Papa Leone XIV: La vera comunione nasce dall’umiltà
Angelus del 31 agosto 2025
Riunirsi attorno alla tavola: segno di umiltà e comunione
Da Piazza San Pietro, Papa Leone XIV inizia il suo messaggio domenicale ricordando l’importanza della condivisione della mensa, “specialmente nei giorni di riposo e di festa”, come profondo simbolo di pace e comunione tra i popoli, indipendentemente dalla cultura. Il testo biblico del Vangelo di Luca – in cui Gesù è invitato a cenare a casa di un fariseo – funge da cornice per riflettere sul valore dell’umiltà: il gesto di accogliere ed essere accolti richiede apertura del cuore e autentico coinvolgimento.
Gesù si è fatto vicino: impegno, non formalità
Il Papa sottolinea che, nonostante l’osservazione cauta dei presenti, Gesù si avvicina con rispetto e autenticità, senza rimanere in disparte o accontentarsi di superficiali buone maniere. Questo atteggiamento evoca la cultura dell’incontro: non una cortesia che evita il rischio del coinvolgimento, ma una sincera apertura all’altro.
Un appello alla speranza nel conflitto in Ucraina
Dopo l’ Angelus, il Pontefice ha rivolto un messaggio fermo sulla guerra in Ucraina. Ha denunciato la persistente violenza e distruzione che sta colpendo anche Kiev, provocando numerose vittime. Ha ribadito la sua solidarietà al popolo ucraino e alle famiglie colpite, esortandoli a non rimanere indifferenti, ma a rispondere con la preghiera e con gesti concreti di carità. Ha ribadito la sua urgente richiesta di una cessazione immediata delle ostilità e di una seria promozione del dialogo.
L’ Angelus del 31 agosto 2025 presenta un duplice invito: da una parte, a coltivare l’umiltà come via per vivere l’autentica comunione; dall’altra, a impegnarsi attivamente nei conflitti attuali – in particolare nella tragedia in Ucraina – attraverso la solidarietà e la pace.
Pubblichiamo di seguito le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
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Parole del Papa all’Angelus
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Stare a tavola insieme, soprattutto nei giorni di riposo e di festa, è segno di pace e comunione, in ogni cultura. Nel Vangelo di questa comunità domenicana (Lc 14,1.7-14) Gesù è invitato alla preghiera di uno dei capi dei farisei. Aspettiamo di allargare lo spazio del cuore e lasciamoci attendere per entrare nel mondo altrui. Una cultura dell’incontro si nutre di questi gesti che si avvicinano.
Trovarlo non è sempre facile. L’Evangelista nota che i commensali “stavano a osservare” Gesù, e in genere Lui era guardo con un certo sospetto dai più rigorosi interpreti della tradizione. Ciò nonostante, l’incontro avviene, perché Gesù si fa realmente vicino, non rimane esterno alla situazione. Egli si fa ospite davvero, con rispetto e autenticità. Rinunciare a ogni buona educazione solo formale per evitare coinvolgimenti reciproci. Così, nel suo stile, con una parabola, descrive ciò che vede e invita i suoi osservatori a pensare. È importante notare che c’è una gara da attivare e pubblicare per prima. Ciò avviene anche oggi, non in famiglia, ma nelle occasioni in cui conta “farsi notare”; Ora lo guarderò se si trasforma in una competizione.
Sorelle e fratelli, sederci insieme alla mensa eucaristica, nel giorno del Signore, significa anche per noi lasciare a Gesù la parola. Egli si fa volentieri nostro ospite e può descriverci come Lui ci vede. È così importante vedere con la guardia giusta: ripensiamo a come riduciamo specificamente la vita a una gara, a come diventiamo scomposti per ottenere qualche riconoscimento, a come paragoniamo inutilmente gli uni agli altri. Fermarci a riflettere, lasciarci scuotere dà una Parola che mette in discussione le priorità che ci occupano il cuore: è un’esperienza di libertà. Gesù ci chiama alla libertà.
