25 Maggio, 2026

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Perdere la propria casa per trovare un posto nel mondo

La mia vita da zucchina: una storia di infanzia ferita, perdita e la possibilità di ritrovare la fiducia

Perdere la propria casa per trovare un posto nel mondo

Proveniamo da un percorso che ha gradualmente plasmato un modo di guardare alle storie.

Innanzitutto, abbiamo imparato a guardare dentro e fuori: la famiglia, le aspettative, il talento, le emozioni, la tecnologia, l’amore, la memoria e la necessità di rimanere umani in mezzo al frastuono. Film come  WALL·EInside OutUpCoco  e  The Mitchells vs. the Machines  ci hanno aiutato a riflettere su ciò che accade dentro di noi e su cosa succede quando il mondo ci spinge a disconnetterci da ciò che conta davvero.

Poi abbiamo fatto un passo più intimo, da  Encanto  a  Il mio vicino Totoro . Lì, la domanda non era più solo chi siamo, ma come si costruisce un’identità quando aspettative, paura, solitudine, ricordi o il bisogno di trovare rifugio pesano molto. Abbiamo esplorato  Il gigante di ferroZootropolisLa tartaruga rossaLucaSoulMonsters & Co.Mary e Max  e  Kubo,  prima di arrivare a Totoro, che ci ha ricordato che crescere può anche significare guardare di nuovo il mondo con serenità.

Ora il sentiero cambia tono.

Ci addentriamo in storie in cui la crescita non deriva dall’avere tutto chiaro, ma dalla perdita di qualcosa di importante. Storie in cui i personaggi si sentono fuori posto, subiscono ferite, commettono errori, si spaventano o scoprono che la vita non sempre si svolge come si aspettavano.

Perché a volte la crescita non inizia quando troviamo le risposte.

A volte tutto inizia quando ci perdiamo.

E forse è per questo che ”  La mia vita da zucchina”  è un inizio così necessario.

🎬 Sinossi

Zucchini è un bambino di nove anni che, dopo la morte della madre, viene affidato a una famiglia adottiva.

Arriva lì piena di paura, senso di colpa e un travolgente senso di abbandono. Non sa bene come interagire con gli altri, come spiegare ciò che ha passato o come sentirsi di nuovo al sicuro.

Lì incontra altri bambini che portano con sé storie altrettanto difficili. Ognuno di loro ha una ferita diversa. Ognuno ha imparato a proteggersi come meglio può.

A poco a poco, tra silenzi, giochi, diffidenza e piccoli gesti di premura, Zucchina inizia a scoprire qualcosa che sembrava impossibile:

che dopo una perdita, può anche apparire una casa.

Non è la stessa persona che abbiamo perso.
Ma è una persona in cui poter riporre di nuovo la propria fiducia.

Vuoi venire con me?

Ci sono film che non hanno bisogno di molte spiegazioni per commuoverci profondamente.

La mia vita da zucchina  è uno di questi.

Non drammatizza l’infanzia traumatizzata con grandi discorsi. Non forza le emozioni. Non trasforma il dolore in uno spettacolo.

Fa qualcosa di più delicato.

Si avvicina a bambini che hanno vissuto troppo presto esperienze terribili, che nessun bambino dovrebbe mai dover sopportare. E li guarda con tenerezza, con rispetto, senza trasformarli in vittime o eroi.

Solo per bambini.

Bambini che hanno dovuto imparare a difendersi da un mondo troppo in anticipo sui tempi.

Quando l’infanzia perde la sua stabilità

Zucchini arriva alla casa famiglia dopo una dolorosa rottura sentimentale.

Ha perso sua madre.
Ha perso la sua casa.
Ha perso il luogo da cui comprendeva il mondo.

E quando un bambino perde questo, non perde solo uno spazio fisico.

Perdere la sicurezza.
Perdere la routine.
Perdere la fiducia.

Ecco perché il film non parla solo dell’essere orfani. Parla di qualcosa di più ampio: cosa succede quando la vita ti smuove le fondamenta e qualcuno deve imparare a camminare di nuovo.

Questa è la prima grande lezione di questa storia:

👉 Ci sono ferite che non si superano tutte in una volta;
👉 vanno affrontate a tappe.

Il dolore non sempre può essere spiegato.

Uno dei punti di forza del film è che i personaggi non parlano come piccoli adulti.

Non sempre sanno esprimere ciò che non va.
Non sempre capiscono cosa provano.
Non sempre sanno chiedere aiuto.

E questo è profondamente vero.

Spesso ci aspettiamo che i bambini spieghino chiaramente il loro dolore, quando nemmeno gli adulti sempre sanno come farlo.

