Un futuro più grande delle loro ferite: il Papa in Camerun si concentra sul luogo in cui nasce la speranza
Durante la sua visita a Yaoundé, Leone XIV ha incontrato le autorità e ha abbracciato i bambini orfani, ricordando loro che la pace si costruisce dal basso, a partire dai più vulnerabili, e che nessuno viene dimenticato
La visita di Papa Leone XIV in Camerun ha lasciato due immagini complementari: il tono istituzionale del suo incontro con le autorità e la società civile, e la pacata compassione della sua visita a un orfanotrofio di Yaoundé. Tra questi due momenti, il Pontefice ha tracciato un filo conduttore: dove c’è sofferenza, può nascere anche la speranza, e la responsabilità di costruirla è condivisa.
Nel suo discorso alle autorità camerunensi, il Papa ha sottolineato l’urgente necessità di lavorare per la pace, rafforzare le istituzioni e promuovere un governo basato sulla giustizia. Ha evidenziato che il bene comune richiede trasparenza, lotta alla corruzione e una sincera attenzione ai più vulnerabili. Ha inoltre messo in luce il ruolo della società civile e delle comunità religiose come attori capaci di promuovere la riconciliazione e la coesione sociale, soprattutto in contesti caratterizzati da tensioni e disuguaglianze.
Leone XIV incoraggiò i leader politici a dare priorità al dialogo e a impegnarsi in politiche che riducano la povertà e offrano opportunità ai giovani. La pace, sottolineò, non si sostiene solo con accordi formali, ma con decisioni concrete che garantiscano dignità, istruzione e un futuro. A questo proposito, ricordò che un autentico sviluppo richiede di mettere al centro la persona, soprattutto coloro che vivono nelle situazioni più vulnerabili.
Quel messaggio ha trovato la sua espressione più diretta durante la sua visita all’orfanotrofio di Yaoundé. Lì, il Papa si è rivolto ai bambini con parole di vicinanza, assicurando loro che non sono soli e che la loro storia non è definita dalle ferite del passato. Ha parlato loro di un futuro più grande della sofferenza che hanno sopportato e ha ricordato loro che ognuno di loro possiede un valore unico. In un’atmosfera improntata alla semplicità, il Pontefice ha sottolineato che dove c’è dolore, Dio è presente e che l’amore ricevuto può diventare il fondamento di una nuova speranza.
L’incontro è stato caratterizzato da gesti semplici: saluti, sorrisi e momenti di ascolto. Leone XIV ha ringraziato coloro che lavorano quotidianamente con i bambini, riconoscendo il loro impegno silenzioso e costante. Ha sottolineato che la cura dei bambini più vulnerabili è una responsabilità collettiva e un segno concreto di una società che non abbandona nessuno.
Unendo questi due momenti – la piattaforma istituzionale e il contatto diretto con gli orfani – la visita ha trasmesso un messaggio chiaro: costruire la pace inizia con le decisioni politiche, ma si misura nella vita concreta delle persone. In Camerun, il Papa ha voluto sottolineare che il futuro di una nazione è determinato anche da come protegge coloro che hanno sofferto di più.
Così, tra discorsi e abbracci, Leone XIV pose al centro del suo percorso un’idea semplice: nessuno è dimenticato. E proprio dai luoghi più feriti può iniziare un nuovo cammino.
![]()
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
(13-23 APRILE 2026)
INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Palazzo Presidenziale (Yaoundé)
Mercoledì, 15 aprile 2026
_____________________________
Signor Presidente,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!
Ringrazio di cuore per la calorosa accoglienza riservatami e per le parole di benvenuto che mi sono state rivolte. È con profonda gioia che mi trovo in Camerun, spesso definito «Africa in miniatura» per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni. Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.
Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace. La mia visita esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune. Viviamo un tempo, infatti, in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente. Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo. Intendo inoltre manifestare la volontà di rafforzare i legami di cooperazione tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun, fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa.
Il Camerun conserva nella memoria le visite dei miei Predecessori: quella di San Giovanni Paolo II, messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa, e quella di Benedetto XVI, che ha sottolineato l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti. So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?
Sant’Agostino, milleseicento anni fa, scriveva parole di grande attualità: «Coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano. Non comandano infatti nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere, non nell’orgoglio dell’imporsi, ma nella compassione del premunire» (De civitate Dei, XIX, 14). In questa prospettiva, servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia.
Oggi, come molte altre Nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse. Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite. Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno in corso ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!» (Discorso in presenza dei capi religiosi in occasione dell’Incontro Mondiale per la Pace, 28 ottobre 2025). Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte.
La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili. Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso! Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi. Papa Francesco ha indicato la necessità di superare «quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli» (Discorso ai partecipanti al 3° Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, 5 novembre 2016).
