Papa Leone XIV: La felicità non viene dai social media, ma dall’incontro con Dio
In occasione del 50° anniversario delle Conferenze estive di Steubenville, il Papa ha inviato un videomessaggio in cui contrappone la vacuità dello scorrere infinito dei social alla vera pace interiore, ispirandosi al modello di San Francesco d'Assisi
Il sorriso come scudo contro il vuoto digitale: il “segreto” del Papa per i giovani
Il costante bombardamento digitale e l’incessante ricerca di approvazione sui social media non sono la via per la felicità. Con questa premessa, tanto diretta quanto attuale, Papa Leone XIV si rivolse alle migliaia di giovani riuniti negli Stati Uniti per celebrare il 50° anniversario delle Conferenze estive per giovani di Steubenville. In un videomessaggio registrato in inglese, il Pontefice cercò di smantellare l’illusione del benessere promesso dai dispositivi elettronici, proponendo invece una ricetta ben più profonda ed esigente: la “gioia perfetta”.
Per entrare in sintonia con la realtà dei presenti, il Papa si è rivolto alla figura di San Francesco d’Assisi, un riferimento appropriato per un incontro organizzato dall’Università Francescana di Steubenville. Attraverso un noto insegnamento spirituale, ha ricordato il dialogo tra il santo e frate Leone, in cui si spiega che la vera gioia non risiede nei beni materiali, nel successo personale, nella salute o nella fama, ma nella capacità di accogliere le difficoltà, la freddezza o il rifiuto con pazienza, senza lamentarsi e con amore per Dio.
Il vuoto della pergamena infinita
Il fulcro del messaggio papale si è concentrato direttamente sulle abitudini della generazione iperconnessa. «La vera gioia», ha ammonito il Papa, «non si trova nei dispositivi elettronici, nel passare ore davanti a uno schermo o nello scorrere i social media ogni giorno». Né si trova nei paradisi artificiali della droga, dell’abuso di alcol o delle relazioni superficiali, che spesso consumano tempo prezioso che potrebbe essere dedicato alla preghiera silenziosa, alla coltivazione di amicizie autentiche, allo studio o alla pratica sportiva.
Di fronte all’ansia e all’isolamento spesso generati dalla cultura digitale, il Papa ha affermato che “il segreto per affrontare le prove” è la profonda certezza di sapere di essere amati incondizionatamente da Dio. “La pace è un dono che riceviamo quando invitiamo il Signore nei nostri cuori”, ha dichiarato, incoraggiando i giovani ad approfittare dei momenti di silenzio durante la conferenza per scoprire quella pace interiore che non si misura in like o visualizzazioni.
Un appello controcorrente
Il testo si conclude con un invito all’azione che sfida la logica del successo contemporaneo. Il Papa ha chiesto ai partecipanti di non lasciarsi paralizzare dalla paura o dall’incertezza sul futuro e ha lanciato un forte appello alle vocazioni, esortando coloro che sentono una chiamata spirituale a farsi avanti per costruire famiglie cattoliche solide o a dedicarsi al servizio degli altri come sacerdoti o religiosi.
Sotto la protezione della Vergine Maria, che ha invocato come “Causa della nostra gioia”, il messaggio lascia un compito chiaro per chi seguirà l’incontro: diventare “missionari” capaci di portare quella pace reale e contagiosa a un mondo assetato di autenticità.
Testo integrale del videomessaggio:
VIDEOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ LEONE XIV
IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DELLE
STEUBENVILLE SUMMER YOUTH CONFERENCES
[Università Francescana di Steubenville, Ohio, 10-12 luglio 2026]
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Cari amici,
sono lieto di salutare tutti voi mentre vi riunite in diversi luoghi per le «Steubenville Summer Youth Conferences», nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario di questi incontri. Come forse sapete, quest’anno celebriamo anche l’ottavo centenario della morte di san Francesco. Poiché questo evento è organizzato dall’Università Francescana di Steubenville, ho pensato che sarebbe opportuno riflettere sul messaggio che san Francesco potrebbe dare ai giovani oggi. Penso che potrebbe parlarci di molte cose, ma specialmente della pace autentica e della perfetta letizia, poiché questi temi sono stati una parte importante della sua vita.
Se nel tredicesimo secolo aveste incontrato san Francesco per le strade di Assisi, probabilmente vi avrebbe guardati con un sorriso sereno e amorevole e avrebbe detto “Pace e bene”. È così che san Francesco spesso salutava le persone, ed esprime uno dei desideri che aveva nel cuore. Anche noi possiamo domandarci: desidero la vera pace per coloro che entrano in contatto con me? Tratto gli altri in un modo che porti loro pace? Ora, potreste dire che ciò non è sempre facile. A volte il nostro comportamento, anche verso coloro ai quali vogliamo molto bene, può portare frustrazione e conflitto invece che pace. Dobbiamo tenere a mente che san Francesco riuscì a seminare pace non per i propri sforzi, ma perché possedeva dentro di sé la fonte della vera pace. Ho ripetuto spesso che la pace è un dono di Dio, un dono che riceviamo quando invitiamo il Signore a entrare nel nostro cuore. Allora siamo chiamati a diventare strumenti della sua pace, portandola alle nostre famiglie, alle nostre comunità, ai nostri Paesi e al mondo intero. Vorrei pertanto invitarvi ad approfittare dei momenti di silenzio durante questa conferenza per scoprire la pace di Cristo, che egli ha promesso di dare ai suoi discepoli (cfr. Gv 14, 27).
