01 Settembre, 2026

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Disarmare il cuore per guarire la Terra: il potente appello di Papa Leone XIV

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN OCCASIONE DELL'UNDICESIMA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO 2026. 1° settembre 2026

Disarmare il cuore per guarire la Terra: il potente appello di Papa Leone XIV
Crédito: Filippo Monteforte / Pool via AP

Nel suo messaggio per l’XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, il Santo Padre collega la devastazione ambientale alla guerra e indica la radice del problema: una profonda crisi spirituale e interiore.

Il degrado della natura e il fragore delle armi non sono fenomeni isolati che seguono percorsi separati. Nel suo messaggio per l’XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, Papa Leone XIV ha offerto una riflessione tanto lucida quanto urgente: le ferite del pianeta e i conflitti armati sono la manifestazione esteriore della stessa frattura, quella del cuore umano.

 

 

Facendo eco al celebre passo del profeta Isaia — «trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» — il Papa denuncia il paradosso attuale di un mondo che investe ingenti risorse nella distruzione trascurando la tutela della vita e dell’ambiente naturale. La guerra, ci ricorda Leone XIV, non solo distrugge le famiglie e miete vite innocenti, ma contamina anche l’acqua, l’aria e il suolo, generando circoli viziosi di povertà e nuovi conflitti.

Dal deserto interno al deserto esterno

Citando gli insegnamenti di Benedetto XVI e il cammino ecologico tracciato da Francesco nella  Laudato si’ , il Santo Padre sottolinea che la devastazione ecologica e la violenza sociale derivano da una mancanza morale. I deserti sulla superficie terrestre sono, in realtà, il riflesso dell’aridità interiore dell’umanità, alimentata dal desiderio di dominio, dalla ricerca del guadagno immediato e dalla perdita del senso dei limiti.

Per Leone XIV, le riforme strutturali o i semplici accordi politici sono insufficienti se non accompagnati da una vera “conversione del cuore”. È nella coscienza che si decide la battaglia tra indifferenza e sollecitudine, tra ingiustizia e verità.

Le vere armi per la pace

In contrasto con la logica degli armamenti, il Papa invita a riorientare gli sforzi e le risorse globali verso lo sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà e il risanamento degli ecosistemi. Gli strumenti efficaci per trasformare la storia, afferma il testo, non sono le armi da fuoco, ma il dialogo, la pazienza, la giustizia, la misericordia e la cura reciproca.

Con un invito a passare “dal deserto al giardino”, Leone XIV conclude esortando la comunità internazionale e ogni singolo individuo a coltivare la pace a partire dalla sfera personale, ricordando che la salvaguardia della casa comune inizia con un riordino delle priorità e dei desideri dell’anima.

Testo integrale del messaggio:

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
PAPA LEONE XIV

PER LA XI GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA
PER LA CURA DEL CREATO 2026

(1° settembre 2026)

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“Forgeranno le loro spade in vomeri
e le loro lance in falci” (Is 2,4)


Cari fratelli e sorelle
,

nostro Signore Gesù Cristo è venuto nel mondo perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cfr Gv 10,10). Tale dono è al centro stesso della nostra missione di discepoli e della nostra vocazione comune a costruire una civiltà dell’amore. Mentre celebriamo questa Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, siamo invitati ancora una volta a contemplare il dono della vita e ad avere a cuore la terra che la sostiene, rendendo così concretamente lode al nostro Creatore.

Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito.

Il Dio della vita, che si è rivelato in Gesù Cristo, offre una pace che il mondo non può dare: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). Essa non è né superficiale né fugace; scaturisce dall’amore perenne di Cristo e dalla sua cura per ogni persona umana.

Eppure questa promessa di pace è in netto contrasto con le realtà che vediamo in varie parti del mondo. Il profeta Isaia ha parlato di un tempo in cui le nazioni «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri» (Is 2,4), trasformando ciò che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra.