In questo cambio di approccio, la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale. È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale. Sono loro i primi a intervenire quando sorgono tensioni; sono loro che accompagnano gli sfollati, sostengono le vittime, aprono spazi di dialogo e incoraggiano la mediazione locale. La loro vicinanza al territorio permette di comprendere le cause profonde dei conflitti e di intravvedere risposte adeguate. La società civile contribuisce inoltre a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze. In questo modo, è al suo interno che si prepara un futuro meno esposto all’incertezza. Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.
Davanti a tanta generosa dedizione all’interno della società, la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia. È tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità. Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità. L’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.
A ben vedere, fratelli e sorelle, le alte cariche che ricoprite esigono una duplice testimonianza. La prima testimonianza si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri; la seconda testimonianza si realizza collegando le vostre responsabilità istituzionali e professionali a un’integra condotta di vita (cfr Discorso ai Prefetti della Repubblica Italiana, 16 febbraio 2026). Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.
Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento. Come dicevo, i giovani rappresentano la speranza del Paese e della Chiesa. La loro energia e la loro creatività sono ricchezze inestimabili. Naturalmente, quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è allora una scelta strategica per la pace. È l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta. È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico.
Grazie a Dio, ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato. Si tratta di un’energia che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori. Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco. La Chiesa cattolica in Camerun, attraverso le sue opere educative, sanitarie e caritative, desidera continuare a servire tutti i cittadini senza distinzioni. Desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione. Dove possibile, intende facilitare la cooperazione con altri Paesi e i legami fra i camerunesi nel mondo e le loro comunità di provenienza.
Che Dio benedica il Camerun, sostenga i suoi dirigenti, ispiri la società civile, illumini il lavoro del Corpo diplomatico e conceda a tutto il popolo camerunese – cristiani e non cristiani, responsabili politici e cittadini – di accogliere il Regno di Dio, costruendo insieme un futuro di giustizia e di pace.
________________________________
[1] Sant’Agostino, De civitate Dei , XIX, 14.
[2] Discorso pronunciato alla presenza di leader religiosi in occasione dell’incontro internazionale per la pace (28 ottobre 2025) .
[3] Francesco , Discorso ai partecipanti al 3° Incontro mondiale dei movimenti popolari (5 novembre 2016) .
[4] Cfr. Discorso ai prefetti della Repubblica italiana (16 febbraio 2026) .
![]()
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
(13-23 APRILE 2026)
VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA
SALUTO DEL SANTO PADRE
Orfanotrofio Ngul Zamba (Yaoundé)
Mercoledì, 15 aprile 2026
_____________________________
Cari bambini, cari amici,
sono molto felice di entrare in questo Orfanotrofio che è diventato per voi la vostra casa. In questo luogo, è innanzitutto il vostro Padre del Cielo che vi accoglie con amore come suoi figli. Egli vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo Nome. Voi formate una vera famiglia e qui incontrate fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia.
In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere.
Cari bambini, so che molti di voi hanno attraversato prove difficili. Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza. Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo. Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto.
Vorrei anche salutare con gratitudine tutti coloro che accompagnano questi bambini: i responsabili, gli educatori, il personale, i volontari e, naturalmente, le suore. Il vostro fedele impegno è una bella testimonianza di amore. Prendendovi cura di questi piccoli bambini, pregustate la gioia promessa dal Signore a chi serve i piccoli (cfr Mt 25,40). La vostra premura ha il volto della misericordia divina. Attraverso di essa e la vostra dedizione, offrite ben più di un sostegno materiale: offrite a questi bambini una presenza, un ascolto, una famiglia, un futuro. Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai. Vi ringrazio per tutto ciò che fate e vi invito a perseverare con coraggio in questa bella opera intrapresa.
Mentre con tutto il cuore vi do la mia benedizione, affido ciascuno di voi alla protezione della Vergine Maria, nostra Madre. Ella vegli sempre su di voi, vi consoli nei momenti di tristezza e vi aiuti a crescere come veri amici del suo Figlio Gesù.
Related
Il Papa porta conforto e vicinanza ai malati all’Ospedale Cattolico San Paolo
Exaudi Redazione
17 Aprile, 2026
2 min
Papa Leone XIV a Douala: «Cristo ci chiede oggi: Che cosa state facendo?»
Exaudi Redazione
17 Aprile, 2026
10 min
Alza gli occhi: l’inno che unirà 1700 voci a Papa Leone XIV
Exaudi Redazione
16 Aprile, 2026
1 min
Leone XIV: Confidiamo nella Parola di Dio, che apre nuovi spazi e porta trasformazione e guarigione
Exaudi Redazione
16 Aprile, 2026
5 min
(EN)
(ES)
(IT)

