Polonia: la Giornata Nazionale della Memoria dei Polacchi che Salvarono gli Ebrei
Per non dimenticare i samaritani polacchi
Il 24 marzo 1944 nel villaggio di Markowa nella Polonia occupata dai tedeschi furono assassinati: Józef Ulma, sua moglie Wiktoria, all’epoca in avanzato stato di gravidanza, e i loro sei figli (il maggiore aveva 8 anni, il minore un anno e mezzo). La loro unica colpa? Nascondere nella loro casa i vicini ebrei che furono trucidati insieme a loro. Il martiro della famiglia Ulma, oggi beata, è diventata un simbolo del sacrificio dei polacchi che salvarono ebrei. Per questo motivo l’anniversario della loro tragica morte – il 24 marzo – viene celebrato in Polonia come Giornata Nazionale della Memoria dei Polacchi che Salvarono gli Ebrei sotto l’Occupazione Tedesca.
Va ricordato che la Polonia, durante i secoli, è stata uno dei Paesi più accoglienti per gli ebrei che arrivarono ad essere una parte consistente della popolazione polacca: 3,5 milioni, circa il 10% della popolazione.
La Germania cominciò la seconda guerra mondiale con l’attacco alla Polonia, il 1° settembre 1939. Nella Polonia occupata i tedeschi iniziarono a perseguitare la popolazione ebraica: già dal novembre del 1939, a tutti gli ebrei di età superiore ai 10 anni fu imposto di indossare una fascia con la Stella di David blu. Le loro proprietà furono confiscate, furono istituiti ghetti (oltre 400) e le persone furono deportate nei campi di lavoro e di sterminio.
Nel 1941, fu presa la decisione di attuare la “Soluzione finale della questione ebraica”, che prevedeva lo sterminio di massa di questa comunità. Il governo polacco in esilio e lo Stato clandestino polacco intrapresero intensi sforzi per salvare la popolazione ebraica in pericolo.

La Chiesa cattolica reagì come poté: da un lato condannando la persecuzione e lo sterminio, dall’altro organizzando aiuti materiali, nascondendo gli ebrei nelle case religiose e nei monasteri. Ma la cosa più importante fu che incoraggiò ogni forma di aiuto, soprattutto attraverso l’esempio personale dei vescovi, dei sacerdoti e delle suore, che realizzavano in quei tempi bui e inumani l’idea dell’amore cristiano per il prossimo. Oltre all’assistenza istituzionale, i polacchi fornirono aiuto individuale agli ebrei. Si stima che, grazie a tale aiuto, circa 100.000 ebrei polacchi furono salvati. In base al decreto del Governatore Generale tedesco del 15 ottobre 1941, coloro che fornirono supporto diretto agli ebrei furono condannati a morte. Ma, tanti polacchi, rischiando la vita loro e delle loro famiglie, fornivano varie forme di aiuto agli ebrei condannati dalla Germania nazista allo sterminio. Vale la pena ricordare che dei 28.217 Giusti tra le Nazioni ricordati nell’Istituto Yad Vashem ben un quarto, ovvero 7.232 per l’esattezza, sono i giusti polacchi.
Tra i luoghi dove si ricordano gli eroi polacchi che aiutavano gli ebrei durante l’occupazione tedesca della Polonia c’è la Cappella della Memoria e il Parco della Memoria nella città di Torun.
La Cappella della Memoria, situata nella Chiesa della Beata Vergine Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione e San Giovanni Paolo II è un monumento unico a livello internazionale, nato dal desiderio di onorare i polacchi che rischiarono la propria vita e quella delle loro famiglie per salvare gli ebrei. L’ideatore e mecenate di questo progetto è Padre Tadeusz Rydzyk CSsR, fondatore e direttore di Radio Maryja.
Invece a fianco alla chiesa fu creato il Parco Nazionale della Memoria che è un luogo di omaggio a tutti i polacchi che, nella suprema prova dell’umanità, preservarono la dignità umana durante l’inferno dell’occupazione tedesca del Paese. Nel Parco 180 piedistalli alti tre metri, disposti lungo un viale lastricato in granito recano i nomi di oltre 28.000 polacchi che salvarono ebrei dalla morte durante la Seconda Guerra Mondiale. Invece in un’area separata si trovano altri 20 piedistalli che commemorano 2.805 membri del clero che salvarono gli ebrei. Attualmente, il parco commemora 31.485 persone che hanno conservato la propria umanità in tempi disumani.
Quest’anno a Torun le celebrazioni della Giornata hanno avuto un carattere particolarmente solenne: alla cerimonia presso la Cappella della Memoria ha partecipato, tra gli altri, il Presidente della Repubblica di Polonia, Karol Nawrocki, l’ex Presidente Andrzej Duda, il rappresentante dell’Ambasciata d’Israele.

Parlando degli eroi polacchi Nawrocki ha detto: “Sconfissero la crudeltà con i valori cristiani. Per questo la Polonia è orgogliosa di loro oggi. Siamo profondamente grati per essere diventati una testimonianza vivente, seppur tragica, della nostra comunità nazionale, aperta agli altri, impegnata nei valori dell’amore e della misericordia. Una comunità compassionevole e pronta a sacrificarsi per gli altri. Ma anche determinata a difendere i valori che ci hanno plasmato come nazione”.
Durante la cerimonia, il Presidente ha svelato la targa commemorativa con incisi sette nuovi nomi dei polacchi assassinati per aver aiutato gli ebrei. Questi nomi si sono aggiunti ai restanti 1.242 nomi incisi sulla parete della Cappella della Memoria dei Martiri Polacchi.
Non possiamo dimenticare che la stragrande maggioranza dei polacchi che aiutavano gli ebrei lo faceva mossa da motivi religiosi per realizzare in pratica il comandamento cristiano dell’amore del prossimo. Perciò lungo la Cappella della Memoria corre la scritta con le parole di Gesù. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Giovanni 15,13).
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