11 Maggio, 2026

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Spagna: Funerali per le vittime dell’incidente ferroviario di Adamuz

La Chiesa di Huelva, riunita attorno all'altare, prega per le vittime e accompagna le loro famiglie nel dolore

Spagna: Funerali per le vittime dell’incidente ferroviario di Adamuz

Ai funerali hanno partecipato le Loro Maestà il Re e la Regina di Spagna, Filippo VI e Letizia, insieme ai familiari delle vittime, alle autorità civili ed ecclesiastiche e a migliaia di fedeli che si sono uniti alla preghiera della Chiesa.

Giovedì 29 gennaio, il Palazzetto dello Sport Carolina Marín ha ospitato la messa funebre per le vittime dell’incidente ferroviario di Adamuz. La cerimonia è stata caratterizzata da solennità, profonda spiritualità e intensa emozione. Hanno partecipato le Loro Maestà il Re Filippo VI e la Regina Letizia di Spagna, insieme ai familiari delle vittime, alle autorità civili ed ecclesiastiche e a migliaia di fedeli che si sono uniti alla preghiera della Chiesa.

L’Eucaristia è stata presieduta dal Vescovo di Huelva, Mons. Santiago Gómez Sierra, e concelebrata da Mons. Luis Javier Argüello García, Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola; Mons. José Vilaplana Blasco, Vescovo emerito di Huelva; e mons. Jesús Fernández González, vescovo di Córdoba, insieme a più di cento sacerdoti diocesani e di altre diocesi, tra cui il parroco di Adamuz, Rafael Prados. Il Vangelo è stato proclamato dal diacono diocesano Marcelo Zeballos.

Un totale di 4.350 fedeli hanno partecipato alla funzione, in un clima di profondo rispetto e riflessione. I 336 familiari delle vittime hanno occupato uno spazio di rilievo nell’arena del Palazzetto dello Sport, allestita con oltre 500 sedie grazie alla collaborazione del Consiglio Provinciale di Huelva. Il Coro Polifonico della Merced ha accompagnato musicalmente la liturgia, sottolineando con il suo canto la dimensione orante della celebrazione.

L’altare, presieduto dall’immagine della Madonna del Nastro, patrona di Huelva, e dal crocifisso venerato da San Giovanni Paolo II durante la sua visita pastorale nel 1993, è diventato un punto di riferimento spirituale per i presenti. Da lì, il Vescovo di Huelva ha pronunciato un’omelia segnata dalla vicinanza pastorale e dalla speranza cristiana in mezzo alla sofferenza.

“Oggi ci riuniamo con il cuore pesante. La tragedia dell’incidente ferroviario di Adamuz ha colpito le nostre vite come un colpo inaspettato… A voi, i vostri cari, desideriamo abbracciarvi con rispetto ed esprimere la nostra vicinanza e le nostre condoglianze.”

Monsignor Santiago Gómez Sierra ci ha ricordato che la fede non elimina la sofferenza, ma la accompagna e la illumina:

“Le domande, le lamentele, persino il silenzio, trovano posto nel cuore credente. Dio non disapprova le nostre lacrime o le nostre domande; al contrario, le accoglie. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie non è anonimo: è stato visto, ascoltato e accolto dal Signore”.

Il momento più emozionante è stato quello che ha preceduto la benedizione finale, quando Liliana Sáenz, figlia della defunta Natividad de la Torre, ha parlato a nome di tutte le vittime e delle loro famiglie. Con voce calma e ferma, ha pronunciato una lettura profondamente grata e toccante che ha risuonato in tutto l’edificio.

Nel suo discorso, Liliana ha innanzitutto espresso la sua gratitudine alla diocesi di Huelva per aver ospitato il funerale, sottolineando che “l’unica presenza che desideravamo al nostro fianco era quella di Dio, che oggi si è fatto presente nel pane e nel vino, sotto lo sguardo di sua Madre, nel suo titolo di Nostra Signora di Cinti”. Ha anche ricordato la fede del popolo andaluso e il conforto trovato “nell’abbracciare la croce”.

Il discorso ha incluso anche parole di gratitudine verso la popolazione di Adamuz, le squadre di emergenza, le forze di sicurezza, il servizio sanitario andaluso, la Croce Rossa, le istituzioni pubbliche e la città di Huelva, sottolineando l’umanità, la compassione e la dedizione dimostrate nei momenti più difficili. Ha incluso anche un sereno riferimento alla necessità della verità come via essenziale per guarire dal dolore.

