Dare a Dio ciò che è di Dio
Cerchiamo un Dio comodo che assecondi i nostri desideri, invece di un Dio reale che trasformi i nostri cuori
Che gioia rivedere il Santo Padre alla finestra dopo la sua visita al Policlinico Gemelli. È di grande conforto per noi sapere che si sta lasciando alle spalle questo periodo difficile.
Da qui desidero unirmi con tutto il cuore a voi e alle vostre intenzioni, pregando con fede affinché questo doloroso processo canceroso venga sconfitto una volta per tutte.
Lo stesso Papa ha voluto esprimere la sua sincera gratitudine ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del Policlinico Gemelli , confessando con il cuore in mano che “questa esperienza mi ha fatto sentire in modo particolare la vicinanza a coloro che attraversano la malattia e una condizione di sofferenza ” .
Oggi, superato questo momento delicato , il Papa sta gradualmente riprendendo le sue attività. La sua testimonianza trasparente, vissuta nella propria vulnerabilità e senza artifici, conferisce ancor più valore alla lezione che ci ha impartito nell’Angelus di questa domenica.
Stiamo cercando Dio o stiamo cercando di avere ragione?
Commentando il Vangelo di Matteo, il Papa ha ricordato il momento in cui i farisei cercarono di mettere Gesù alle strette chiedendogli: «È lecito pagare il tributo a Cesare o no?». Quegli uomini non avevano alcun interesse ad apprendere o a cercare la verità; la loro unica intenzione era «vedere come Gesù sarebbe caduto in una trappola con una delle sue affermazioni » .
Ma Gesù non cadde nella provocazione: la sua risposta «lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di coloro che vogliono farlo cadere », lasciando loro quell’immortale lezione: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio! ».
È facile giudicare la malafede di quei farisei dalla comodità del nostro salotto. La difficoltà sta nel guardarci dentro e riconoscere che anche noi, ogni giorno, cadiamo nella stessa trappola: mettiamo Gesù alla prova per cercare di ottenere ciò che vogliamo .
La fede non è una garanzia per i nostri capricci.
Spesso ci accostiamo alla preghiera non per scoprire cosa Dio vuole da noi, ma per cercare di trasformare il nostro dialogo con Lui in una negoziazione manipolativa. Cerchiamo l’approvazione divina per decisioni egoistiche che abbiamo già preso. Distorciamo la fede o riduciamo la moralità a dilemmi creati su misura per giustificare le nostre comodità, dicendoci: “Se Dio è amore, il mio capriccio non può essere sbagliato”.
Cerchiamo un Dio comodo che assecondi i nostri desideri, invece di un Dio reale che trasformi i nostri cuori.
Di fronte a questo tentativo di creare una religione su misura per sfuggire alla realtà, il Santo Padre ci ha ricordato che «in Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia, ma al contrario viene a viverla ». Dio non vuole che ci rifugiamo in pii capricci; il suo Regno non elimina le nostre responsabilità umane, ma esige qualcosa di molto più trasparente: «vivere senza compromessi, liberi da ambizioni malvagie e interessi ingiusti, anteponendo il Regno di Dio e la sua giustizia » .
Né ipocrisia né rispetto umano
Per evitare la tentazione di manipolare Dio, il Papa ha colto nel segno definendo il vero profilo di chi sa dare a Dio ciò che Gli appartiene: “essere sinceri, senza timore né ipocrisia, liberi di fare il bene “. Perché l’ipocrisia e la paura del giudizio altrui sono proprio i due strumenti che usiamo per mascherare i nostri capricci. Da un lato, l’ipocrisia simula una facciata di pietà mentre il cuore resta legato all’interesse personale. Dall’altro, l’insincerità agisce per timore di ciò che gli altri diranno, per rispetto degli altri o per mera formalità, per evitare complicazioni.
Persino gli avversari di Gesù dovettero riconoscere la sua integrità, dicendogli: «Maestro, sappiamo che sei sincero, che insegni la via di Dio con fedeltà e che non ti lasci influenzare da nessuno, perché non guardi alle apparenze ». Gesù agì sempre senza lasciarsi intimidire dal potere né condizionare dalle apparenze, con assoluta coerenza di fronte a ogni forma di falsità o doppiezza.
Usa la libertà per fare del bene
Qui sta la grande differenza tra capriccio e vera fede. Spesso confondiamo la libertà con il capriccio. Il capriccio non è libertà: ci rende schiavi dei nostri impulsi immediati e ci porta a manipolare tutto ciò che ci circonda, persino la fede, per ottenere ciò che vogliamo.
La vera libertà cristiana, d’altra parte, non consiste nel fare ciò che ci pare o ciò che ci conviene, ma nell’essere “liberi di fare il bene” : avere il coraggio di scegliere la verità, anche quando ciò richiede di rinunciare ai propri interessi.
Oggi, mentre gioiamo ancora una volta per la guarigione del Santo Padre e ci uniamo con tutto il cuore alle sue preghiere, abbiamo una magnifica opportunità di accantonare ogni tentativo di manipolazione. Chiediamo la grazia di presentare a Dio un cuore trasparente, capace di “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio “, consegnandogli ciò che veramente gli appartiene: la nostra coscienza, la nostra vita e la nostra libertà, incondizionatamente orientate a fare sempre il bene.
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