17 Aprile, 2026

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Papa Leone XIV: la fraternità non è un sogno impossibile

Udienza generale, 12 novembre 2025

Papa Leone XIV: la fraternità non è un sogno impossibile

Durante l’Udienza Generale tenutasi mercoledì 12 novembre 2025 in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha incentrato la sua catechesi sulla fraternità come una delle grandi sfide che l’umanità contemporanea si trova ad affrontare. Proseguendo il ciclo giubilare “Gesù Cristo nostra speranza”, il Santo Padre ha riflettuto sul tema “La spiritualità pasquale ispira la fraternità. ‘Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato’ (Gv 15,12)”, sottolineando che la fede nella morte e risurrezione di Cristo infonde speranza e ci incoraggia a investire nel fare il bene.

La fratellanza, un tratto profondamente umano

Il Papa ha spiegato che la fraternità nasce da una capacità profondamente umana: la capacità di relazionarsi gli uni con gli altri e di costruire legami autentici. “Senza relazioni che ci sostengono e ci arricchiscono fin dal principio della vita, non potremmo sopravvivere, crescere o imparare”, ha affermato. La nostra umanità si realizza al meglio quando viviamo insieme e sperimentiamo connessioni autentiche, non meramente formali. Tuttavia, ha avvertito che isolarsi comporta il rischio di lasciarsi consumare dalla solitudine o di cadere in un narcisismo che vede gli altri solo come qualcuno da cui prendere, senza alcuna disponibilità a dare.

Sebbene oggi guerre, conflitti, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrino contraddire la fraternità, Leone XIV insisteva sul fatto che essa «non è un sogno bello e impossibile, né il desiderio di pochi illusi». Per superare le ombre che la minacciano, dobbiamo «andare alle sorgenti» e attingere luce e forza da Cristo, l’unico che ci libera dal veleno dell’inimicizia, anche nelle relazioni più intime.

L’origine etimologica e l’esempio di San Francesco

La parola “fratello” deriva da un’antica radice che significa prendersi cura, preoccuparsi, sostenere e sostenere. Applicata a ogni persona, diventa un appello universale. Il Papa ha ricordato il saluto di San Francesco d’Assisi, “omnes fratres” (tutti fratelli), con cui il santo poneva tutti sullo stesso piano, riconoscendo un destino comune di dignità, dialogo, accoglienza e salvezza. Questo approccio è stato ripreso da Papa Francesco nell’enciclica  Fratelli tutti , sottolineandone l’attualità a 800 anni di distanza.

Quel “tutti” esprime una caratteristica essenziale del cristianesimo: la Buona Novella è destinata alla salvezza di tutti, mai in modo esclusivo o privato. La fraternità si fonda sul comandamento nuovo di Gesù, che Egli stesso ha compiuto come compimento sovrabbondante della volontà del Padre. Grazie a Cristo, che ci ha amati e ha dato se stesso per noi, possiamo amarci gli uni gli altri e dare la vita per gli altri come figli dell’unico Padre.

La Resurrezione, l’inizio di una nuova storia

Gesù ha amato fino alla fine, sperimentando tormento e abbandono. Ma la sua Risurrezione segna l’inizio di una nuova storia: i discepoli diventano pienamente fratelli e sorelle riconoscendolo come il Risorto, ricevendo lo Spirito Santo e diventando suoi testimoni. Fratelli e sorelle si sostengono a vicenda nei momenti di prova, non voltano le spalle a chi è nel bisogno e condividono lacrime e gioia nella ricerca dell’unità, della fiducia e dell’impegno reciproco.

La fraternità donata da Cristo morto e risorto, ha concluso il Papa, «ci libera dalla logica negativa dell’egoismo, della divisione, dell’arroganza e ci riporta alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno». Il Risorto ci indica la via per sentirci ed essere “fratelli tutti”.

Saluti finali e appelli alla pace

Nel suo saluto ai fedeli polacchi, Leone XIV commemorò l’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, una “devastazione insensata” secondo Benedetto XV, e affermò che “nulla è in assoluto meglio della pace”. Li esortò a custodirla con cuore radicato nel Vangelo, in spirito di fraternità e amor di patria. Agli italiani, lodò l’impegno della Beata Eliswa Vakayil per l’emancipazione delle ragazze povere in India. Infine, ai croati della diocesi di Gospić-Senj, nel suo 25° anniversario, ricordò che il dono più grande è la fede vissuta nel servizio al prossimo.

L’udienza, preceduta da un giro in papamobile tra abbracci ai bambini e saluti ai pellegrini, ha radunato decine di migliaia di persone sotto un cielo soleggiato in Vaticano.

Testo integrale del Santo Padre:

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 12 novembre 2025

 

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Ciclo di Catechesi – Giubileo 2025. Gesù Cristo nostra speranza. IV. La Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale. 4. La spiritualità pasquale anima la fraternità. “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (cfr Gv 15,12)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Credere nella morte e risurrezione di Cristo e vivere la spiritualità pasquale infonde speranza nella vita e incoraggia a investire nel bene. In particolare, ci aiuta ad amare e alimentare la fraternità, che è senza dubbio una delle grandi sfide per l’umanità contemporanea, come ha visto chiaramente Papa Francesco.