Particolarmente toccante è stato il suo ricordo personale di sua madre, Natividad, che ha descritto come una donna profondamente generosa, e la sua affermazione che le vittime “non sono solo un numero”, ma vite piene di storie, sogni, virtù e speranze:

“Non sono solo i 45 sul treno… erano i nostri padri, madri, fratelli, figli o nipoti… erano la gioia dei nostri risvegli e il rifugio dei nostri dolori.”

La lettura è culminata in una lunga e sentita preghiera poetica alla Vergine, invocando le diverse invocazioni mariane tanto care in Andalusia, e concludendosi con una ferma proclamazione della speranza cristiana: che l’amore vinca l’odio, che la vita vinca la morte e che giunga il giorno della definitiva riunione in Dio.

La celebrazione ha ricevuto un’ampia copertura mediatica, con oltre 160 persone accreditate, consentendo a numerosi fedeli di unirsi spiritualmente dalle proprie case. Inoltre, più di duecento comunità religiose di diverse diocesi spagnole hanno offerto preghiere simultanee.

Il funerale è stato reso possibile grazie alla collaborazione del Comune di Huelva e della Provincia. Il Comune, tramite Emtusa (la compagnia di autobus della città), ha attivato un servizio di trasporto urbano gratuito speciale, e un’équipe medica mobile di emergenza 061 con un’ambulanza e personale medico è stata presente durante tutta la cerimonia.

La presenza delle Loro Maestà il Re e la Regina di Spagna, Filippo VI e Letizia, durante tutta la celebrazione, è stata un gesto eloquente di vicinanza e solidarietà con le famiglie e con la società ferite da questa tragedia.

Le esequie diocesane si sono concluse in un profondo silenzio orante, segno di una Chiesa che accompagna, consola e attende, e di una comunità che, pur trafitta dal dolore, è sostenuta dalla fede, dalla comunione e dalla speranza cristiana.

Omelia di Mons. Santiago Gómez Sierra, Vescovo di Huelva

Vostre Maestà,

Fratelli vescovi, sacerdoti e diaconi,

famiglie dei defunti e dei feriti,

autorità civili nazionali, regionali, provinciali e locali, autorità militari, giudiziarie e accademiche,

Fratelli e sorelle, amati dal Signore:

Oggi ci riuniamo con il cuore pesante. La tragedia dell’incidente ferroviario di Adamuz ci ha colpito come un colpo inaspettato, lasciandoci addolorati per le vittime e profondamente preoccupati per i feriti e le loro famiglie. A voi, loro cari, porgiamo le nostre più sentite condoglianze e la nostra più profonda vicinanza. Preghiamo per coloro che sono morti, affinché Dio conceda loro il riposo eterno e li accolga nel Suo infinito amore.

Maestà, riconosciamo la vostra presenza come gesto di vicinanza e solidarietà con le famiglie delle vittime e con l’intera comunità di Huelva. Esprimiamo inoltre la nostra gratitudine alle altre autorità e a tutti coloro che si impegnano al servizio della comunità per la loro presenza in questi giorni di dolore condiviso.

Siamo qui perché la sofferenza umana ha bisogno di essere accompagnata e perché crediamo che, anche nella notte più buia, alzando lo sguardo a Dio possiamo intravedere un raggio di luce e di speranza. Dio ci parla in molte occasioni e in molti modi, come ha fatto con il suo popolo eletto, e ora si rivolge a noi attraverso suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, il Verbo fatto carne.

La Parola di Dio non ignora la sofferenza del suo popolo. Il Libro delle Lamentazioni, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, scaturisce dall’esperienza di un popolo devastato e smarrito: «  Ho perso la pace, ho dimenticato la gioia… Il ricordo della mia miseria è come assenzio e veleno; ci ripenso e sono desolato », dice il profeta. Queste parole potrebbero essere anche le nostre oggi. Sono le lacrime di chi ha perso una persona cara; il sentimento di molte comunità cristiane e della stessa società spagnola, che non trova spiegazioni facili né risposte rapide.

