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27 Febbraio, 2026

17 min

Arrendersi, Amore e Felicità

L'uomo, un essere per l'amore e l'arrendersi

Arrendersi, Amore e Felicità

Torniamo ora all’inizio di questa  serie di articoli , quando distinguevo l’uomo dagli animali proprio in relazione all’amore.

Ma, dopo quanto abbiamo studiato sulla consegna, queste differenze sono molto evidenti, come vedremo tra poco.

1. Gli animali non amano

Una volta che diventa chiaro che il dono di sé è il culmine essenziale del vero amore, indissolubilmente legato ad esso, diventa anche evidente che, a differenza delle persone,  gli animali  non  amano,  non possono  amare.

Se usiamo la parola  amore  nel suo senso più vero, parlare di amore tra loro è solo una metafora scadente o un errore, una specie di inganno.

In senso stretto,
nessun animale ama (o si abbandona).

Non amano perché non sanno donarsi.

Il motivo di fondo può essere intuito intuitivamente, anche se non è semplice (pertanto chiedo al lettore di non preoccuparsi se non comprende appieno questa sezione: può facilmente passare alla successiva o a quella dopo ancora o a quella dopo ancora…).

Si potrebbe riassumere come segue:

  • L’impegno è l’elemento fondamentale dell’amore.
  • L’animale non può amare perché non può arrendersi.
  • E in ultima analisi non è in grado di farlo perché non appartiene a se stesso, perché non è padrone di sé stesso.

L’animale non può arrendersi
perché non è padrone di sé stesso.

Non può arrendersi perché non è “padrone di se stesso”

Cosa significa “non appartenere a se stessi” o “non essere padroni di se stessi”?

  • In parole povere, ogni animale fa parte della specie a cui —ora, effettivamente—  appartiene.
  • Che l’essere degli animali e delle piante, così come quello delle realtà inerti, debba essere concepito come una semplice porzione o frammento di un tutto più grande.
  • Come una specie di prestito ecologico – se ci è consentito usare questa metafora – che nasce dalla materia per un certo tempo e poi scompare, senza lasciare alcuna  traccia veramente individuale.

In senso stretto,
l’animale è una “parte” della sua specie
e, in tal senso, “appartiene” alla sua specie.

Non ha un essere “posseduto”

Oppure, per affrontare la questione da un’altra prospettiva, a cui ho accennato.

  • Come sappiamo e come spiegano i genetisti, ogni animale ha senso solo in relazione alla sua specie, di cui è solo un esempio.
    • Si intende riprodurlo e mantenerlo nel tempo, dando vita, a sua volta, ad altri esemplari della stessa specie.
  • Da questo punto di vista, come ho appena detto, fa parte della specie, alla quale in ultima analisi appartiene.
    • Oppure, guardandola dall’altro estremo, non appartiene a se stessa, non ha un essere proprio.

Ogni animale non ha un essere proprio,
ma fa parte, per così dire,
del gruppo della sua specie.

E nessuno dà ciò che non ha

  • Ma, come ben sappiamo e abbiamo sentito dire tante volte, nessuno dà ciò che non ha.
  • Di conseguenza, non possedendo se stesso, non avendo il controllo su se stesso, non avendo se stesso,  l’animale non può veramente arrendersi a niente e a nessuno .
  • Perciò è incapace di amare, se intendiamo questo termine nel suo senso più vero e pieno, che include il dono di sé.

Poiché nessun animale appartiene a se stesso,
può essere ceduto in cambio di amore.

2. Uomini e donne, “fatti” per l’amore e il dono di sé

  • L’uomo è capace di amare fino alla fine perché è capace di donarsi completamente.
  • Il suo essere gli è stato concesso come proprietà privata e, di conseguenza, egli appartiene a se stesso, è davvero padrone di sé stesso.
  • Perciò, nel momento meraviglioso in cui si innamora – e continua ad innamorarsi sempre di più – può disporre di sé e donarsi alla persona amata, con un atto supremo di generosità: per la vita e in tutte le sue dimensioni, se si tratta di amore coniugale.

