19 Aprile, 2026

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“Conclave”, tra thriller e fantasy: quando il cinema si allontana dallo Spirito Santo

Il film diretto da Edward Berger trasforma un processo profondamente spirituale in un gioco di potere e segreti

“Conclave”, tra thriller e fantasy: quando il cinema si allontana dallo Spirito Santo

Per secoli, l’elezione del Papa è stata uno dei momenti più solenni e misteriosi della vita della Chiesa. Non c’è da stupirsi che il cinema abbia cercato di addentrarsi in quel luogo sacro in cui si decide il futuro del cattolicesimo. Il film Conclave, basato sul romanzo di Robert Harris e diretto da Edward Berger, tenta di fare lo stesso… ma si discosta notevolmente dalla realtà.

Con la recente scomparsa di Papa Francesco, gli occhi di tutti sono rivolti a Roma e l’uscita di questo film non poteva giungere in un momento più opportuno e, al contempo, inopportuno.

Intrighi, colpi di scena, cardinali sospetti… Stiamo davvero parlando di un conclave?

Il film ha il ritmo di un thriller, questo è indiscutibile. La sceneggiatura trascina lo spettatore in un turbine di sospetti, oscuri segreti e alleanze tra i cardinali, che devono non solo eleggere il futuro Papa, ma anche affrontare minacce interne e pressioni esterne. Tuttavia, in termini di realismo, il film si prende molte licenze artistiche, creando un’atmosfera di tensione e cospirazione che potrebbe facilmente provenire da un romanzo di spionaggio.

La storia è incentrata sul decano del Collegio dei Cardinali, interpretato da un sobrio Ralph Fiennes, che scopre segreti sul defunto Papa mentre cerca di gestire il processo elettorale. Man mano che il film procede, emergono personaggi che sembrano incarnare ogni sorta di interesse all’interno della Chiesa: coloro che si appropriano dei corridoi del potere, coloro che manipolano gli altri e coloro che cercano di perseguire i propri interessi personali.

La narrazione è indubbiamente avvincente e possiede tutti gli elementi per catturare l’attenzione dello spettatore: tradimenti, colpi di scena e, naturalmente, l’immancabile momento della “fumata bianca”. Ma ciò che viene presentato sullo schermo è eccessivamente distante dalla vera natura del conclave. I cardinali del Conclave sembrano vivere in un mondo di costanti intrighi politici, quasi come se prendessero decisioni simili a quelle di un consiglio di amministrazione di alto livello o di un’assemblea degli azionisti di una multinazionale. Tuttavia, nella realtà le cose non stanno neanche lontanamente così.

Non è così che funziona un conclave

Per cominciare, il tono. Il vero conclave non ha nulla a che vedere con una partita a scacchi tra cardinali ambiziosi. La realtà è molto più sobria e non lascia spazio a un clima di ansia di potere. Gli elettori, tutti di età inferiore agli 80 anni e nominati dai papi precedenti, non vengono a Roma per contendersi il potere, ma per discernere insieme chi potrà essere il nuovo pastore della Chiesa. Con le loro differenze, certo, ma anche con una grande consapevolezza della responsabilità spirituale che portano.

Infatti, i cardinali che partecipano al conclave vengono accuratamente selezionati non solo in base alla loro età, ma anche in base alla loro esperienza pastorale e teologica. Ognuno di loro è considerato una persona in grado di rappresentare la Chiesa universale, che ha dimostrato di essere fedele e saggia nel proprio lavoro al suo interno e che sa, soprattutto, di essere lì per una ragione molto più grande della propria: cercare la volontà di Dio.

Ci sono poi le modalità. Nel film, i cardinali sembrano liberi di andare e venire, di parlare tra loro come se fossero in una sala conferenze, di ricevere visitatori e persino di indagare su questioni losche. In realtà, una volta iniziato il conclave, sono completamente isolati dal mondo esterno. Niente cellulari, niente giornali, niente chiamate. Soltanto loro, la preghiera e lo Spirito Santo.