Ma in mezzo a questo lamento, la Sacra Scrittura ci offre un messaggio: il dolore non è mancanza di fede. Domande, lamentele, persino il silenzio, trovano posto nel cuore credente. Dio non si scandalizza delle nostre lacrime o delle nostre domande; al contrario, le accoglie. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie non è anonimo: è stato visto, ascoltato e accolto dal Signore. Dio non è indifferente alla sofferenza; cammina con noi quando attraversiamo valli oscure. Per questo, mentre prosegue la Parola che abbiamo ascoltato,  c’è qualcosa che ricordo, e per questo aspetterò: perché la bontà del Signore non finisce mai, la sua misericordia non finisce mai .

Anche oggi il Vangelo secondo Marco ci conduce al Calvario.  A mezzogiorno,  il buio calò su  tutta la terra fino alle tre del pomeriggio . Il Vangelo non nasconde l’oscurità, non abbrevia la fine, non attenua il dramma. C’è oscurità, c’è grido, c’è morte. L’esclamazione di Gesù: ”  Dio mio,  Dio mio  , perché mi hai abbandonato?”  è la voce di ogni essere umano che sperimenta la perdita inaspettata e il vuoto lasciato dalla morte. Dio stesso, nel suo Figlio, ha pronunciato quel grido.

E proprio lì, ai piedi della croce, un centurione, un pagano, vedendo Gesù morire, disse:  «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio ». Questa confessione di fede non nasceva dalla contemplazione del successo o della gloria del Nazareno, ma dall’aver intravisto nel Crocifisso l’amore portato fino all’estremo, scoprendolo anche quando tutto sembrava perduto.

Ma il Vangelo non si conclude con la morte di Gesù. Abbiamo ascoltato anche l’annuncio che cambia la storia:  Non abbiate paura.  Cercate Gesù  di Nazareth , il crocifisso ? È risorto. Non è qui . Il Risorto è lo stesso che è stato crocifisso. Non è un altro. Porta con sé le ferite, il dolore che ha sopportato, la vita che ha donato. E questo riguarda tutti noi, perché come ci dice l’apostolo san Paolo:  Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui  (Romani 6:8) . Pertanto, crediamo che le persone per le quali preghiamo oggi non sono andate perdute, intrappolate nell’insensatezza di una morte inaspettata. Le loro vite, i loro nomi e le loro storie sono ora e per sempre nelle mani del Dio della Vita, che si è rivelato a noi nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, nostro Signore.

Oggi, a questo funerale diocesano, non veniamo per rinnegare la ferita che avete sofferto, care famiglie delle vittime, né per coprirla con belle parole. Veniamo per incorporare i nomi di coloro che hanno perso la vita terrena e il vostro stesso dolore nel sacrificio di Cristo. Affinché, anche nella sofferenza, come dice la Lettera agli Ebrei,  possiamo essere rafforzati e incoraggiati dalla speranza che è in lui, la quale è un’àncora per l’anima, salda e sicura. Essa penetra oltre il velo  della morte terrena (Eb 6,18-19).

In questo momento di dolore, vogliamo anche fermarci a ringraziare. Grazie a coloro che sono arrivati ​​per primi, agli abitanti di Adamuz, alle squadre di emergenza, agli operatori sanitari, alle forze di sicurezza, ai volontari e al personale di supporto. Grazie a coloro che hanno offerto il loro sostegno con una presenza discreta e vicina: ai sacerdoti e a tanti altri che hanno offerto il loro tempo, un ascolto attento, risorse e preghiere. In ogni gesto di aiuto, abbiamo potuto percepire un riflesso della compassione di Dio.

E alla gratitudine si aggiunge l’impegno. Perché la sofferenza di queste famiglie non cesserà quando i riflettori si spegneranno o le notizie di questo tragico evento si spegneranno. Accompagnarle nel loro dolore e riparare i danni subiti sarà un compito lungo e impegnativo. Coinvolge l’intera società e anche coloro che ricoprono cariche pubbliche. È necessario scoprire la verità su quanto accaduto e agire con giustizia, affinché il loro sacrificio non venga dimenticato e affinché, per quanto possibile, simili tragedie siano evitate in futuro.

Prima di concludere, poniamo tutto ciò che siamo e tutto ciò che ci fa male oggi sotto lo sguardo materno di Maria, la Vergine del Nastro, nostra Madre e Patrona, alla quale Huelva si è sempre rivolta nei momenti di gioia e di afflizione.

Santa Maria, Vergine del Nastro,
Madre del Crocifisso e Risorto,
prendi sotto la tua protezione coloro che hanno perso la vita
e presentali al tuo Figlio.