Il dolore infantile si manifesta anche in altri modi:

  • in silenzio
  • nella rabbia
  • nella paura
  • in uno stato di sfiducia
  • bisognoso di controllo
  • avere difficoltà ad accettare affetto

La vita di Courgette  ci ricorda che dietro molti comportamenti difficili può esserci una storia che non ha ancora trovato le parole.

E questo è particolarmente importante per le famiglie, gli educatori e chiunque accompagni l’infanzia e l’adolescenza.

Perché prima di correggere una reazione, potrebbe valere la pena chiedersi:

Qual è la storia che si cela dietro tutto questo?
Da quale paura sta cercando di proteggersi?
Di cosa ha bisogno questo bambino per sentirsi al sicuro?

Riacquistare fiducia è anch’esso una forma di crescita.

In questa nuova casa, Zucchina non trova una soluzione magica.

Trova qualcosa di molto più importante:

presenza.

Adulti che non si intromettono.
Compagni che hanno sofferto allo stesso modo.
Piccoli legami che si formano lentamente.

E questo cambia le carte in tavola.

Perché crescere non significa solo diventare più forti.
Significa anche essere in grado di abbassare la guardia.

Nel permettere a qualcuno di avvicinarsi.
Nell’accettare che non tutti ti feriranno.
Nello scoprire che puoi essere amato anche dopo esserti sentito abbandonato.

Quell’esperienza di apprendimento è enorme.

A volte pensiamo che la maturità significhi non aver bisogno di nessuno. Ma questa storia ci dice esattamente il contrario:

👉 Crescere significa anche imparare a fidarsi di nuovo.

La famiglia non sempre nasce dove pensiamo.

Una delle idee più belle di ”  La mia vita da zucchina”  è che la famiglia appare non solo come origine, ma anche come possibilità.

Alcune famiglie si ereditano.
Altri legami si costruiscono nel tempo.

Una casa famiglia non cancella ciò che è stato vissuto.
Non sostituisce magicamente ciò che è stato perso.
Non rende il passato più facile.

Ma offre anche qualcos’altro:

un luogo da cui iniziare il percorso di recupero.

E questo è molto importante.

Perché a volte la vita non ci restituisce esattamente ciò che abbiamo perso, ma può offrirci nuove forme di cura, appartenenza e affetto.

Le zucchine hanno sicuramente una storia dolorosa.

Ma sta anche iniziando ad avere una storia condivisa.

E poi appare una luce.

Cosa ci insegna questa storia

La mia vita da zucchina  non è un film triste, sebbene nasca dal dolore.

È un film profondamente umano.

Ci insegna che non tutti i bambini partono dallo stesso punto. Che alcune infanzie sono segnate da assenze, paure o ferite non sempre visibili.

Ma ci ricorda anche qualcosa di essenziale:

👉 Un’infanzia ferita non è destinata a rimanere tale.

Con cura, tempo, relazioni e fiducia, una persona può iniziare a ricostruire se stessa.

Non dall’oblio.
Non dalla negazione.
Ma da un nuovo luogo in cui ci si sente visti, ascoltati e amati.

Per i giovani, le famiglie e gli educatori

Per i giovani, questo film può aiutarli a capire che sentirsi persi non significa che sia tutto finito. A volte si ha solo bisogno di tempo per capire cosa fare di ciò che è successo.

Per le famiglie, ricordate che prendersi cura non significa solo proteggere, ma anche offrire sicurezza emotiva senza pretendere che l’altra persona guarisca in fretta.

E per gli educatori, questo rappresenta una lezione molto importante: prima di etichettare un bambino in base al suo comportamento, bisogna cercare di comprenderne la storia.

Perché non tutti i comportamenti derivano dalla ribellione.

Alcuni nascono dalla paura.
Altri dalla perdita.
Altri ancora dal non aver ancora trovato un posto sicuro.

La domanda che rimane

Quando qualcuno sembra difficile, distante o smarrito…

Siamo in grado di guardare oltre il loro comportamento
e chiederci quale ferita stiano cercando di proteggere?

Villa José María Sánchez

Marketing y Servicios

Ideas para mejorar el mundo . Director: José Miguel Ponce . Profesor universitario e investigador en Marketing y Gestión de Servicios, con experiencia en cinco universidades públicas y privadas. Sevillano de origen, ha vivido en varias ciudades de España y actualmente reside en Sevilla. Apasionado por la educación, la comunicación y las relaciones humanas, considera la amistad y la empatía clave en su vida y enseñanza. Ha publicado investigaciones sobre Marketing, Calidad de Servicio y organizaciones sin ánimo de lucro. Humanista y optimista, promueve el agradecimiento y la coherencia como valores fundamentales.