Papa Leone XIV esorta a imparare dall’accoglienza di San Giuseppe e della Sacra Famiglia per rispondere alle preoccupazioni dei giovani
In un'udienza speciale per la "Cattedra di Accoglienza", il Papa ha sottolineato la presenza, la cura e l'ascolto come elementi chiave per promuovere la comunione e l'appartenenza nella Chiesa e nella società contemporanea
Con un discorso ricco di riferimenti biblici e pastorali, Papa Leone XIV ha ricevuto giovedì i partecipanti alla quarta edizione della ” Cattedra dell’Accoglienza “, un evento culturale e formativo promosso dall’associazione Fraterna Domus, dai movimenti ecclesiali e dalla Pontificia Università Lateranense. L’incontro, tenutosi nel Palazzo Apostolico, ha avuto come tema “I giovani e la Chiesa: accoglienza che fa sentire partecipi”, e si è svolto nell’ambito degli eventi che si terranno fino al 13 marzo a Sacrofano, vicino Roma.
Il Santo Padre ha invitato i presenti a diventare “educatori dell’accoglienza”, promuovendo il bene e la fraternità sia all’interno della comunità cristiana che nella società in generale. Ha sottolineato che la vocazione cristiana è orientata a favorire la comunione tra le persone attraverso l’ascolto, l’ospitalità e l’aiuto. “La comunione nasce dalla capacità di accogliere gli altri”, ha affermato, sottolineando che un vero incontro trasforma l’esperienza personale in esperienza comunitaria.
Avendo i giovani al centro di questa edizione, Leone XIV li ha descritti come “presente vivo e generativo” della società e della Chiesa in tempi di profonde trasformazioni culturali e sociali. Accoglierli significa “ascoltare la loro voce, incrociare i loro sguardi e riconoscere che, nelle loro vite e nei loro linguaggi, lo Spirito continua a operare”, suggerendo rinnovati percorsi di presenza e cura di fronte alle loro preoccupazioni.
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Il Papa ha approfondito due dimensioni inscindibili: presenza e cura . Essere presenti significa condividere tempo, esperienze e senso in spazi come la famiglia, la parrocchia, la scuola o il lavoro, offrendo “punti di riferimento stabili” affinché gli altri possano riconoscersi e crescere. Tuttavia, ha avvertito che la presenza non è automatica: richiede una ricerca costante, come insegna l’episodio evangelico di Maria e Giuseppe che perdono Gesù nel Tempio (Lc 2,39-52). “Cercare Gesù implica passare dalla sicurezza delle nostre convinzioni alla responsabilità dell’incontro, imparando a scoprire la presenza di Dio che sempre ci precede e ci supera”.
San Giuseppe emerge come icona privilegiata della cura: «Essere attenti agli altri, rispettare le loro decisioni e assumersene la responsabilità». Presenza e cura vanno di pari passo: «Non si può prendersi cura senza essere presenti, e non si può essere veramente presenti senza assumersi la responsabilità degli altri». Questa custodia si estende alla preservazione delle relazioni, del creato e soprattutto della vita dei più vulnerabili.
Il Papa ha presentato l’ospitalità come “lampada” per cammini di santità relazionale e fraterna, invitando tutti a coltivare i frutti dello Spirito Santo: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5,22). Ha ringraziato i partecipanti per il loro “impegno silenzioso e discreto” e li ha benedetti, affidandoli alla Vergine Maria e a San Giuseppe.
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