La fraternità nasce da un dato profondamente umano. Siamo capaci di relazione e, se lo vogliamo, sappiamo costruire legami autentici tra di noi. Senza relazioni, che ci sostengono e che ci arricchiscono sin dall’inizio della nostra vita, non potremmo sopravvivere, crescere, imparare. Esse sono molteplici, diverse per modalità e profondità. Ma certo è che la nostra umanità si compie al meglio quando siamo e viviamo insieme, quando riusciamo a sperimentare legami autentici, non formali, con le persone che abbiamo accanto. Se siamo ripiegati su noi stessi, rischiamo di ammalarci di solitudine, e anche di un narcisismo che si preoccupa degli altri solo per interesse. L’altro si riduce allora a qualcuno da cui prendere, senza che siamo mai disposti davvero a dare, a donarci.

Sappiamo bene che anche oggi la fraternità non appare scontata, non è immediata. Molti conflitti, tante guerre sparse nel mondo, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrerebbero anzi dimostrare il contrario. Tuttavia, la fraternità non è un bel sogno impossibile, non è un desiderio di pochi illusi. Ma per superare le ombre che la minacciano, bisogna andare alle fonti, e soprattutto attingere luce e forza dal Colui che solo ci libera dal veleno dell’inimicizia.

La parola “fratello” deriva da una radice molto antica, che significa prendersi cura, avere a cuore, sostenere e sostentare. Applicata a ogni persona umana diventa un appello, un invito. Spesso pensiamo che il ruolo di fratello, di sorella, rimandi alla parentela, all’essere consanguinei, al far parte della stessa famiglia. In verità, sappiamo bene quanto il disaccordo, la frattura, talvolta l’odio possano devastare anche le relazioni tra parenti, non soltanto tra estranei.

Questo dimostra la necessità, oggi più che mai urgente, di rimeditare il saluto con cui San Francesco d’Assisi si rivolgeva a tutte e a tutti, indipendentemente da provenienze geografiche e culturali, religiose o dottrinali: omnes fratres era il modo inclusivo con cui San Francesco poneva sullo stesso piano tutti gli esseri umani, proprio perché li riconosceva nel comune destino di dignità, di dialogo, di accoglienza e di salvezza. Papa Francesco ha riproposto questo approccio del Poverello di Assisi, valorizzandone l’attualità dopo 800 anni, nell’Enciclica Fratelli tutti.

Quel “tutti”, che significava per San Francesco il segno accogliente di una fraternità universale, esprime un tratto essenziale del cristianesimo, che sin dall’inizio è stato l’annuncio della Buona Notizia destinata alla salvezza di tutti, mai in forma esclusiva o privata. Questa fraternità si basa sul comandamento di Gesù, che è nuovo in quanto realizzato da Lui stesso, compimento sovrabbondante della volontà del Padre: grazie a Lui, che ci ha amato e ha dato sé stesso per noi, noi possiamo a nostra volta amarci e dare la vita per gli altri, come figli dell’unico Padre e veri fratelli in Gesù Cristo.

Gesù ci ha amato sino alla fine, dice il Vangelo di Giovanni (cfr 13,1). Quando è oramai prossima la passione, il Maestro sa bene che il suo tempo storico sta per concludersi. Teme ciò che sta per accadere, sperimenta il supplizio più terribile e l’abbandono. La sua Risurrezione, al terzo giorno, è l’inizio di una storia nuova. E i discepoli diventano pienamente fratelli, dopo tanto tempo di vita insieme, non solo quando vivono il dolore della morte di Gesù, ma, soprattutto, quando lo riconoscono come il Risorto, ricevono il dono dello Spirito e ne diventano testimoni.

I fratelli e le sorelle si sostengono a vicenda nelle prove, non voltano le spalle a chi è nel bisogno: piangono e gioiscono insieme nella prospettiva operosa dell’unità, della fiducia, dell’affidamento reciproco. La dinamica è quella che Gesù stesso ci consegna: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (cfr Gv 15,12). La fraternità donata da Cristo morto e risorto ci libera dalle logiche negative degli egoismi, delle divisioni, delle prepotenze, e ci restituisce alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno. Il Risorto ci ha indicato la via da percorrere insieme a Lui, per sentirci e per essere “fratelli tutti”.

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Saluti

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana, in particolare saluto i fedeli dell’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, con l’Arcivescovo Mons. Alberto Torriani e quelli della Diocesi di Bergamo; cari fratelli e sorelle, la visita alla Città degli apostoli Pietro e Paolo rinsaldi in voi la fede nel Redentore, perché siate sempre più autentici e credibili testimoni del suo Vangelo in famiglia, nel lavoro ed in ogni ambito della società. Accolgo con affetto i gruppi parrocchiali, specialmente quelli di Minori, Sant’Elpidio a Mare, Riccione e Livizzano; saluto altresì i nuovi Diaconi permanenti della Diocesi di Milano, gli studenti di Lugo di Romagna, dell’Istituto Sacro Cuore di Firenze e dell’Istituto Antonio Gianelli di Roma.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. La liturgia odierna fa memoria del Vescovo S. Giosafat, martire a motivo del suo infaticabile zelo per l’unità della Chiesa. Incoraggio ciascuno ad avere coscienza dei doni di grazia ricevuti, perché siano messi a disposizione della comunità.

A tutti la mia benedizione!

Exaudi Redazione

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