Il fatto che i cardinali siano completamente scollegati dalla realtà esterna ci ricorda che il conclave non è solo una votazione: è una profonda riflessione e un atto di fede in cui lo Spirito Santo guida i loro cuori e le loro menti. Sebbene il film dipinga i cardinali come figure intriganti che negoziano tra loro, la vera missione di questi uomini è qualcosa di molto più nobile e profondo: discernere chi è il successore di Pietro scelto da Dio.

Il grande assente: Dio

E a proposito dello Spirito Santo: è probabilmente il grande assente del film. Perché, che ci piaccia o no, l’elezione del Papa non è solo un processo umano. È anche e soprattutto un atto di fede. In realtà, l’intero processo è permeato di liturgia, di silenzio e di supplica a Dio affinché illumini i cardinali. Questo non appare sullo schermo. Ed è un peccato, perché è proprio questo che dà senso al conclave.

Il processo elettorale è intrinsecamente caratterizzato dalla preghiera, dalla riflessione e dal processo decisionale sotto la guida divina. In ogni votazione, i cardinali chiedono l’aiuto di Dio affinché, tramite lo Spirito Santo, possano prendere la decisione giusta. Il film, tuttavia, ci presenta un conclave in cui la politica umana sembra essere l’unica cosa in gioco.

È importante notare che, quando inizia il conclave, si tiene una messa durante la quale tutti i cardinali pregano affinché la sapienza divina e lo Spirito Santo li guidino nella loro elezione. L’assenza nel film di questo aspetto fondamentale dell’elezione papale sottolinea la disconnessione dalla vera essenza del processo.

Chi è il Papa ideale?

Il film, come molti altri prima di esso, fantastica sull’idea di un candidato “a sorpresa”, giovane, carismatico, persino quasi sconosciuto. Si tratta di una visione semplificata che, pur risultando divertente sullo schermo, non rispecchia la serietà del processo reale. Il conclave non si basa sulla ricerca di un leader popolare che attiri la folla. La realtà è più prudente e profonda. I cardinali tendono a rivolgersi a persone esperte, preparate a guidare la Chiesa in avanti, con equilibrio, preghiera e una chiara visione pastorale.

In fin dei conti si tratta di scegliere il successore di Pietro, non il protagonista di una serie di fantasia. Il Papa ideale non è necessariamente il più carismatico, ma colui che ha la capacità di guidare la Chiesa con saggezza e umiltà. Un Papa deve essere un uomo di fede, che ha il coraggio di seguire l’esempio di Cristo e di servire la Chiesa con una visione che va oltre gli interessi personali o i giochi di potere.

Cinema contro la verità

Non si tratta di criticare il film. Ha il suo interesse, il suo ritmo, la sua atmosfera. Ma non può essere considerato un riflesso fedele di ciò che accade realmente. Si tratta di una finzione molto lontana dalla realtà. Perché il conclave non è solo una votazione, né una trattativa a porte chiuse. È un momento chiave per oltre un miliardo di cattolici in tutto il mondo. Un momento che, anche se può non sembrare, è segnato più dalla preghiera che dalla strategia.

E ora, mentre aspettiamo la fumata bianca, forse è una buona idea spegnere lo schermo per un attimo e aprire gli occhi su ciò che è realmente in gioco: non una lotta di potere, ma la ricerca, tra molti, della volontà di Uno.

L’elezione di un Papa è il momento culminante di un processo che inizia molto prima dell’ingresso dei cardinali nella Cappella Sistina. Sono in gioco la vita della Chiesa, la cura dei suoi fedeli e la gestione delle sue risorse. Quindi, nonostante il fascino che il film suscita, la cosa più importante non è come viene scelto il Papa, ma se la persona scelta è disposta a fare la volontà di Dio.

Questo è il vero cuore del conclave: preghiera profonda, ricerca costante della verità divina e, soprattutto, atto di fede.

Alberto Ramírez, CEO di Exaudi

Exaudi Redazione

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