San Francesco era anche conosciuto come persona particolarmente gioiosa. Si rallegrava della bellezza del creato, della bontà e della misericordia infinite di Dio, della conversione dei peccatori. E tuttavia potrebbe sorprendervi il modo in cui una volta spiegò che cosa fosse la perfetta letizia. Una sera d’inverno, mentre tornava a piedi ad Assisi con frate Leone, uno dei primi membri dell’Ordine francescano, san Francesco iniziò a fare un elenco delle cose in apparenza “buone” che non portano alla gioia perfetta. A un certo punto, frate Leone esclamò: «Padre Francesco, dimmi dove si può trovare la perfetta letizia!». Rispondendo, il santo descrisse una situazione tragica che implicava soffrire per il freddo, la fame e il rifiuto — il contrario di ciò che ci si aspetterebbe — aggiungendo poi che se quelle difficoltà venivano accolte con pazienza, senza lamentarsi e con amore verso Dio, “questa è perfetta letizia”.
Potremmo domandare: è davvero possibile provare gioia in circostanze tanto difficili? È possibile solo se la nostra vita è fondata sulla nostra relazione con Dio come Padre amorevole. Di fatto, la gioia di san Francesco, la gioia di cui parlava san Francesco, non può essere trovata attraverso dispositivi elettronici, trascorrendo ore davanti a uno schermo o scrollando ogni giorno all’infinito nei social media. Queste attività spesso fanno sprecare tempo prezioso che potrebbe essere usato per momenti di preghiera silenziosa, per coltivare amicizie autentiche, per trascorrere tempo di qualità con la famiglia, per imparare di più della fede, per studiare o praticare sport. La gioia non va mai ricercata attraverso l’uso di droga, l’abuso di alcol, la promiscuità, le relazioni superficiali, l’ossessione per la nostra immagine o qualsiasi altro tipo di comportamento dannoso. Sorprendentemente non può essere trovata nemmeno in beni come la ricchezza, la bellezza, la fama o persino la salute, perché un giorno ci lasceremo dietro tutto ciò.
Solo l’amore di Dio può darci una gioia vera e perfetta. Se siamo profondamente convinti che Dio si prende cura di noi come suoi amati figli, non saremo confusi o scoraggiati, nemmeno nelle situazioni difficili. Molti di voi si sono sentiti dire sin da piccoli che Dio li ama. Ma lo credete veramente? Voi siete preziosi agli occhi di Dio! (cfr. Is 43, 4). Voi siete amati da lui incondizionatamente! Siete certi di questo? Se coltivate con lui un rapporto di fiducia, attraverso la preghiera regolare, attraverso la ricezione dei sacramenti, se vi abbandonate nelle sue mani, allora l’ansia o la tristezza e la solitudine svaniranno mentre la sua grazia vi colmerà e il suo amore infiammerà il vostro cuore. È questo il segreto per riuscire ad affrontare le circostanze impegnative con un sorriso. Aprite i vostri cuori per scoprire questa realtà.
Dunque, il messaggio di san Francesco — e il mio — è semplice: la vera pace e la perfetta gioia sono doni di Dio che giungono quando ci apriamo a Lui e confidiamo nel suo potere di cambiarci. Che cosa possiamo dargli in cambio di un amore così grande, di questi doni così generosi? Niente, se non noi stessi! Oggi il Signore ha bisogno di missionari che portino la Parola a coloro che non lo conoscono, di uomini e donne santi che diano vita a famiglie cattoliche amorevoli, di sacerdoti che siano padri spirituali e ministri dei sacramenti, nonché di religiosi e di religiose che testimonino la vera gioia del suo Regno. Se avete la sensazione che forse il Signore vi stia chiamando a una di queste vocazioni, non chiudetevi in voi stessi o non allontanatevi per la paura, ma fate un passo avanti e dite al Signore: “Eccomi, manda me!” (Is 6, 8). Allo stesso tempo non abbiate paura di parlarne con qualcuno, un amico fidato, un sacerdote o una religiosa.
Auguro a tutti voi una conferenza feconda, pregando perché in queste giornate siate colmati dell’amore di Cristo e conosciate altri giovani che desiderano donare la loro vita totalmente a lui e, così facendo, trovare la vera felicità. Affidando tutti voi all’intercessione materna di Nostra Signora, Causa della nostra Gioia, invoco volentieri su ognuno di voi le benedizioni divine della pace e della fortezza.
E vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.
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