Cardinale Arizmendi: Incontro con i poveri, incontro con Gesù
Dilexi Te (1)
Il cardinale Felipe Arizmendi, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e responsabile della Dottrina della fede presso la Conferenza episcopale messicana (CEM), offre ai lettori di Exaudi il suo articolo settimanale.
FATTI
Il vescovo Samuel Ruiz, mio predecessore in Chiapas, fu criticato da molti perché difendeva con tutto il cuore la dignità e i diritti dei popoli indigeni della sua diocesi, trattati come schiavi, discriminati e oppressi. Quando fui inviato lì, alcuni temevano che avrei indebolito il suo lavoro pastorale; altri auspicavano, proprio per questo, che la diocesi prendesse un’altra strada e smettesse di lottare per la dignità dei popoli indigeni. Poiché mi resi conto che questo lavoro era spiccatamente evangelico e cattolico, anziché condannarlo, cercai di continuarlo e di dargli maggiore forza, perché l’opzione per i poveri non è tanto una scelta che si può fare o meno, ma è costitutiva della Chiesa. Se non si fa questa opzione, non saremmo nemmeno cristiani.
È vero che alcuni, soprattutto i catechisti più importanti di quella diocesi, scelsero di imbracciare le armi e di ribellarsi al sistema oppressivo. Il mio predecessore li aiutò a comprendere l’ingiustizia che stavano subendo e la necessità di cambiare il sistema sociale, culturale e politico, ma era un nemico della lotta armata; non incoraggiò mai quella strada; arrivò persino a destituire quei catechisti dai loro incarichi. Alcuni lo classificarono come un sostenitore di una teologia della liberazione che consideravano marxista, comunista e non cattolica; tuttavia, ciò che fece, e continua a fare, è una teologia della liberazione nettamente biblica, cattolica e perfettamente in linea con i piani di Dio.
Papa Francesco, in continuità con tutta la tradizione biblica e patristica e con gli insegnamenti più recenti dei Papi, ha insistito con forza su questo amore preferenziale per i poveri, e per questo è stato criticato. Ci si aspettava che il suo successore invertisse la rotta e che la Chiesa si concentrasse maggiormente sulla religiosità, sulla liturgia, sulle pratiche di pietà, e smettesse di promuovere la giustizia sociale, i diritti e la dignità degli emarginati e la cura della casa comune. A quanto pare, Papa Leone XIV, soprattutto nella sua recente Esortazione Apostolica Dilexi te (Ti ho amato), non inverte la rotta, ma piuttosto approfondisce questa opzione preferenziale, che non sarà mai esclusiva o escludente.
FULMINE
L’esortazione del Papa si compone di cinque capitoli: “Alcune parole indispensabili”, “Dio sceglie i poveri”, “Una Chiesa per i poveri”, “Una storia che continua” e “Una sfida permanente”. Fin dall’inizio, il Pontefice afferma di voler proseguire quanto Papa Francesco aveva programmato di dirci, e ne trascrive persino alcune parole. Condivido con voi alcuni paragrafi di ciò che Papa Leone XIV ci sta ora dicendo:
«L’amore divino e umano del Cuore di Cristo si identifica con i più piccoli della società e con il suo amore, donato fino alla fine, manifesta la dignità di ogni essere umano, soprattutto quando è più debole, più miserabile e sofferente. Contemplare l’amore di Cristo ci aiuta a prestare maggiore attenzione alla sofferenza e ai bisogni degli altri, rendendoci sufficientemente forti per partecipare alla sua opera di liberazione, come strumenti per diffondere il suo amore» (2).
Condivido «il desiderio del mio amato Predecessore che tutti i cristiani percepiscano il forte legame tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a raggiungere i poveri. Anch’io, infatti, ritengo necessario insistere su questa via di santificazione, perché la chiamata a riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti rivela il cuore stesso di Cristo, i suoi sentimenti e le sue scelte più profonde, a cui ogni santo si sforza di conformarsi» (3). «Nessun gesto di affetto, neppure il più piccolo, sarà dimenticato, soprattutto se rivolto a quanti vivono nel dolore, nella solitudine o nel bisogno» (4).
«Non siamo nell’orizzonte della carità, ma della Rivelazione; il contatto con chi non ha né potere né grandezza è una via fondamentale per incontrare il Signore della storia. Nei poveri, Egli ha ancora qualcosa da dirci» (5).
«Sono convinto che l’opzione preferenziale per i poveri genera uno straordinario rinnovamento sia nella Chiesa sia nella società, quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenziali e riusciamo ad ascoltare il loro grido» (7).
«Dio si preoccupa delle necessità dei poveri. Perciò, ascoltando il grido dei poveri, siamo chiamati a immedesimarci nel cuore di Dio, che si preoccupa delle necessità dei suoi figli, specialmente dei più bisognosi. Se invece rimanessimo indifferenti a questo grido, i poveri presterebbero la loro voce al Signore contro di noi, e noi saremmo colpevoli di peccato, allontanandoci dal cuore stesso di Dio» (8).
Il Papa ha appena ribadito questo punto nella sua omelia per il Giubileo della Spiritualità Mariana: «Ci sono culti che non ci uniscono agli altri e anestetizzano il nostro cuore. Allora non viviamo incontri veri con coloro che Dio pone sul nostro cammino. Guardiamoci da ogni strumentalizzazione della fede, che rischia di trasformare chi è diverso – spesso i poveri – in nemici, in “lebbrosi” da evitare e scartare. La via di Maria segue quella di Gesù, e la via di Gesù è verso ogni essere umano, specialmente i poveri, i feriti, i peccatori. Pertanto, l’autentica spiritualità mariana rende presente nella Chiesa la tenerezza di Dio, la sua maternità» (12 ottobre 2025).
AZIONI
Per essere veri adoratori di Dio, autentici seguaci di Gesù, fedeli cattolici esemplari, dobbiamo essere buoni samaritani per tutti coloro che soffrono nel corpo o nello spirito, ed essere una manifestazione dell’amore di Dio e della Vergine Maria per loro.
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