Consola le famiglie in lutto,
sostieni coloro che si sentono abbattuti
e donaci un cuore attento e compassionevole
per accompagnarli con rispetto e vicinanza.

Vergine fedele, che stavi ai piedi della croce,
insegnaci a confidare, anche nella notte del dolore,
nella promessa di Dio.

Santa Maria del Nastro,
prega per noi.
Amen.

Lettura integrale di Liliana Sáenz a nome delle vittime

Maestà, eccellentissime autorità civili ed ecclesiastiche che ci accompagnate…

Oggi, mentre la tempesta che infuria dentro di noi sembra placarsi, vogliamo iniziare queste parole rendendo grazie.

Innanzitutto grazie alla nostra Diocesi per questo funerale, l’unico funerale che si adatta a questo addio, perché l’unica presidenza che vogliamo al nostro fianco è quella del Dio che oggi si è fatto presente qui nel pane e nel vino, sotto lo sguardo della sua Madre, nella sua Cinti advocacy.

Huelva è terra mariana, l’Andalusia è un popolo credente ed è abbracciando la sua croce che troviamo la più grande consolazione.

Grazie a coloro che si uniscono a noi per amore, compassione, empatia… grazie anche a coloro che lo fanno per motivi di tempo.

Grazie alla gente di Adamuz, quel piccolo angolo che non dimenticheremo mai e che non dimenticheremo mai, così come alla città di Cordova, alla quale ci sentiamo e ci sentiremo uniti per sempre… senza pensare alle conseguenze, non hanno esitato a tuffarsi nel caos del ferro contorto, del sangue, del dolore e delle lacrime.

Hanno accompagnato i nostri feriti finché non sono stati certi della loro salvezza e poi ci hanno accompagnato nel nostro dolore… ci hanno fornito sostentamento e riparo durante quei giorni amari, ma soprattutto ci hanno donato tutto il loro amore, la loro dedizione e il loro desiderio per far sì che quel momento difficile ci facesse un po’ meno male.

Grazie ai servizi di sicurezza e di emergenza che hanno risposto prontamente, come sempre, alla chiamata… hanno fatto tutto il possibile con le informazioni e le risorse a loro disposizione… grazie per la vostra empatia, il vostro sostegno e il vostro affetto nei giorni successivi.

Grazie al sistema sanitario andaluso, indubbiamente sostenuto dai professionisti che vi lavorano. So cosa significa tornare a casa dopo un brutto turno e abbracciare i propri figli perché sai che nessun altro potrà mai più farlo con i propri. So cosa significa cercare di curare il corpo di qualcuno la cui anima è mortalmente ferita… dev’essere stato incredibilmente difficile, colleghi, grazie.

Grazie al personale e ai volontari della Croce Rossa, che non ci hanno mai lasciato la mano…

Se non puoi curare, allevia…

Se non puoi alleviare il dolore, consolalo…

Se non puoi consolare, accompagna…

Grazie alle nostre istituzioni regionali, che si sono fatte avanti fin dall’inizio, sopportando il caos e l’assalto della nostra stessa ansia… permettetemi, però, di criticare la lentezza dell’informazione perché, credetemi, è meglio sapere che immaginare.

Grazie anche, naturalmente, alle piccole aziende locali i cui vicini diffondevano la voce che qualcosa di grave stava scuotendo le fondamenta della comunità e sentivano le nostre difficoltà come se fossero le loro… cara Pilar, cari sindaci… avete dimostrato che bisogna essere grandi come persone per essere grandi come servitori dello Stato.

E grazie, infinite grazie a Huelva, la nostra amata città benedetta dal sole, che non ha mai smesso di abbracciarci in modo straordinario, trasmettendoci la grandezza del suo amore e del suo dolore, cercando così di rendere il nostro un po’ meno straziante.

E così i giorni passano e il dolore cede il passo ai ricordi e il nostro cuore, sempre con la stessa spada conficcata, comincia ad abbozzare piccoli e timidi sorrisi quando mille immagini passate irrompono continuamente nella nostra mente.

Avevo solo pochi anni quando un giorno chiesi a mia madre: “Mamma, quanti soldi guadagni?” Immagino che fosse qualcosa di cui parlavamo da bambini.

“Quanto basta, tesoro”, mi disse, “perché quello che resta sul mio conto alla fine del mese non è mio”.

