10 Agosto, 2026

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Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Il Dio del silenzio

XIX Domenica del Tempo Ordinario

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Il Dio del silenzio

Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul  Vangelo di questa domenica, 9 agosto 2026, dal titolo:  “Il Dio del silenzio” .  

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1 Re 19:9, 11-13:  «Rimanete sul monte, perché il Signore sta per passare».

Salmo 84:  «Mostraci, Signore, la tua misericordia»

Romani 9:1-5:  «Vorrei essere io stesso separato da Cristo, se ciò fosse per il bene dei miei fratelli».

Matteo 14:22-23:  «Comandami di venire da te sull’acqua».

Siamo abituati alle grandi teofanie dell’Antico Testamento, dove Dio si manifesta tra tuoni, fulmini, fumo e attività sismica. Elia, il profeta del fulmine e del tuono, il profeta del fuoco, il profeta guerriero che distrugge gli idoli, anela ad avvicinarsi a Dio. Lo attende con impazienza, cercandolo nei segni spettacolari e magnifici dove lo ha sempre trovato. Ma il profeta, che ha tanto parlato di Dio, ora deve scoprirlo e “sperimentarlo”. Con sua sorpresa, scopre che il vero Dio non è colui che vince con la spada, non è colui che massacra i quattrocentocinquanta profeti dei falsi dèi, non arriva con il vento impetuoso che spacca le montagne e frantuma le rocce, non si rende presente nei terremoti o nel fuoco… arriva nel sussurro di una brezza leggera… nel silenzio che il cuore può percepire, nell’intimità della sua anima, nelle profondità del suo essere… lì, sempre nuovo e sorprendente, arriva il Signore. Nel mormorio di un silenzio sommesso, il Signore parla. Forse è per vincere la nostra sordità che Dio non grida a squarciagola, ma con un dolce sussurro guarisce le nostre orecchie, affinché ci abituiamo ad ascoltarlo nel silenzio. Allora, come Elia, ci copriremo rispettosamente il volto, le nostre false concezioni di Dio, e ci prepareremo ad ascoltarlo.

Elia emerge dalla caverna trasformato. Ora può parlare di Dio, non più gridando e invocando il fuoco dal cielo, ma a bassa voce, sussurrando parole gentili che non profanano il mistero. Da quel momento in poi, il tono e lo stile della sua testimonianza cambiano completamente; diventa discreta, delicata, meno ostentata, senza perdere la sua energia e verità. La sua testimonianza ha la potenza del silenzio di Dio. Sì, il silenzio dell’amante che ha mille cose da dire e preferisce dirle in silenzio. Il silenzio, nel linguaggio dell’amore, è messaggio e comunicazione. E questo è un nuovo volto di Dio per molti di noi che bramano miracoli eclatanti, fondamentalismi intransigenti e dichiarazioni categoriche. San Paolo, in uno di quei suoi slanci mistici, si addentra nelle profondità della sua coscienza per scoprire, alla luce dello Spirito Santo, tutto il dolore causato dalla negatività dei suoi fratelli. Cambia completamente il suo atteggiamento di condanna ed è disposto “anche a essere separato da Cristo se ciò significa il bene dei suoi fratelli”.

All’inizio di questo brano, Gesù esorta i suoi discepoli ad allontanarsi dalla folla dopo la moltiplicazione dei pani. Non permette loro il frastuono del trionfalismo, né si espone al richiamo del riconoscimento. Li manda in mare, mentre lui cerca la solitudine sul monte per incontrare Dio, suo Padre, da solo. Ascoltare Dio, così come ascoltare qualsiasi altra persona, richiede rispetto, accettazione e la capacità di ascoltare. È uno schiaffo in faccia a un amico quando lo lasciamo senza parole. È irriverenza verso Dio quando preferiamo il nostro rumore e non gli diamo lo spazio o il rispetto che merita. Certo, accogliere Dio comporta il rischio di dover cambiare i nostri atteggiamenti e i nostri fondamentalismi che sacrificano la verità e il nostro rapporto con il vero Dio in nome della nostra sicurezza. Quante volte questi fondamentalismi si trasformano in violenza aggressiva e nell’eliminazione di chi non la pensa come noi! Ascoltare Dio significa riporre in lui la nostra sicurezza e aprirci ai nostri fratelli e sorelle, che diventano anche il volto di Dio. La certezza dell’amore di Dio e dell’amore per Dio, lungi dal renderci intransigenti, ci conduce alla massima fedeltà a Lui, unita alla massima capacità di accogliere chi è diverso e all’uguaglianza fraterna.

A differenza della pace e della comunicazione che Gesù porta, i discepoli sono travolti dalla tempesta e dai venti impetuosi. Sono agitati e l’oscurità della notte intensifica la loro paura. Con l’alba arriva Gesù e con lui, dopo la confusione iniziale, arrivano la pace, la tranquillità e l’armonia. Bisogna ascoltare le sue parole di conforto : “Coraggio! Sono io. Non abbiate paura”.  E ora, in uno stato di fiducia, accetta la sfida di Pietro di lasciarlo camminare sull’acqua. Gesù esaudisce persino questa richiesta, ma quando Pietro cammina sull’acqua, perde il suo senso di sicurezza e affonda, ricevendo il rimprovero di Gesù:  “Uomo di poca fede!”.  Per una relazione con l’Altro, per una relazione con Gesù, bisogna abbandonare ogni sicurezza in sé stessi e instaurare una relazione completa e fiduciosa, aprendo le braccia e affidandosi alle mani di Dio.

Questa storia contiene una lezione per la comunità cristiana di tutti i tempi, esortandola ad accostarsi all’incontro con Gesù con apertura e coraggio, ad accettare i rischi del dialogo con Dio e, sentendo la sua presenza, a non vacillare né ad avere paura di fronte alle difficoltà che la assalgono. Come Pietro e gli altri discepoli, sentiamo i forti venti che scuotono la nostra barca e scuotono le nostre certezze. Provocano timori e siamo sull’orlo del naufragio. La nostra tentazione è quella di cercare la nostra sicurezza e di non ascoltare il “silenzio d’amore” di Dio, di non rifugiarci nella mano che Gesù ci tende. Avviciniamoci, scopriamo questa manifestazione di Gesù che prima si avvicina alla folla affamata e poi viene in cerca di coloro che sono spaventati e disorientati. Possa egli trasformare la nostra notte tormentata in un’alba di pace e di gioia. Saremo in grado di scoprire il silenzio d’amore di Dio? Come posso fare spazio al suo messaggio oggi? Qual è il mio atteggiamento di ascolto? A cosa mi impegna questo incontro?

Signore Gesù, che ti rendi presente in mezzo alle tempeste e alle bufere, stendi la tua mano aperta e amorevole a coloro che stanno annegando nel loro frastuono, nelle loro certezze e nel loro egoismo. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.