06 Maggio, 2026

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Pepo Arata: l’artigiano argentino che ha trasformato il mate e la sua bottega in un cammino verso la santità

La santità può essere vissuta in modo straordinario nelle cose più ordinarie

Pepo Arata: l’artigiano argentino che ha trasformato il mate e la sua bottega in un cammino verso la santità

In un mondo in cui la santità è spesso associata a grandi gesta eroiche o a vite lontane dalla frenesia quotidiana, la testimonianza di Pedro María Arata, conosciuto da tutti come “Pepo”, ci ricorda che la chiamata alla santità può essere vissuta in modo straordinario nelle cose più ordinarie.

Questo giovane artigiano argentino, nato nel giorno di San Francesco di Sales, patrono della bontà, e recentemente scomparso il 5 marzo 2026 all’età di 30 anni (1996-2026), incarnava in modo semplice e profondo il motto ignaziano che aveva fatto suo: «Alla maggior gloria di Dio» (Ad Maiorem Dei Gloriam).

Pepo non era né un personaggio pubblico né un predicatore. Viveva nella parte settentrionale di San Isidro, nella Grande Buenos Aires, in Argentina, dove dedicò la sua vita all’artigianato: realizzava a mano zucche e contenitori in pelle per il mate, contenitori in pelle per il mate, bombillas (cannucce) personalizzate, coltelli pazientemente lucidati e altri elementi tradizionali della cultura argentina del mate.

Il suo lavoro, visibile su profili come  @ap.artesano su Instagram , rifletteva non solo abilità manuale, ma anche amore per il bello e l’utile, sempre con un tocco personale e generoso. Molti pezzi lasciavano il suo laboratorio come regali “senza motivo”, senza aspettarsi nulla in cambio, trasformando ogni creazione in un ponte di connessione umana.

Ma ciò che era più ammirevole in Pepo era il modo in cui integrava la sua fede cattolica in ogni dettaglio della vita quotidiana. Per lui, la bottega diventava un oratorio, il lavoro diventava lode e un semplice bicchiere di mate diventava comunione.

Sedersi con lui per condividere il mate era come fare un salto in un’altra epoca: ascoltava con sincera attenzione, chiedeva informazioni sulla vita dell’altra persona, parlava con naturalezza della Vergine Maria, dei santi e di come Dio si rivela nelle cose semplici e quotidiane.

Le sue mani callose e i sandali che indossava erano il segno visibile di una santità vissuta giorno per giorno, offrendo tutto – talenti, tempo, ascolto, abbracci – alla maggior gloria di Dio.

La sua prematura scomparsa ha lasciato un vuoto, ma anche una pace inspiegabile tra coloro che gli hanno dato l’ultimo saluto. Durante la messa funebre, il sacerdote ha ricordato che “Dio ci ha dato un BUON amico”, e gli amici di una vita – anche quelli che non lo vedevano dall’adolescenza – sono venuti a sostenere la famiglia Arata, testimoniando come la sua gentilezza e il suo esempio di vita continuassero a vivere in Dio.

Persone che non lo conoscevano personalmente hanno pregato per lui quando hanno letto il suo necrologio e sono rimaste commosse nello scoprire il segno indelebile che aveva lasciato nella fede di molti.

La testimonianza di Pepo Arata merita di essere conosciuta oltre i confini argentini. Ci invita a chiederci: e se la santità non risiedesse nello spettacolo, ma nel trasformare il quotidiano – un lavoro, una conversazione, un compagno condiviso – in un’offerta d’amore a Dio e al prossimo? Pepo ha vissuto questa domanda.

Riposa in pace, artigiano di Dio. Possa il tuo esempio continuare a unire i cuori, mano nella mano con Maria, verso la gloria eterna.

Juan Francisco Miguel

Juan Francisco Miguel es comunicador social, escritor y coach. Se especializa en liderazgo, narrativa y espiritualidad, y colabora con proyectos que promueven el desarrollo humano y la fe desde una mirada integral