Nella stessa misura in cui un uomo o una donna
sono padroni di se stessi,
possono anche arrendersi.

Con due condizioni (nell’essere e nell’agire)

In breve, la prima e più profonda condizione della resa è l’appartenenza a se stessi,  l’essere padroni del proprio essere  (perché, come ho appena ricordato, nessuno dà ciò che non ha, ciò che non possiede).

Ma a questa esigenza basilare e fondamentale si aggiunge una sorta di esigenza quotidiana,  pratica,  casalinga.

E che, nella vita quotidiana, quell’uomo o quella donna siano anche padroni di se stessi, del loro comportamento: cioè che la loro volontà  prevalga sui loro appetiti e sulle loro tendenze e  di fatto li domini.

E questo vale sempre. Non solo nella vita sessuale, ma in ogni circostanza della vita quotidiana.

Per arrendersi
è essenziale essere padroni di sé stessi.

La mancanza di autocontrollo impedisce la resa genuina

Chi  non è  padrone di sé stesso?

Per fare un esempio concreto e relativamente semplice, si pensi a qualcuno che non riesce a controllare il proprio umore e il proprio stato mentale.

Oppure, in termini equivalenti, l’uomo o la donna che, nelle loro azioni,  non sono veramente liberi,  ma  dipendono  dalle loro condizioni fisiche, dalla pressione sanguigna, dal clima, dall’assenza di contrattempi, dal successo dei programmi fatti per il fine settimana o le vacanze, dal possesso di certi beni o strumenti…

E sembra ovvio che una persona con queste carenze difficilmente sarà in grado di amare veramente e seriamente: non possedendo o controllando se stessa, ma piuttosto essendo posseduta o dominata da quell’insieme di circostanze esterne e interne,  e non avendo  sufficiente libertà,  sarà incapace di arrendersi.

Chi non è padrone di sé difficilmente potrà amare:
sarà incapace di abbandonarsi in modo reale e deciso.

E la felicità come conseguenza

1. Amore e felicità

Un essere per amore (e resa)

E con questa mancanza di amore, frustrerà la sua stessa esistenza.

  • L’uomo e la donna  sono destinati ad amare; questo è il loro “bisogno” fondamentale e costitutivo.
  • E poiché l’amore culmina nella resa, entrambi aspirano naturalmente a donarsi l’uno all’altro, definitivamente.

Non è difficile comprendere questa intima inclinazione, che servirebbe a definire l’uomo – donna o uomo, donna  uomo – come  un essere-per-l’amore.

Se amare significa desiderare il bene dell’altro, cosa aspireremo a dare a chi amiamo follemente?

  • Chiaramente, il meglio che abbiamo.
    • E “quello” è la persona stessa, che non è solo un grande bene, ma il più grande che si possiede.

Ebbene, come sappiamo e come ho appena ricordato,  la persona è la cosa più perfetta che esista in tutta la natura,  la cosa più perfetta che si trovi in ​​essa:  perfectissimum in tota natura , secondo l’espressione ormai classica.

La cosa più grande che un essere umano “ha”
è ciò che “egli è”:
la sua stessa persona.

La felicità risultante

il grande paradosso  è che solo così, abbandonandosi, dimenticandosi,  donando tutto se stesso  —in senso figurato, ma certo e vero—, la persona raggiunge la propria  pienezza e felicità ,  come sottolineeremo d’ora in poi e come discuterò espressamente più avanti.

L’uomo è radicalmente e pienamente uomo, persona, solo nella misura in cui persegue il bene dell’altro in quanto altro, in quanto si dona per amore.

E nella stessa proporzione, cresce come persona ed è e si sente felice, beato,  senza cercarlo affatto (anzi, a condizione di non perseguirlo).

L’amore e la devozione portano,
come conseguenza necessaria,
la felicità.

