07 Ottobre, 2026

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Claypole: Dove il Cuore di Don Orione attende Leone XIV

Una pietra portata da Roma, il cuore di un santo che scelse di rimanere in Argentina, e un'opera che, a più di nove decenni di distanza, continua a fare della carità una casa

Claypole: Dove il Cuore di Don Orione attende Leone XIV
Il 28 aprile 1935 fu posata la prima pietra del Cottolengo di Claypole

Quando Leone XIV arriverà al Piccolo Cottolengo Don Orione di Claypole, non entrerà semplicemente in un istituto dedicato alle persone con disabilità. Entrerà in un capitolo di storia iniziato più di novant’anni fa e che ha un legame particolare con Roma.

Una pietra portata da Roma

Il 28 aprile 1935, San Luigi Orione pose la prima pietra del Cottolengo a Claypole. Al suo interno, collocò un simbolo unico: un mattone della Porta Santa della Basilica di San Pietro, portato da Roma come ricordo dell’Anno Santo.

Don Orione arrivò per la prima volta in Argentina nel 1921. Questa terra sarebbe poi diventata la sua seconda casa. Durante il suo lungo soggiorno, tra il 1934 e il 1937, promosse l’espansione della sua attività e diede forma al progetto Claypole, inaugurato nel 1936.

Ma Claypole è solo un esempio della profonda impronta lasciata da Don Orione su queste terre. La sua opera si è estesa ben oltre i confini argentini e continua ancora oggi in diverse comunità e progetti. Forse è per questo che Claypole riveste un tale valore simbolico: è il luogo in cui si trova una delle espressioni più visibili della sua missione e, a distanza di anni, anche il suo cuore è rimasto lì.

“Lascio il mio cuore in Argentina”

Prima di tornare definitivamente in Italia, Don Orione espresse un desiderio che in seguito avrebbe assunto un significato letterale: “Lascio il mio cuore in Argentina”.

Morì in Italia nel 1940. Decenni dopo, la reliquia del suo cuore giunse nel nostro paese e, dal 2000, è custodita permanentemente nel Santuario Don Orione di Claypole.

Il suo cuore rimase lì, dove anche il suo lavoro aveva messo radici.

Un’opera che continua a vivere

Oggi, Cottolengo conta oltre 400 residenti e più di 100 visitatori giornalieri. Circa 400 professionisti, tecnici e personale, insieme a religiosi e volontari, contribuiscono alla vita quotidiana della struttura attraverso l’assistenza, la riabilitazione, l’istruzione, i laboratori e la compagnia.

Tutto ciò si svolge su una proprietà di circa 50 ettari, dove operano 16 case famiglia.

È un’opera dedicata soprattutto ai più bisognosi, a coloro che non possono permettersi cure e riabilitazione. È un esempio concreto di una delle convinzioni di Don Orione che lo ha accompagnato per tutta la vita: “Solo la carità salverà il mondo”.

Posizionare al centro

Leone XIV parlò anche di una Chiesa capace di tendere la mano a coloro che soffrono di malattia, povertà o disabilità. In agosto, durante un incontro a Rimini, ricordò che Gesù non lasciò queste persone ai margini: le accolse e le pose al centro, riconoscendone la dignità.

Forse è così che si può interpretare la scelta di Claypole durante la sua visita in Argentina. Non semplicemente come una tappa ufficiale, ma come un incontro con una comunità di oltre quattrocento abitanti, dove la vulnerabilità non dovrebbe significare esclusione.

Quando Leone XIV arriverà a Claypole, troverà anche il cuore di quel sacerdote italiano che fece dell’Argentina la sua seconda patria e sognò una casa per coloro che spesso non trovavano un posto da nessuna parte.

La storia ebbe inizio con una pietra giunta da Roma. Proseguì con un cuore che scelse di rimanere in Argentina. E novantuno anni dopo, un successore di Peter arriverà nel luogo in cui quell’opera continua a vivere.

Ana Tina Colussi

Periodista, comunicadora y catequista. Diplomada en Comunicación Católica y Animadora Bíblica de la Pastoral. Desde hace más de siete años acompaña la comunicación de la Iglesia a través de distintos medios y proyectos de evangelización. Comparte diariamente "Un minuto con Jesús", una sencilla reflexión del Evangelio que puede seguirse en sus redes sociales y que busca acompañar la vida de fe con la fuerza de las pequeñas palabras. Cree en la simpleza de las palabras, en la fuerza del encuentro y en el poder de la comunicación para sembrar esperanza, tender puentes y acercar a las personas a Dios.