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Exaudi Redazione

Analisi

30 Novembre, 2025

5 min

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Forgeranno le loro spade e ne faranno aratri”

Prima Domenica di Avvento

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Forgeranno le loro spade e ne faranno aratri”

Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul  Vangelo di questa domenica, 30 novembre 2025dal titolo:  “Forgeranno le loro spade e ne faranno aratri”.

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Isaia 2:1-5: “Forgeranno le loro spade in vomeri   e le loro lance in falci”

Salmo 121:  “Andiamo con gioia incontro al Signore”

Romani 13:11-14:  “È ora che vi svegliate, perché la nostra salvezza è vicina”

Matteo 24:37-44:  “Siate vigilanti e pronti”

“Viviamo in tempi difficili”, mi dice l’anziano con aria malinconica. Ha visto molte battaglie e non si spaventa facilmente per una battuta d’arresto. “La cosa triste ora è che nessuno sembra accorgersene. La violenza si è radicata nelle nostre comunità. Ogni giorno ci svegliamo o andiamo a dormire con notizie di nuovi omicidi, rapine, estorsioni, sparizioni, e ci sono molte case abbandonate, tristi e addolorate. Ma ciò che mi colpisce di più è che molte persone vanno avanti come se nulla fosse, finché non succede a loro. Ci siamo abituati alla violenza, finché non ci tocca”. Le sue parole sembrano molto vicine al Vangelo:  “La gente mangiava, beveva e si sposava, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca”.  Il nostro Paese è ferito e profondamente ferito. Lo riconosciamo tutti, ne parliamo tutti, ma continuiamo con lo stesso stile di vita!

La prima domenica di Avvento è un grido potente che cerca di risvegliarci e di attirare la nostra attenzione su ciò che stiamo facendo alla vita, alla terra e all’umanità. Gli esseri umani, creati a immagine e somiglianza di Dio, sono diventati il ​​principale predatore della natura e il peggior nemico dell’umanità. Isaia, contemplando la triste condizione in cui ci troviamo, si rifiuta di credere che questo sia il destino finale dell’umanità e lancia il suo messaggio di speranza, pregando e sognando che  “forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci”.  Vale a dire, che le politiche e le ambizioni dell’umanità cambieranno radicalmente. La spada e la lancia sono diventate simboli di aggressione e violenza, di distruzione egoistica e dell’imposizione tirannica a cui ogni persona aspira. L’umanità ha sfigurato il proprio volto, creato a “immagine di Dio”, e lungi dall’essere creativa, dinamica e fraterna, ne è diventata la principale distruttrice. Basata sulla crescita economica e su politiche che favoriscono poche aziende e stati, essa richiede un consumo infinito di risorse, un consumo che ha portato a disastri climatici e a una pericolosa situazione sociale. Riusciremo a trasformare le spade in vomeri? Riusciremo a riscoprire la vera immagine e spiritualità dell’umanità? Siamo chiamati a seminare nel senso più profondo del termine: a dare vita, a donarci e a servire, affinché possiamo portare frutto.

La violenza istituzionalizzata contro la natura e contro i nostri simili, lungi dall’essere la nostra vera vocazione, precipita l’umanità in una spirale di autodistruzione e annientamento. È urgente recuperare la vera vocazione dell’umanità. Dovremo andare alle radici della persona per ricostruirla di nuovo, per trovare armonia. Nessuno è d’accordo con la situazione che stiamo vivendo, eppure continuiamo come addormentati, indeboliti dal peccato, dalla codardia e dalla mediocrità. San Paolo, nella sua lettera ai Romani, insiste sulla necessità di tenere conto dei tempi in cui viviamo. L’indifferenza, l’apatia e l’autocompiacimento non ci tireranno fuori dai gravi problemi che stiamo affrontando. Ci chiama a vivere  “onestamente”  e denuncia gli eccessi che corrodono il cuore: gola, ubriachezza, lussuria, dissolutezza, discordia e invidia. L’umanità si è abituata a vivere senza privazioni, toccata e sfigurata da tutte le sue ambizioni. L’umanità, come la terra, è ferita. È un tempo di riflessione e di riscoperta del vero significato dell’umanità. Paolo ci esorta a considerare il tempo in cui viviamo e ci invita a contemplare Gesù, a rivestirci dei suoi sentimenti e a trasformare così il nostro mondo. In Cristo troviamo il vero modello di felicità, di creazione e il senso della storia.

Abbiamo urgente bisogno di ascoltare con speranza le parole di Isaia, non solo per trasformare le spade in vomeri e le lance in falci, ma anche per abbandonare l’intera corsa agli armamenti, tutte le strutture di odio e un mondo di vendetta. Tutta l’ambizione di potere che minaccia di distruggerci. Il costo delle armi potrebbe facilmente sfamare la fame di ogni nazione. Una cura più responsabile, compassionevole e umana per la natura ci permetterebbe di godere più a lungo della nostra casa comune. Non abbiamo paura, siamo coraggiosi e affrontiamo responsabilmente una situazione che potrebbe portare a conseguenze ancora peggiori. Scambiare spade e lance significa cambiare profondamente da un atteggiamento aggressivo a uno creativo, dinamico e fraterno.

L’Avvento, pur essendo un tempo di denuncia, è anche un tempo di speranza e ottimismo. Il compito del vero discepolo è vivere nella speranza e risvegliare la speranza negli altri. Siamo quasi alla fine dell’Anno Giubilare della Speranza, ed è necessario rafforzare e consolidare i nostri atteggiamenti e impegni per costruire un mondo nuovo. “Siate vigilanti e pronti”, sono le parole di Gesù ai suoi discepoli. E paragona la sua generazione alla passività e all’indifferenza della generazione che subì il Diluvio. Nessuno ci credeva, nessuno se lo aspettava, nonostante Noè lo predicesse costantemente. Ora ci troviamo nella stessa situazione. Molti campanelli d’allarme risuonano nelle nostre comunità: perdita di valori, distruzione della famiglia, disprezzo della vita, distruzione della natura. Torniamo agli insegnamenti di Gesù e accendiamo candele e luci di speranza. Questa speranza non si basa su calcoli, ma piuttosto scaturisce dallo stile di vita di coloro che affrontano la realtà radicati e fondati in Cristo.

L’Avvento ci porta molte riflessioni e richiede molte risposte. Sono disposto a risvegliarmi e ad aprire gli occhi per esaminare la mia realtà? Cosa significa per me trasformare le spade in vomeri e le lance in falci? Quali veri segni di speranza sto dando?

Padre buono, che rinnovi il cuore dell’umanità come rinnovi la natura, fa’ che in questo tempo di Avvento possiamo adottare un atteggiamento più creativo, responsabile e compassionevole verso la natura e verso i nostri fratelli e sorelle, così che possiamo prepararci alla venuta del tuo Figlio Gesù. Amen.

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