2. Amore, dedizione e crescita personale

Solo l’amore fa crescere una persona

Rafforziamo questa idea, per contrasto, partendo dall’estremo opposto.

  • Il dono è costitutivo del soggetto umano, che gli consente di essere una persona intera e completa.
  • Pertanto, se non amano fino al dono di sé, gli uomini e le donne non raggiungono  il loro pieno potenziale come persone.
  • Inoltre, si stanno dissolvendo, sprecando la grandezza della loro stessa condizione.

Alcune testimonianze dirette

Caldera lo afferma in modo succinto, ma chiaro e deciso  :

  • La vera grandezza dell’uomo, la sua perfezione e quindi la sua missione o scopo è l’amore. Tutto il resto – capacità professionale, prestigio, ricchezza, durata della vita, sviluppo intellettuale – deve convergere verso l’amore, altrimenti alla fine perde significato.

Allo stesso modo, seguendo le orme di  Frankl  e con l’autorevolezza garantita dai suoi molti anni di esperienza come psichiatra,  Juan Cardona Pescador lo spiega:

  • Attraverso l’amore, gli esseri umani ricevono la loro qualificazione ultima: a seconda della natura del loro amore, raggiungono la loro pienezza esistenziale o ne vengono distorti. La scelta dipende dalla qualità e dall’intensità del loro amore.
  • Solo donandosi e donandosi si può vivere veramente e raggiungere la pienezza del proprio essere libero. Si diventa innaturali se ci si rifiuta di amare, se si reprime liberamente la propria capacità di amare, creando così il vuoto esistenziale dell’amore non corrisposto.

La spiegazione di Guardini

E in un modo diverso, un po’ più difficile, ma comunque completo,  lo spiega Romano Guardini.

  • Stabilisce, prima di tutto, la forza positiva dell’amore per la realizzazione personale, per il proprio sviluppo e per la crescita di ogni altra persona:
    • Altrettanto cruciale per la salute di una persona è l’amore […].
    • Chi ama cammina costantemente verso la libertà;  verso la libertà dalle proprie catene, cioè da se stesso. E così facendo, uscendo da sé attraverso l’intuizione e il sentimento, raggiunge la pienezza. L’orizzonte si apre intorno a lui e il suo vero io guadagna spazio.
    • Chiunque conosca l’amore conosce questa legge:  solo uscendo da sé  si apre l’orizzonte in cui il proprio essere  diventa reale e tutto fiorisce.  In questo spazio si realizzano anche la creazione autentica e l’azione pura, tutto ciò che testimonia la dignità del mondo dell’essere.
  • E subito evidenzia le conseguenze negative che derivano dalla mancanza di amore e di impegno:
    • Il malato  ,  non appena abbandona  l’amore  […].
    • Allora l’esistenza diventa una prigione. Tutto si chiude. Le cose ci opprimono, tutto diventa estraneo e ostile nella sua essenza più intima, il significato ultimo ed evidente scompare. L’essere non fiorisce più.

Solo dando tutto se stesso con dedizione
una persona raggiunge la realizzazione
e la conseguente felicità.

3. Paradosso o contraddizione?

Dare senza perdere?

Dare o donarsi… senza perdere: è possibile?

In molte occasioni, mentre spiegavo le esigenze di resa, di oblio e di scomparsa per il bene della persona amata, più di una persona ha protestato, con grazia e buon umore.

Insomma, è venuta a dirmi che anche lei aveva i suoi  piccoli diritti  di prendersi cura di sé, di essere un po’ felice.

Il tono della protesta è sempre stato amichevole, divertente e abbastanza sfumato da evitare che la situazione diventasse tesa.

Ritengo tuttavia che si tratti di una questione rilevante, meritevole di ulteriori riflessioni.

Le esigenze di resa
operano a favore della persona umana,
non contro di essa.

La “partecipazione” dell’amore

Cerchiamo di capire le ragioni che stanno dietro alle affermazioni precedenti.