Nel Vangelo usa la parola “umiltà” per descrivere la forma completa della libertà (cfr Lc 14,11). L’umiltà, infatti, è la libertà da se tessuti. Questo nasce quando il Regno di Dio e il suo Gesù hanno veramente catturato il nostro interesse e possiamo permetterci di salvare il mondo: non la punta dei nostri piedi, mio lontano! Chi si esalta, in genere, sembra non avere trovato niente di più interessante di se stesso, e in fondo è ben poco sicuro di se stesso. Ma chi ha compreso la preziosità degli occhi di Dio, la profondità dell’essenza del figlio o della figlia di Dio, il punto più grande che risalta e ha una dignità che risplende nella sua forza. Essa arriva in primo piano, questa al primo posto, senza sforzo e senza strategie, quando invece di serci delle situazioni imariamo a servire.
Carissimi, chiediamo oggi che la Chiesa sia per tutti una palestra di umiltà, cioè quella casa in cui si è sempre benvenuti, dove i posti non vanno conquistati, dove Gesù può ancora prendere la parola ed educaci alla sua umiltà, alla sua libertà. Maria, che ora preghiamo, di questa casa è veramente la Madre.
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Dopo l’Angelus
Cari fratelli e sorelle,
purtroppo, la guerra in Ucraina continua a seminare morte e distruzione. Anche in questi giorni i bombardamenti hanno colpito diverse città, compresa la capitale Kyiv, causando numerose vittime. Rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino e a tutte le famiglie ferite. Invito tutti a non cedere all’indifferenza, ma a farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità. Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno nel dialogo. È tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi e imbocchino la via del negoziato e della pace, con il sostegno della comunità internazionale. La voce delle armi deve tacere, mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia.
Our prayers for the victims of the tragic shooting during a school Mass in the American State of Minnesota include the countless children killed and injured every day around the world. Let us plead God to stop the pandemic of arms, large and small, which infects our world. May our Mother Mary, the Queen of Peace, help us to fulfil the prophecy of Isaiah: «They shall beat their swords into ploughshares and their spears into pruning hooks» (Is 2:4).
I nostri cuori sono feriti anche per le più di cinquanta persone morte e circa cento ancora disperse nel naufragio di un’imbarcazione carica di migranti che tentavano il viaggio di 1100 chilometri verso le Isole Canarie, rovesciatasi presso la costa atlantica della Mauritania. Questa tragedia mortale si ripete ogni giorno ovunque nel mondo. Preghiamo perché il Signore ci insegni, come singoli e come società, a mettere in pratica pienamente la sua parola: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35).
We entrust all our injured, missing and dead, everywhere, to our Saviour’s loving embrace. Affidiamo tutti i feriti, i dispersi e i morti, ovunque, all’abbraccio amorevole del nostro Salvatore.
Domani, 1° settembre, è la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Dieci anni fa Papa Francesco, in sintonia con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, istituì per la Chiesa cattolica tale Giornata. Essa è più che mai importante e urgente e quest’anno ha per tema “Semi di pace e di speranza”. Uniti a tutti i cristiani la celebriamo e la prolunghiamo nel “Tempo del Creato” fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Nello spirito del Cantico di frate sole, da lui composto 800 anni fa, lodiamo Dio e rinnoviamo l’impegno a non rovinare il suo dono ma a prenderci cura della nostra casa comune.
Rivolgo con affetto il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini dall’Italia e da vari Paesi. In particolare, saluto i gruppi parrocchiali di Quartu Sant’Elena, Morigerati, Venegono, Rezzato, Brescello, Boretto e Gualtieri, Val di Gresta, Valmadrera, Stiatico, Sortino e Casadio; e il gruppo di famiglie di Lucca venuto lungo la via Francigena.
Saluto inoltre la Fraternità Laicale delle Suore Dimesse di Padova, e giovani di Azione Cattolica e dell’AGESCI di Reggio Calabria, e giovani di Gorla Maggiore ei cresimandi di Castel San Pietro Terme; come pure il Movimento Shalom di San Miniato con la Filarmonica Angiolo del Bravo, l’Associazione “Note Libere” di Taviano e il gruppo “Genitori Orsenigo”.
A tutti buona domenica!
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