09 Aprile, 2026

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Un mese fa moriva lo storico aiutante di camera di tre Papa

L’omelia del card. Pietro Parolin durante i funerali di Angelo Gugel

Un mese fa moriva lo storico aiutante di camera di tre Papa
Wlodzimierz Redzioch

Sabato 17 gennaio nella chiesa di santa Maria alle Fornaci, a due passi dal Vaticano, veniva celebrata una Messa funebre. La presenza di cinque cardinali: Pietro Parolin, Segretario di Stato, Stanislaw Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia, Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, James Michael Harvey, arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura, Beniamino Stella, prefetto emerito della Congregazione per il Clero, degli arcivescovi Edgar Peña Parra, sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, e Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e decine di monsignori e sacerdoti faceva capire che si trattava dei funerali di una persona particolare. Infatti, si dava l’ultimo saluto ad Angelo Gugel morto il 15 gennaio, storico aiutante di camera di tre pontefici: Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Prima svolgeva il servizio nella Gendarmeria Vaticana e nel Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

L’Assistente di Camera è una delle figure della Casa Pontificia, incaricata di collaborare direttamente con il Papa nella vita quotidiana. Angelo svolgeva diverse mansioni nell’appartamento papale, essendo disponibile ogni volta che c’era bisogno di qualcosa. A volte serviva a tavola. Durante i viaggi si occupava dei bagagli del Papa. Lo accompagnava durante le udienze: per esempio, teneva un vassoio con i rosari che il Papa distribuiva ai suoi ospiti e si occupava dei doni che la gente portava al Papa. Durante le vacanze di Giovanni Paolo II in montagna Angelo trascorreva la maggior parte del tempo a fianco a lui. Era sempre con il Papa, insieme al segretario pontificio e ai gendarmi che garantivano la sua sicurezza. Il suo lavoro divenne indispensabile quando il Papa non poté più spostarsi autonomamente. Sulle numerosissime fotografie di Giovanni Paolo II a suo fianco si vede l’aiutante di camera: Angelo divenne “un’ombra del Papa”.

Non bisogna meravigliarsi che ai funerali di Angelo Gugel hanno participato, accanto ai familiari, tantissime persone dal Vaticano, tra cui molti sacerdoti, gendarmi, colleghi ed amici che, durante il lungo lavoro di Angelo all’ombra del cupolone, l’hanno conosciuto e apprezzato.

Leone XIV ha ritenuto opportuno inviare un telegramma in occasione del rito funebre. In esso veniva ripercorso il cammino professionale di Gugel all’interno delle istituzioni vaticane ma prima di tutto al servizio nell’appartamento pontificio, «dove ha svolto una delicata e apprezzata opera, dedicandosi quotidianamente» ai Pontefici, una presenza silenziosa ma fondamentale nella vita ordinaria del Papa.

Wlodzimierz Redzioch

Invece il card. Pietro Parolin ha pronunciato un’omelia della Massa esequiale. All’inizio il Segretario di Stato ha dato un commovente ritratto di Gugel: «Nei giorni che segnano la nostra vita, il tempo non è dato dai minuti o dalle ore, ma dagli incontri e dai volti delle persone. Oggi stiamo dando l’addio a un uomo il cui volto abbiamo sempre visto accanto a quello di san Giovanni Paolo II. Se siamo qui oggi è perché vogliamo pregare insieme ad Angelo, un uomo buono, un padre esemplare, uno sposo amatissimo, un lavoratore serio e stimato, benvoluto dagli amici, mite e giusto. Chi l’accostava, non poteva dimenticare la chiarezza dei suoi occhi e la luminosità del suo sorriso, perché da quegli occhi e da quel sorriso traspariva l’intima letizia della sua anima: la gioia di essere in amicizia con il suo Dio, la gioia della sua totale e cordiale appartenenza alla santa Chiesa Cattolica, la gioia di essere a servizio di Pontefici santi, la gioia di essere attorniato dai suoi figli, dalla sua moglie e dalle sue amate nipoti».

«Mi piace immaginare – ha aggiunto il Porporato – e nella fede ne sono certo, che ad accoglierlo in Paradiso ci fosse proprio san Giovanni Paolo II che gli avrà ripetuto le tanto note e profonde parole: “Caro fratello Angelo, non aver paura di essere accolto da Cristo e di accettare la sua potestà!”».

«Con il suo servizio fedele e discreto ai Papi, Giovanni Paolo I e Benedetto XVI per un breve periodo e Giovanni Paolo II per lungo tempo, Angelo ci ha insegnato un aspetto fondamentale del nostro essere cristiani, quello di affidarsi e di mettersi nelle mani di Dio per compiere la sua opera nella quotidianità. Una quotidianità, quella di Angelo, tutta improntata sulla dedizione: la dedizione verso la sua famiglia, verso coloro che avevano bisogno e, in particolare, verso il Papa Giovanni Paolo II, sempre nella discrezione e nel silenzio. Infatti, è proprio nel tratto della dedizione, di quanto ciascuno di noi si dedica agli altri che nasce la fede e si fortifica il nostro credere, anche attraverso piccoli gesti, anche attraverso un incontro, una carezza, un saluto» – proseguiva il Cardinale.