Lo farò innanzitutto tornando a uno dei principi più alti della metafisica e riportandolo alla vita di tutti i giorni: il cosiddetto principio di  partecipazione.

E, in particolare, ai fini del nostro studio, ritengo necessario distinguere tra:

  • partecipazione  alle realtà materiali
  • e ciò che è proprio  dello spirituale.

A) Partecipare a qualcosa di fisico (prendere una parte, distruggendo il tutto)

Un paio di idee, per quanto riguarda la prima, sulla partecipazione all’attività fisica.

  • Sembra chiaro che, per condividere qualcosa di corporeo, di materiale, è essenziale dividerlo in  parti  e ridistribuirlo , in modo che nessuno di coloro che lo condividono possa  possedere l’intera realtà in questione.
  • E se non si tratta di condividere, ma di donare completamente, chi fa la donazione di qualcosa di materiale si ritrova inevitabilmente senza ciò che ha donato.

Basti pensare all’assoluta necessità di dividere un’eredità quando gli eredi sono più di uno, o all’impossibilità per uno qualsiasi dei figli che vengono a una festa con la voglia di dolci di mangiare tutti i dolci o l’intera torta al cioccolato.

In senso strettamente materiale o fisico, dare o distribuire equivale a perdere, a cessare di possedere.

L’aspetto fisico diminuisce quando viene distribuito.

B) Per partecipare alle questioni spirituali (per nutrirle)

Lo stesso non si può dire di quella che, in senso lato, potremmo chiamare partecipazione immateriale o, meglio ancora, spirituale.

In essa non solo ciò a cui si è partecipato non va perduto, ma in molte occasioni viene guadagnato, moltiplicato e cresciuto.

1) Gioia

  • Ad esempio, l’atto di comunicare una gioia (di condividere con gli altri ciò che mi rende felice) non implica che la nostra felicità diminuisca, ma piuttosto che solitamente aumenti.
    • E da lì, tra le altre ragioni, nasce il desiderio e quasi la necessità di condividere le nostre soddisfazioni con le persone care.
    • Non solo per renderli felici, ma anche – anche se di solito non è questo che cerchiamo e non ci pensiamo nemmeno – perché noi stessi ci sentiamo più felici quando lo comunichiamo o lo condividiamo con gli altri.
    • O, meglio ancora, poiché  la gioia stessa, per sua stessa natura, chiede di essere condivisa, tende ad espandersi.

La gioia aumenta
quando è condivisa con gli altri.

2) Conoscenza

  • Qualcosa di simile accade con  la conoscenza  . A parte le circostanze ambientali e psicologiche, il fatto che qualcosa venga spiegato a cinquecento o cinquecento persone non cambia di per sé la quantità di conoscenza che ogni persona può assimilare.
    • In uno scenario ideale, tutti potrebbero accogliere pienamente ciò che viene loro trasmesso.
    • E anche se uno degli ascoltatori fosse più dotato e/o preparato dell’oratore, attraverso le parole di quest’ultimo potrebbe arrivare a comprendere la realtà con maggiore ampiezza e profondità rispetto all’oratore stesso.
  • Ma c’è un’altra cosa, forse più significativa: in molte occasioni, comunicando ciò che sappiamo, la nostra conoscenza aumenta; finiamo per conoscerla di più e meglio.
    • L’insegnante professionista che non si limita a leggere gli appunti o a ripetere meccanicamente ciò che ha quasi dimenticato…; colui che, mentre spiega, riflette attentamente su ciò che sta presentando…
    • …invece di perdere ciò che sa, in molti casi approfondisce quella conoscenza e la rende più chiara a se stesso, nella stessa misura in cui la riconsidera con l’intenzione di farsi capire da coloro che sono meno dotati o preparati.

3) Amore

  • E non parliamo nemmeno dell’amore!
  • Chi si è immerso veramente in questa esperienza è assolutamente certo che, amando più persone, migliori e in numero maggiore, la sua capacità di amare aumenta in modo esponenziale.
  • Parafrasando  Eraclito,  si potrebbe dire che i limiti del cuore (della volontà) non saranno mai trovati: tanto vasti sono i suoi confini… e si estendono sempre di più quanto più si ama.

