questa dimensione che abbiamo vissuto durante tutto l’anno, abbiamo deciso di trasformarla in un piccolo pellegrinaggio per ascoltare Pietro, per andare nelle principali basiliche del cattolicesimo a Roma e fare questa esperienza.

Alla luce del magistero di Papa Leone XIV, quali sono oggi le sfide sociali più urgenti che la diocesi si trova ad affrontare?

Prima di tutto la realtà della migrazione, perché abbiamo un’immigrazione molto forte. Ci sono quartieri in cui ci sono più migranti che autoctoni e sono venuti moltissimi immigrati in questi ultimi anni. Dalle isole Canarie attraversano la penisola e arrivano fino da noi. Moltissimi vengono dall’America Latina, in particolare da Venezuela e Colombia. Sono una sfida, perché c’è la problematica di avere la casa per tutti, il lavoro ma anche la documentazione, perché altrimenti non possono lavorare con tutte le garanzie. E questo fa che molta gente si trovi nella condizione di essere aiutata. Dalla Chiesa, dalle istituzioni sociali, dalla Caritas… Ma sono anche una speranza per la Chiesa, perché questi che vengono da altri paesi, che sono cristiani, sono un grande aiuto per la Chiesa, portano la speranza, e vivono la speranza cristiana. Per noi che siamo qui, nella vecchia Europa sono un esempio perché spesso ci lasciamo andare.

In questo campo come sono i rapporti con le istituzioni civili?

Sono buoni, devo dirlo. C’è però molta polarizzazione, con partiti che fanno un discorso escludente, in qualche caso d’odio. Ma le istituzioni fanno un buon lavoro, anche se potrebbero fare di più.

Vorrei soffermarmi sulla figura di Antoni Gaudí. Qual è il legame spirituale e culturale che unisce la diocesi a questo grande architetto?

È un legame profondo, perché è nato nella nostra diocesi. È stato battezzato nella chiesa di S. Pietro a Reus, anche se la cittadina si contende i suoi natali con un paese vicino, Riudoms. In ogni caso è nato nella comarca del Baix Camp, territorio bellissimo, e Gaudí ha imparato dalla natura di quella terra e dal mare della Costa Dorada. Arrivava a dire che una spiaggia chiamata il “miracolo”, accanto al Colosseo di Tarragona, dove hanno subito il martirio il vescovo Fruttuoso e i diaconi Augurio ed Eulogio, è il luogo più luminoso del Mediterraneo. Vi vede la dimensione tridimensionale della natura: terra, mare e aria. Questo lo ha ispirato moltissimo in tutte le sue opere e si riflette in particolare nella Sagrada Familia.

In vista del centenario della morte di Gaudí, nel 2026, state programmando delle iniziative? E come queste celebrazioni possono diventare occasione non solo di memoria culturale, ma anche di evangelizzazione e di dialogo con la società contemporanea?

Abbiamo fatto a maggio, in occasione della sua dichiarazione come venerabile, celebrazioni a Reus e a Riudoms. Sono state pubblicate biografie che insistono sulla sua dimensione spirituale, in particolare quella, che ritengo la più teologica, di padre Armand Puig, presidente dell’Avepro, che è anche assistente teologico della Sagrada Familia. Abbiamo già presentato questa biografia mentre il 10 giugno, giorno del centenario, ci sarà una grande celebrazione nella basilica, e dovrebbe essere completata la torre di Gesù. Anche in diocesi stiamo preparando parecchie iniziative. Inoltre il prossimo 14 ottobre l’anno accademico dell’Ateneo Sant Pacià si terrà nella Sagrada Familia con la celebrazione eucaristica e un atto nella cripta dove è sepolto Gaudí.

Quali tratti della vita e dell’opera di questo geniale architetto emergono con più forza come segni di santità?

Un aspetto che mi ha sorpreso molto è che non aveva studiato teologia, non era stato in seminario ma era impregnato del mistero di Dio, per la sua profondità spirituale, aveva imparato la dimensione spirituale della vita di Gesù, della parola di Dio, e l’aveva resa vita nella liturgia. Nel 1915 in Catalogna ci fu un grande congresso liturgico a Montserrat, con 3000 persone, e Gaudí era lì, come un laico qualsiasi. Si parlava del rinnovamento liturgico e della partecipazione attiva dei cristiani. Gaudí era impregnato di questo e la sua esperienza spirituale con l’approfondimento della parola di Dio lo fanno veramente santo. L’espressione plastica di tutto questo erano le sue opere e il capolavoro della Sagrada Familia, in cui c’è una dimensione trinitaria, una dimensione ecclesiologica, una dimensione cristologica; i misteri della vita di Gesù, tutto si concentra lì, è un libro aperto al mistero di Dio, questa è la bellezza e la santità di Gaudí.

E la causa di beatificazione?

Questo dipende da Roma (ride, ndr), ma penso che andrà avanti perché sono tantissimi che desiderano questa beatificazione che farà molto bene alla Chiesa.

Andrea Acali

Andrea Acali es un periodista y comunicador italiano con una larga trayectoria en el ámbito de la información religiosa, social y deportiva. Durante casi treinta años trabajó en el diario Il Tempo como vaticanista y jefe de sección, especializándose en la cobertura de la actualidad del Vaticano y de la Iglesia católica. Desde 2016 colabora como periodista web en RomaSette y también escribe para el periódico Avvenire. Desde 2019 ejerce como comunicador en la Delegazione della Generalitat de Catalunya in Italia, con sede en Roma, donde combina su experiencia periodística con la comunicación institucional