Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Tutta la terra ha visto il Salvatore”
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario
Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 16 novembre 2025, intitolato: “Tutta la terra ha visto il Salvatore”.
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Malachia 3:19-20: “Il sole della giustizia splenderà su di te”
Salmo 97: “Tutta la terra ha visto il Salvatore”
1 Tessalonicesi 3:71-72: “Se qualcuno non vuole lavorare, neppure mangi”.
Luca 21:5-19: “Se perseverate con pazienza, salverete la vostra vita”.
Dopo la morte di un gruppo di giovani crudelmente assassinati, alcuni dei loro parenti mi chiesero: “I nostri ragazzi sono in paradiso? Come posso essere sicuro che siano con Dio? Non riesco a credere che se ne siano andati. Li guardo e mi chiedo cosa ci sia oltre”.
Una domanda inquietante per tutti: cosa c’è oltre? Gesù parlava spesso della vita dopo la morte. Lo faceva sempre con parabole e immagini che ci invitano alla piena partecipazione con il Padre, ma che ci lasciano con molti interrogativi senza risposta sulla natura specifica della vita che avremo là. Abbiamo molta curiosità e molti dubbi, soprattutto quando soffriamo la perdita di una persona cara o siamo stati in imminente pericolo di morte. Il brano che ascoltiamo oggi ci offre indizi, non per scoprire come sarà il paradiso, ma per insegnarci come dovremmo vivere la nostra vita alla luce della fine imminente.
Gesù ci raccomanda oggi tre atteggiamenti molto specifici. Il primo riguarda le nostre certezze e i valori che le sostengono. Nulla era più importante per un ebreo del tempio, perché significava la presenza di Dio che li accompagnava, li sosteneva e li proteggeva lungo tutta la loro storia. Tuttavia, per molti di loro, l’architettura e il potere della religione avevano sostituito la fede e trasformato sacrifici, riti e costruzioni in simboli più potenti del Dio di Israele stesso. I loro rituali li portavano a trascurare i comandamenti più importanti richiesti per la vera adorazione: la misericordia e la giustizia sociale. Che Cristo dica loro che sarà distrutto è, per loro, una bestemmia, ma per Gesù è una correzione, che chiarisce che se il tempio non facilita il rapporto con Dio e con i fratelli e le sorelle, se causa divisioni sociali e relazioni ingiuste, non può essere il fondamento della religione. Dio viene abbandonato per un tempio materiale. Questo è anche un campanello d’allarme per noi che spesso riponiamo la nostra fiducia non nella presenza di Dio, non nelle relazioni con i fratelli e le sorelle, ma nelle strutture materiali che ci minano e ci schiavizzano.
Insieme ai disastri ecologici subiti in alcuni stati, sono emerse anche interpretazioni allarmistiche sulla fine dei tempi. I profeti che affermano di essere a conoscenza della fine del mondo cercano di instillare la paura per raggiungere i propri fini. Le parole di Gesù oggi ci mettono in allerta. Nessuno può dire “Io sono”, perché ciò significa appropriarsi del nome divino. Nessuno sarà padrone del tempo e dell’eternità, ma solo Dio. È vero che ci saranno persecuzioni e divisioni, che ci saranno disastri, ma la nostra fiducia deve essere saldamente nel Signore. San Paolo rimproverò già gli abitanti di Tessalonica che, pensando che il regno fosse già vicino, smisero di impegnarsi e si dedicarono all’ozio. La venuta del Regno, lungi dall’esenrci dai nostri obblighi, ci riempie di maggiore entusiasmo e speranza per lavorare con maggiore dedizione alla sua costruzione. In nessun modo pensare all’eternità dovrebbe portarci a trascurare i nostri compiti o ad ansietà per ciò che potrebbe accadere. Gesù ci chiama alla vera speranza che edifica e dà energia, che è sostenuta dalla presenza efficace del nostro Salvatore in mezzo a tutte le difficoltà. Quando riconosciamo che la violenza ha raggiunto livelli inimmaginabili, diventa necessario ricordare queste parole. Non possiamo arrenderci senza dare tutto. Ricordiamo che Cristo afferma che quando ci sono persecuzioni e divisioni, “fate attenzione a questo… e vi darò parole di sapienza”.
Il terzo invito di Gesù è a rimanere saldi per raggiungere la vita eterna. Ed è curioso che, quando annuncia i peggiori disastri che portano al tradimento e all’omicidio, insista sul vero atteggiamento del cristiano: la speranza nella vita in abbondanza. Questo è l’insegnamento fondamentale di questa domenica: questo mondo passerà, insieme alle sue conquiste, alla sua tecnologia e al suo sviluppo scientifico, di cui così spesso ci vantiamo. Tutte le cose per cui ci sforziamo, a volte eccessivamente, giungeranno al termine. La nostra esistenza su questa terra si concluderà, anche se non sappiamo quando o come. A volte, proprio quando ci sentiamo più sicuri, la sfortuna colpisce. Siamo preparati per la fine? Dobbiamo riflettere su dove stiamo riponendo i nostri cuori e quale importanza stiamo dando alle cose, alle persone e a Dio. La costruzione del Regno di Dio non è un’impresa momentanea; la nostra speranza sarà per tutta la vita e oltre. Nella prima lettura, il profeta Malachia, mentre minacciava i malvagi, dava speranza anche ai giusti: «Verrà il giorno del Signore, ardente come una fornace; tutti i superbi e i malvagi saranno come pula… Ma per voi che temete il Signore sorgerà il sole di giustizia, con i suoi raggi benefici». Le parole di Gesù ci invitano oggi ad alzare la testa, a non avere paura, a lavorare con perseveranza e a mantenere viva la speranza. Cristo Risorto ci riempie di forza di fronte alle incertezze dei nostri ultimi giorni.
Come vediamo la fine del mondo? Quali sentimenti evoca in noi? Siamo persone di speranza che generano un sano ottimismo?
Concedici, o Signore, il tuo aiuto per dedicarci fedelmente al tuo servizio, perché solo nel compimento della tua volontà possiamo trovare la vera felicità. Amen.
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