La spiritualità non diminuisce quando vi si partecipa
, anzi può addirittura crescere.

La crescita insita nell’amore

Partecipazione allo spirituale

La conclusione è ovvia.

Indubbiamente, ogni volta che doniamo qualcosa che ha una componente fisica – tempo, attenzione, beni materiali – non siamo più in grado di conservarlo o di utilizzarlo per altri scopi. Lo perdiamo, anche se miglioriamo noi stessi grazie a quella generosa donazione (o siamo in grado di migliorarci).

Ma, come ho appena suggerito, lo stesso non vale per l’amore, il cui nucleo è eminentemente spirituale.

E, di conseguenza, non ha posto nemmeno con quelle realtà che veramente doniamo  con amore e per amore:  siano esse materiali, spirituali o una combinazione di entrambe.

  • Certamente, ciò che abbiamo donato ora non è più disponibile per noi e, in questo senso, è perduto.
  • Ma, da una prospettiva personale, c’è sempre un aumento della perfezione, che si traduce, tra le altre cose, in  una crescente capacità di continuare ad amare di più e meglio  e di essere sempre più felici.

Chi si dona per amore
ne esce sempre avvantaggiato come individuo.

Senza validità, le leggi del mercato

Come ho accennato prima, le leggi dello scambio, tipiche del mercato, non valgono per l’amore   , eppure siamo così abituati ad esse che tendiamo a misurare con esse anche l’amore più genuino!

Carlos Llano lo spiega così  :

  • Oggi, a causa del mercantilismo imperante, si è diffusa l’idea errata che l’impulso naturale dell’uomo sia il desiderio di rimediare alle proprie mancanze e non l’effusione della propria pienezza.
  • Molti di coloro che la pensano così hanno marginalizzato la vita familiare e il suo profondo impatto educativo; hanno marginalizzato la vita dello spirito, che cresce quando è condivisa, limitandosi solo alla materia, che si perde quando è condivisa.

E si conclude con i versi di  Machado:

  • Una moneta nella tua mano / forse dovrebbe essere conservata, / la piccola moneta dell’anima / è persa se non viene donata.

Mentre in altri ambiti nessuno dà ciò che non ha,
in amore si ha solo ciò che si dà.

4. Smantelliamo il paradosso

La consegna del non consegnare

La seconda considerazione darebbe luogo a lunghe discussioni, ma ora non è il momento di farlo, se non per sottolinearle.

Il punto è che, relativamente spesso, non riusciamo a comprendere appieno cosa comporti la vera dedizione.

  • In particolare, non riusciamo a renderci conto che, a volte,  arrendersi consiste proprio nel  non dare.
  • E che, in altri, ciò comporterà addirittura il richiedere o, ancor più, l’esigere che sia la persona amata a donarsi: che compia certe azioni o attività, o che adotti un atteggiamento particolare, che esige sforzo, dedizione e oblio di sé.
  • Se  lo pretendete , ripeto, educatamente, ma con fermezza, senza concessioni.

Per comprendere meglio queste ultime idee, vale la pena ricordare che, in tutto ciò che riguarda l’amore, l’unico criterio definitivo è  il vero bene di  te,  dell’altro  .

Quando si tratta del vero amore,
l’unico criterio definitivo è il vero bene tuo e dell’altro.

Il miraggio della falsa consegna

Questa attenzione esclusiva al bene dell’altro (lui o lei) aiuterà a svelare certe illusioni.

Metteranno in luce alcuni errori, che ci porterebbero a considerare come richieste di resa proprio ciò che le si oppone, perché non è realmente una manifestazione d’amore: non aiuta infatti a migliorare la persona che presumibilmente amiamo.

In situazioni semplici

Alcuni esempi sono relativamente semplici e privi di problemi.