Ricordando le parole di Giovanni Paolo II che ci insegnava: «dicendo ‘sì’ a Cristo, l’uomo dice ‘sì’ ad ogni suo più nobile ideale (…) Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione», il card. Parolin proseguiva: «Il nostro Angelo, dicendo sì a Cristo ha reso possibile che Egli lo guidasse e gli desse la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione. La nostra fede ci insegna che proprio così può accadere anche a ciascuno di noi ogni giorno, se abbiamo il coraggio di credere. Se abbiamo il coraggio di aprire il nostro cuore a Dio, possiamo fare il miracolo di dedicare tempo ed energie a chi è nel bisogno, a chi è solo, a chi soffre, a chi non ha più speranza, a chi non trova più senso nella propria vita. Gesù esprime questo miracolo della vita di fede con una espressione del Vangelo di Matteo: “chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me”».

Wlodzimierz Redzioch

Successivamente il Porporato ha fatto una riflessione sull’ultimo periodo della vita di Angelo: «Quando qualcuno ci lascia, si crea un vuoto, piccolo e grande che sia, ed è umano pensare alle cose che si sarebbero potute fare, alle parole che volevamo lui ascoltasse per l’ultima volta … ma credo che la forza d’animo e la serenità dimostrata da Angelo negli ultimi mesi dicano a tutti che i problemi, le fatiche, la malattia, se sono vissuti con il Signore si possono vincere, possono essere luogo di fede e divenire occasione di testimonianza (…) La vita dell’uomo che crede, la vita di ogni uomo che vive con gioia la propria fede, diviene la possibilità di fare esperienza della presenza di Dio, del fatto che Dio si accosta a ciascuno di noi e continua a conversare con noi come ha fatto con i discepoli di Emmaus (…). Proprio per questo, celebrare il funerale di una persona cara, di un testimone della fede, non significa celebrare la fine di qualcosa, bensì è l’occasione per rinnovare il nostro credere affinché guardiamo avanti con la certezza di non essere soli, impariamo a vedere con occhi nuovi e ad ascoltare la Voce di Dio che illumina anche la morte. Il Salmo 27 esprime questa esperienza con parole mirabili: Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Una cosa ho chiesto al Signore, questa solo io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita».

Alla fine dell’omelia il card. Parolin ha parlato di nuovo di Angelo e del “suo” Papa: «Sono certo che appena si saranno incontrati, Giovanni Paolo II abbia detto ad Angelo le stesse parole che disse ai giovani alla fine della Veglia di Tor Vergata nell’agosto del 2000: “ho aspettato tanto di poterti incontrare e vedere…” ed ora insieme staranno pregando Maria così come La pregarono a Lourdes nell’agosto del 2004»; ha concluso pronunciato le parole di tale preghiera mariana.

Anche il cardinale arcivescovo emerito di Cracovia Stanislaw Dziwisz, già segretario di san Giovanni Paolo II, ha rivolto un breve saluto alla famiglia di Angelo Gugel. “Mi unisco con la famiglia e con tutti noi presenti in preghiera per l’anima del caro Angelo, che le braccia misericordiose del Padre Celeste lo accolgano nella Gerusalemme del cielo, riconoscendogli il premio dei giusti e con la gratitudine per il suo fedele servizio verso tutto il pontificato di Giovanni Paolo II, svolto con il senso del dovere e fedeltà alla Chiesa e ai suoi Pontefici” – ha detto il card. Dziwisz.

Dopo la Messa funebre la bara con i resti mortali di Angelo Gugel è stata portata in Veneto, nel suo paese natale Miane dove il 19 gennaio si è svolto il rito di sepoltura nel locale cimitero.

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch è nato a Czestochowa (Polonia), si è laureato in Ingegneria nel Politecnico. Dopo aver continuato gli studi nell’Università di Varsavia, presso l’Istituto degli Studi africani, nel 1980 ha lavorato presso il Centro per i pellegrini polacchi a Roma. Dal 1981 al 2012 ha lavorato presso L’Osservatore romano. Dal 1995 collabora con il settimanale cattolico polacco Niedziela come corrispondente dal Vaticano e dall’Italia. Per la sua attività di vaticanista il 23 settembre 2000 ha ricevuto in Polonia il premio cattolico per il giornalismo «Mater Verbi»; mentre il 14 luglio 2006 Sua Santità Benedetto XVI gli ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine di San Silvestro papa. Autore prolifico, ha scritto diversi volumi sul Vaticano e guide ai due principali santuari mariani: Lourdes e Fatima. Promotore in Polonia del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. In occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II ha pubblicato il libro “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano” (Edizioni Ares, Milano 2014), con 22 interviste, compresa la testimonianza d’eccezione di Papa emerito Benedetto XVI. Nel 2024, per commemorare il 40mo anniversario dell’assassinio di don Jerzy Popiełuszko, ha pubblicato la sua biografia “Jerzy Popiełuszko. Martire del comunismo” (Edizioni Ares Milano 2024).