“E di chi è, mamma?” chiesi perché non capivo.

“Dagli altri”, mi disse.

Mia madre era così… generosa con tutto ciò che aveva, generosa con i suoi desideri, generosa con il suo tempo, generosa con i suoi sorrisi… era così.

Ciò che abbiamo perso in quella fatidica domenica 18 gennaio non è stato solo un numero… sono stati vagoni pieni di virtù e difetti, vagoni pieni di trionfi e sconfitte, vagoni pieni di desideri e silenzi… sono stati vagoni pieni di speranza.

Perché non sono solo i 45 sul treno…

Erano i nostri padri, madri, fratelli, figli o nipoti…

Non sono solo i 45 del treno…

Erano la gioia dei nostri risvegli e il rifugio dai nostri dolori…

Non sono solo i 45 del treno…

Erano la speranza di cercare un futuro migliore, la gioia di godersi momenti in famiglia, o il desiderio di tornare dai nostri cari… erano ciò che non sarà mai più…

Perché non sono solo i 45 sul treno,

Facevano parte di una società così polarizzata che ha cominciato a incrinarsi molto tempo fa e noi non ce ne rendiamo conto.

Non sono solo i 45 sul treno…

Ma è il 45 sul treno…

E noi…

Siamo le 45 famiglie i cui orologi si sono fermati alle 7:45 di quel fatidico pomeriggio.

Siamo le 45 famiglie che si sono abbracciate in quel centro civico, dove il passare del tempo è stato inondato dal silenzio e il silenzio ha lasciato il posto alle lacrime quando abbiamo iniziato a capire, nel lento scorrere delle ore, che saremmo tornati senza di loro.

Siamo le 45 famiglie che hanno imparato, con troppa crudeltà, che la chiamata non fatta resta non fatta e il bacio che non diamo è quello che ricordiamo di più.

Siamo le 45 famiglie che scambierebbero tutto l’oro del mondo, ormai senza valore, per poter spostare le lancette dell’orologio di soli 20 secondi.

E siamo anche le 45 famiglie che lotteranno per conoscere la verità, perché solo la verità ci aiuterà a guarire questa ferita che non si chiuderà mai.

Conosceremo la verità, lotteremo affinché non ci sia mai più un altro treno, ma lo faremo con serenità, con sollievo, con la pace di sapere che…

Nelle braccia della Vergine

ora dormono

e il grembo di una Madre che li ama

è colui che li fa oscillare.

Piccola Vergine del Nastro,

Santo patrono di questa grande città,

Dona loro pace, serenità,

riposo eterno.

Bella Vergine, amabile Vergine,

Non lasciarli andare dalla tua parte,

così non sentono il dolore,

che non provino miseria.

Quell’amore e quella verità

proteggerli per sempre

e nell’abbraccio di Dio

la vita trionfa sulla morte.

Madre dell’Almudena,

Vergine che guida la via,

Porta loro il bacio silenzioso,

quell’addio che non abbiamo dato loro.

Remedios, cara Madre,

Regina dell’Aljaraqueño,

Date loro le vostre mani ferme,

che non avranno mai più paura.

Madre del Bellissimo Amore,

Regina della Vittoria,

Dolori di lutto nero,

Concedi loro gloria.

E guida anche le nostre vite,

umile Vergine del Sole,

e quella misericordia

può nei nostri cuori.

Fai cessare questo dolore,

Vergine del Carmen dalla pelle scura,

Porta via questa spada crudele

con la schiuma dei mari.

E tu, Vergine del Rocío,

colui che illumina le mie notti insonni,

colui che è sempre con me

quando crollo dentro,

abbracciare i loro cuori

e tira loro un sospiro

con una canzone d’amore

per gli anni che abbiamo condiviso.

Dite loro che abbiamo la pace.

e che saremo coraggiosi,

che l’odio non nascerà

nella rabbia che cresce dentro di noi.

Che i sorrisi torneranno

e continueremo a vivere,

E questo amore non morirà,

Vivrà dei suoi ricordi.

Di’ loro, Colomba Bianca,

Pastorella di Rocina,

che li sentiremo sempre

con il sole o con la brezza.

E che con fede aspetteremo.

finché non arriva quel momento

in cui Dio ci abbraccia

e così potremo incontrarci di nuovo.

Riposa in pace…

Exaudi Redazione

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