  • Non è raro che la madre, a volte contro la simpatica opposizione del marito, insista nell’impedire al figlio o alla figlia, stanchi per le fatiche degli studi (?), di svolgere le faccende domestiche che spettano loro: svuotare la lavastoviglie, riporre i panni stirati, passare l’aspirapolvere, fare la spesa…
  • Capita spesso anche che la madre compassionevole e devota, dopo aver terminato le faccende che avrebbe dovuto fare, trovi quel figlio esausto, che lei ha mandato a letto invece di raccogliere gli avanzi della cena, sdraiato davanti alla televisione o ad ascoltare musica tranquillamente nel suo letto… “per riprendersi dall’enorme fatica di tutta la giornata”, come spiega a se stessa la madre nel pieno dell’affetto e dell’ingenuità!

(Può succedere anche con il padre, anche se forse – solo forse – è meno frequente).

Nei casi più delicati

Di solito la questione si complica quando questo modo di agire diventa abituale.

Ciò sembra accadere più facilmente nelle donne, che sono solitamente dotate di un senso e di una capacità di sacrificio pieni di buona volontà, ma talvolta eccessivi e fuorvianti, perché non si traducono in un reale beneficio per il marito e i figli.

E che, inoltre, finiscono per esaurire e far sentire insoddisfatta la moglie e la madre stessa, rendendola così incapace di amare veramente e di esercitare all’interno della casa il ruolo fondamentale che le compete e nel quale è insostituibile.

Non sempre quando si dona qualcosa
o si rinuncia a qualcosa,
si ha un impegno genuino.

La consegna del non consegnare… ciò che non dovrebbe essere consegnato!

Questi e molti altri esempi che potrebbero essere citati mettono in luce che, paradossalmente, come ho detto, la consegna a volte consiste nel  non consegnare  ciò che non dovrebbe essere consegnato.

  • Cioè non cedere quando ciò che fa il marito, ad esempio, costituisce un’offesa più o meno grave alla dignità della moglie, dei figli e, soprattutto, a se stesso.
  • E non parlo solo o principalmente di situazioni di infedeltà in senso stretto, anche se non le escludo.
  • Mi riferisco anche a un tipo di slealtà molto meno evidente, ma molto più comune.
    • Quello che porta, ad esempio, a rendere la moglie assolutamente responsabile della cura della casa, dell’educazione dei figli, dell’economia domestica…
    • …mentre il marito si rifugia nel  meritato riposo  dal lavoro svolto fuori casa ed evita ogni impegno, più o meno gravoso, in relazione alle esigenze della moglie e dei figli.

Anche se non dovrei dilungarmi oltre, credo che queste osservazioni possano contribuire a creare armonia nelle case e a prevenire insoddisfazioni che, a lungo andare, possono addirittura portare a rotture irreparabili.

E illuminano anche, se si presta loro attenzione, le condizioni di qualsiasi processo di formazione e miglioramento.

Paradossalmente, a volte l’impegno più autentico
consiste nel non dare
ciò che non dovrebbe essere dato.

(Continua)

Tomás Melendo,
Presidente di Edufamilia
http://www.edufamilia.com
[email protected]

EduFamilia

Edufamilia es una asociación sin ánimo de lucro, nacida en el año 2005. Su fundador, Tomás Melendo, advirtió que una mejora en la calidad de las familias facilitaría la resolución de bastantes de los problemas que aquejan a la sociedad de hoy. Y, apoyado siempre por su mujer, decidió lanzarse a esta aventura que cuenta con casi veinte años de vida y con múltiples ediciones de los distintos cursos formativos: Másteres y Maestrías, Expertos, cursos más breves, conferencias, ciclos culturales, seminarios y otros programas educativos. Aunque las primeras ediciones tuvieron carácter presencial, actualmente se ha hecho un gran esfuerzo por promover la infraestructura virtual para adaptarse a los nuevos tiempos y que la formación en torno a la familia alcance al mundo entero.