15 Aprile, 2026

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Dal fatalismo alla speranza

Sulla violenza, la storia e la possibilità del progresso

Dal fatalismo alla speranza

Un libro curioso, L’attesa. Violenza, storia, felicità  di François-Xavier Bellamy (Rialp, 2024). Curioso per l’unicità dei suoi capitoli. Il primo tratta della violenza, il secondo della storia e del mito del progresso continuo, il terzo della felicità. Dei tre, il meno convincente, mi sembra, è l’ultimo. Inizia con la violenza e presenta, in modo conciso, le proposte di coloro che proclamano la violenza, la guerra e il combattimento come essenza della vita e della storia. Eraclito, Machiavelli, Hobbes, Hegel, Marx e Weber sfilano tra le sue pagine. Porta sulla scena Clausewitz, il quale sostiene che la guerra è politica continuata con altri mezzi. L’importante non è vincere la guerra, ma raggiungere l’obiettivo politico dichiarato. Altrimenti si possono raggiungere situazioni di estrema violenza, il cui risultato non è altro che desolazione. La nostra autrice propende maggiormente verso la proposta di Hannah Arendt, la quale – in linea con i classici – sottolinea che la politica è la risposta alla violenza: dialogo, controversia, accordi, consenso, etica della responsabilità.

Il panorama globale presenta uno sfondo di guerre e scoppi di violenza che rafforzano ampiamente l’idea che la lotta sia la levatrice della storia. Una storia senza pace perpetua o lieto fine. Prevalgono interessi economici, nazionalismo, odio e pregiudizi religiosi e razziali. È illusorio pensare a un mondo senza violenza? È inutile propugnare la pace? Un paradiso dove tutto è felicità, pace e amore non sembra realizzabile, ma impegnarsi per un mondo “che ci preservi dalla nostra stessa violenza” attraverso l’esperienza politica, intesa come arte del possibile, cercando di intrecciare i vari fili che compongono il tessuto della società, è un’impresa che vale la pena sostenere.

C’è progresso nella storia? Si chiede Bellamy. L’idea di progresso – ovvero che nella storia si passi dal meno al più grazie alla scienza, alla tecnologia, ai costumi e alle lotte di classe come ostetriche della storia – è stata e rimane una costante del pensiero sociale. Una conseguenza di questa visione semplicistica della storia è la convinzione che ciò che è nuovo, proprio perché nuovo, sia migliore di ciò che è venuto prima. Questo approccio ha avuto importanti sostenitori, tra cui Hegel, che ha tentato di pensare l’intera storia dall’inizio alla fine. Lo stesso Marx, con la dialettica hegeliana, credeva di aver scoperto le leggi scientifiche e necessarie della storia: la sua fine sarebbe stata un paradiso comunista, senza classi, senza violenza. La storia stessa mostrò loro che questa aspirazione era non solo irraggiungibile, ma anche mostruosa. Conosciamo l’esito finale di questa fatale arroganza.

Condivido la modesta proposta di Bellamy per il nostro presente in termini di successi e fallimenti. Afferma: “Come rendiamo possibile il vero progresso? Rispetto a quale valore assoluto, quale obiettivo invariabile adotteremo nel nostro cammino verso il progresso? Cosa vogliamo preservare? E cosa accettiamo di perdere?” (p. 107). Tutte queste domande costituiscono il quadro di riferimento della pratica politica che, tra le altre cose, ci insegna che il progresso, il futuro, non è predeterminato. Con questa prospettiva e scrivendo da questa latitudine peruviana, credo che il nostro Paese – e tanti altri – non sia condannato a seguire i percorsi e le derive sociali che altre latitudini del mondo hanno intrapreso. L’espressione “toccherà comunque al tuo Paese” rimane un residuo del mito dell’inevitabilità delle leggi della storia. Con spirito sereno, possiamo trovare risposte creative alle sfide che il futuro presenta: né mimetismo né imitazione, bensì discernimento. La storia non è finita, continua.

Francisco Bobadilla

Francisco Bobadilla es profesor principal de la Universidad de Piura, donde dicta clases para el pre-grado y posgrado. Interesado en las Humanidades y en la dimensión ética de la conducta humana. Lector habitual, de cuyas lecturas se nutre en gran parte este blog. Es autor, entre otros, de los libros “Pasión por la Excelencia”, “Empresas con alma”, «Progreso económico y desarrollo humano», «El Código da Vinci: de la ficción a la realidad»; «La disponibilidad de los derechos de la personalidad». Abogado y Master en Derecho Civil por la PUCP, doctor en Derecho por la Universidad de Zaragoza; Licenciado en Ciencias de la Información por la Universidad de Piura. Sus temas: pensamiento político y social, ética y cultura, derechos de la persona.