Papa Leone XIV: La gerarchia della Chiesa nasce da Cristo per annunciare il Vangelo
Udienza generale: La struttura gerarchica non è una costruzione umana, ma un'istituzione divina al servizio dell'unità, della missione e della santificazione del Popolo di Dio
Nella tradizionale Udienza Generale tenutasi in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha proseguito il suo ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, concentrandosi questa volta sul Capitolo III della Costituzione dogmatica Lumen gentium , dedicato alla «Costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell’episcopato».
Il Santo Padre ha ricordato che la Chiesa trova il suo fondamento negli Apostoli, scelti da Cristo come “colonne viventi” del suo Corpo Mistico. Questa dimensione gerarchica non è un elemento successivo o un’aggiunta al Popolo di Dio, ma ha accompagnato la comunità dei redenti fin dalle sue origini. Come ha spiegato il Papa, gli Apostoli sono stati al tempo stesso “il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia”.
«Il Concilio insegna che la struttura gerarchica non è una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale, ma un’istituzione divina destinata a perpetuare la missione affidata da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi», sottolineò Leone XIV.
Un ministero di servizio, non di potere.
Il Papa ha sottolineato che la gerarchia della Chiesa opera al servizio dell’unità , della missione e della santificazione di tutti i membri della Chiesa. Attraverso la successione apostolica, gli Apostoli trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire il Popolo di Dio.
Leone XIV distinse chiaramente tra il sacerdozio comune di tutti i fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico , che «si differenzia essenzialmente e non solo per grado» dal primo, sebbene entrambi partecipino all’unico sacerdozio di Cristo e siano reciprocamente ordinati. Vescovi, sacerdoti e diaconi ricevono la sacra potestas (sacra potenza) e la munera (compiti) per servire i fedeli, plasmando così la loro autorità come vero e proprio «diaconato» o servizio.
«Lumen Gentium ci ricorda continuamente la natura collegiale e comunitaria di questa missione apostolica», ha osservato il Papa, sottolineando come l’ufficio affidato ai pastori sia un vero e proprio servizio. Ha inoltre richiamato le parole di san Paolo VI, che descriveva la gerarchia come «una realtà nata dalla carità di Cristo, per realizzare, diffondere e garantire la completa e feconda trasmissione del tesoro di fede, esempi, precetti e carismi lasciati da Cristo alla sua Chiesa».
Preghiera di chiusura per i nuovi ministri
Al termine della sua catechesi, il Santo Padre ha invitato i presenti a pregare con queste parole:
Preghiamo il Signore affinché mandi alla sua Chiesa ardenti ministri della carità evangelica, dediti al bene di tutti i battezzati, e coraggiosi missionari in ogni parte del mondo.
L’udienza del 25 marzo, presieduta dal Papa sotto un cielo soleggiato in Piazza San Pietro, ha riunito migliaia di fedeli e pellegrini che hanno seguito con attenzione la riflessione sulla natura divina e di servizio della struttura gerarchica della Chiesa cattolica.
Questa catechesi si inserisce nel ciclo dedicato alla Lumen gentium , con il quale Papa Leone XIV ha approfondito l’identità della Chiesa come Popolo di Dio, la sua santità e ora anche la sua costituzione gerarchica, sempre con lo sguardo rivolto alla missione evangelizzatrice nel mondo contemporaneo.
Testo integrale della catechesi:
LEONE XIV
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 25 marzo 2026
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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 5. Sul fondamento degli Apostoli. La Chiesa nella sua dimensione gerarchica
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Proseguiamo le catechesi sui Documenti del Concilio Vaticano II, commentando la Costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa (LG). Dopo averla presentata come popolo di Dio, oggi consideriamo la sua forma gerarchica.
La Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unità, della missione e della santificazione di tutte le membra. Questo Ordine sacro è permanentemente fondato sugli Apostoli (cfr Ef 2,20; Ap 21,14), in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Gesù (cfr At 1,22; 1Cor 15,7) e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo (cfr Mc 16,15; Mt 28,19). Poiché gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro (cfr 2Tm 1,13-14), essi trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa «grazie ai loro successori nella missione pastorale» (CCC, n. 857).
Questa successione apostolica, fondata nel Vangelo e nella Tradizione, viene approfondita nel capitolo III della Lumen gentium, intitolato «La costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell’episcopato». Il Concilio insegna che la struttura gerarchica non è una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale (cfr LG, 8), ma una divina istituzione volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi.
Il fatto che questa tematica sia affrontata nel III capitolo, dopo che nei primi due si è contemplata l’essenza vera e propria della Chiesa (cfr Acta Synodalia III/1, 209-210), non implica che la costituzione gerarchica sia un elemento successivo rispetto al popolo di Dio: come nota il Decreto Ad gentes, «gli Apostoli furono simultaneamente il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia» (n. 5)», in quanto comunità dei redenti dalla Pasqua di Cristo, stabilita come mezzo di salvezza per il mondo.
Per cogliere l’intenzione del Concilio, è opportuno leggere bene il titolo del III capitolo di Lumen gentium, che esplicita la struttura fondamentale della Chiesa, ricevuta da Dio Padre mediante il Figlio e portata a compimento con l’effusione dello Spirito Santo. I Padri conciliari non vollero presentare gli elementi istituzionali della Chiesa, come potrebbe far intendere il sostantivo “costituzione” se intesa in senso moderno. Il Documento si concentra invece sul «sacerdozio ministeriale o gerarchico», che differisce «essenzialmente e non solo di grado» dal sacerdozio comune dei fedeli, ricordando che questi sono «ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo» (LG, 10). Il Concilio tratta dunque del ministero che viene trasmesso a uomini investiti di sacra potestas (cfr LG, 18) per il servizio nella Chiesa: si sofferma in particolare sull’episcopato (LG, 18-27), quindi sul presbiterato (LG, 28) e sul diaconato (LG, 29) come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine.
Con l’aggettivo “gerarchica”, pertanto, il Concilio vuole indicare l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Gesù, Buon Pastore, nonché i suoi rapporti interni. I Vescovi anzitutto, e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino munera), che li portano al servizio di «tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio», affinché «tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza» (LG, 18).
La Lumen gentium ricorda a più riprese e in modo efficace il carattere collegiale e comunionale di questa missione apostolica, ribadendo che l’«ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo è un vero servizio, che nella sacra Scrittura è chiamato significativamente “diakonia”, cioè ministero» (LG, 24). Si capisce allora perché San Paolo VI ha presentato la gerarchia come realtà «nata dalla carità di Cristo, per compiere, diffondere e garantire la trasmissione intatta e feconda del tesoro di fede, di esempi, di precetti, di carismi, lasciato da Cristo alla sua Chiesa» (Alloc. 14 sept. 1964, in Acta Synodalia III/1, 147).
Care sorelle e cari fratelli, preghiamo il Signore, affinché mandi alla sua Chiesa ministri che siano ardenti di carità evangelica, dediti al bene di tutti i battezzati e coraggiosi missionari in ogni parte del mondo.
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Saluti
Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto i fedeli della Diocesi di Carpi con l’Arcivescovo Mons. Erio Castellucci; la parrocchia di Santa Maria dell’Agnena in Vitulazio, accompagnata dall’Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese; e quella del Buon Pastore in Vieste, con l’Arcivescovo Mons. Franco Moscone.
Saluto poi gli Istituti scolastici di Mottola, Sora e di San Giovanni Gemini.
Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La solennità dell’Annunciazione del Signore, che oggi celebriamo, sia per tutti un invito a seguire l’esempio di Maria Santissima per essere pronti a compiere sempre la volontà di Dio.
A tutti la mia benedizione!
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