La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia. Miete vittime, lacera famiglie e costringe milioni di persone a lasciare le proprie case, alimentando paura, ingiustizia e divisione (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 77-82); lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti.

Per di più, la guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro più ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, e la loro armonia con il creato. Essa rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace.

Le crisi menzionate richiedono, oltre che responsabilità, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una più profonda fedeltà a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del creato. Di fatto, le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l’ingiustizia e il degrado ecologico, non sono semplicemente il risultato di sistemi o strutture imperfetti; essi «si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo» (ibid., 10). In realtà, è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta. Esso, oltre che la sede delle emozioni, è il centro della persona, in cui convergono ragione, desiderio, volontà e coscienza. È lì che combattiamo con le voglie contraddittorie che ci abitano, amore e indifferenza, verità e illusione, giustizia e ingiustizia (cfr Gc 1,14-15). Le ferite della guerra e il degrado della terra, perciò, sono profondamente legati alla condizione del cuore umano. I conflitti che tormentano l’umanità sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine.

Papa Benedetto XVI ci ha ricordato che «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi» (Omelia per l’Inizio del Ministero Petrino, 24 aprile 2005). Il che ci invita a riconoscere che, in qualche maniera, ciò che è spezzato attorno a noi lo è anche dentro di noi. Per questo motivo, per costruire una società pacifica, non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori. Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana.

La chiamata profetica a “forgiare le spade in vomeri” (cfr Is 2,4) non è quindi solo un sogno per le nazioni, ma un appello rivolto a ogni persona. Ci invita a trasformare ciò che è male in vita. Tuttavia questa trasformazione non può essere realizzata soltanto attraverso un cambiamento esteriore. Essa richiede, in cooperazione con la grazia di Dio, una conversione più profonda, sia personale che collettiva: un ritorno al Signore, che riporterà ordine nei nostri desideri, guarirà le nostre ferite e ci aiuterà a crescere nella virtù.

Senza questa trasformazione interiore, la pace rimane fragile e di breve durata. Ma dove i cuori si rinnovano, si cominciano ad aprire nuove possibilità. Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato. Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda (cfr Francesco, Lett. enc. Laudato si’, 217). La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e più ampiamente nel mondo.

Sebbene le sfide che ci attendono siano enormi, il Signore non ci lascia privi dei mezzi di guarigione e di trasformazione. Al posto delle armi da guerra, il Dio della pace ci dona la forza di guarire, riconciliare e costruire una civiltà dell’amore. In questo modo siamo chiamati a tutelare i molti “ecosistemi” che ci sono stati affidati: del creato, delle relazioni umane e del cuore stesso dell’uomo.

Immaginiamo un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povertà, alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una visione del genere riflette la fede nell’avvento del Regno di Dio.

I veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore. Questi scaturiscono da cuori plasmati dal Vangelo e sostenuti dalla grazia di Dio. Solo queste qualità hanno il potere di trasformare gli individui, rinnovare le comunità e guarire le ferite del nostro mondo.

Cari fratelli e sorelle, il cammino che abbiamo davanti è chiaro, seppure non facile. Siamo chiamati a lasciare che i nostri cuori siano rinnovati, perché possiamo cercare la pace e prenderci cura del creato. La Scrittura ci raccomanda di custodire i nostri cuori, poiché è da essi che sgorga tutto ciò che facciamo (cfr Pr 4,23).

Se ci assumiamo questo compito con umiltà e fede, diventeremo collaboratori nell’opera di rinnovamento di Dio. Passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace.

Il Signore ci dia il coraggio di percorrere questa via, perché in questo nostro tempo le “spade” siano realmente “forgiate in vomeri”, la promessa del Vangelo si radichi più profondamente nel nostro mondo e la pace di Cristo regni su tutto il creato.

Dal Vaticano, 15 agosto 2026, Assunzione della B.V. Maria.

 

LEONE PP. XIV

Exaudi Redazione

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