29 Aprile, 2026

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Papa Leone XIV entra nella Grande Moschea di Algeri e pronuncia un messaggio che trascende le religioni

Nel suo primo giorno in Algeria, il Pontefice ha promosso il rispetto reciproco, il dialogo e il perdono, incontrando la comunità locale in una visita caratterizzata da gesti simbolici e parole dirette sulla convivenza tra popoli e fedi

Papa Leone XIV entra nella Grande Moschea di Algeri e pronuncia un messaggio che trascende le religioni

Papa Leone XIV iniziò la prima tappa del suo viaggio apostolico in Africa in Algeria con un messaggio chiaro: il futuro risiede nel rispetto, nel dialogo e nella pace tra le religioni. In un Paese a maggioranza musulmana e con una piccola comunità cattolica, il Pontefice cercò di presentarsi come un “pellegrino di pace”, sottolineando che le differenze culturali e religiose possono diventare un terreno di incontro, non di scontro.

Uno dei momenti più significativi della giornata è stata la sua visita alla Grande Moschea di Algeri, dove ha invocato “rispetto reciproco” e un progresso basato sulla verità, sul perdono e sul dialogo come fondamento della convivenza. Questo gesto, dal forte valore simbolico, mirava a rafforzare il rapporto tra cristiani e musulmani e a sottolineare che la religione non dovrebbe essere usata come strumento di divisione, ma piuttosto come via verso la fraternità.

Durante l’incontro, Leone XIV insistette sul fatto che la fede autentica deve essere accompagnata dalla misericordia e dalla solidarietà. Avvertì che una religione senza compassione o una società senza giustizia si allontanano dal significato profondo della dignità umana e invocò la promozione di spazi di incontro che superino il conflitto e la polarizzazione.

Il Papa ha anche ricordato la storia dell’Algeria, segnata da momenti di sofferenza ma anche da una forte capacità di riconciliazione. Nel suo messaggio, ha sottolineato che “il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace” e ha ribadito che la vera libertà si fonda sul perdono, non sulla violenza.

La giornata è proseguita con un incontro con la comunità algerina, che il re ha incoraggiato a continuare a fungere da ponte tra culture e religioni. Leone XIV ha sottolineato il valore della convivenza quotidiana tra persone di tradizioni diverse e ha elogiato l’ospitalità del popolo algerino, osservando che la fraternità concreta è il fondamento di un dialogo autentico.

Oltre alla visita alla moschea, il Papa ha incontrato le autorità civili e i rappresentanti della società, insistendo sul fatto che il mare e il deserto – simboli della storia del Paese – non debbano diventare luoghi di disperazione, ma piuttosto “oasi di pace” e di reciproco arricchimento tra i popoli.

Con questi gesti, Leone XIV iniziò il suo viaggio in Africa con un messaggio incentrato sulla convivenza interreligiosa e sul rifiuto della violenza. La sua visita in Algeria, caratterizzata dalla visita alla Grande Moschea e dall’incontro con la comunità locale, trasmise un messaggio che permeò tutti i suoi discorsi: solo il rispetto reciproco e un dialogo sincero possono costruire un futuro condiviso.

 

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
(13-23 APRILE 2026)

VISITA ALLA GRANDE MOSCHEA DI ALGERI

DISCORSO A BRACCIO DEL SANTO PADRE

Grande Moschea di Algeri
Lunedì, 13 aprile 2026

 

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Il Santo Padre risponde in italiano alle parole di benvenuto del Rettore della Grande Moschea, Mohamed Mamoun Al Qasimi.

Ringrazio per questa riflessione e per queste parole, tanto importanti in questa visita, da un luogo che rappresenta lo spazio che è di Dio, uno spazio divino, sacro, dove tante persone vengono per pregare, per trovare la presenza dell’Altissimo, di Dio, nella loro vita.

Come Lei sa, vengo con molta gioia in Algeria perché è la terra anche del mio Padre spirituale Sant’Agostino, che ha voluto insegnare tanto al mondo, soprattutto con la ricerca della verità, la ricerca di Dio, riconoscendo la dignità di ogni essere umano e l’importanza di costruire la pace.

Cercare Dio è riconoscere anche l’immagine di Dio in ogni creatura, nei figli di Dio, in ogni uomo e donna creati ad immagine e somiglianza di Dio. Questo per noi significa che è molto importante imparare a vivere insieme con rispetto per la dignità di ogni persona umana.

C’è un altro valore che voi avete voluto includere in questo bellissimo centro: precisamente con la Moschea, luogo di preghiera, vi è anche un centro di studio. Quanto è importante che l’essere umano sviluppi la capacità intellettuale che Dio ha dato all’uomo, perché possiamo scoprire quando è grande la creazione, quanto è grande ciò che Dio ci ha lasciato in tutta la creazione e specialmente nell’essere umano!

Con lo spirito, con questo luogo di preghiera, con la ricerca della verità, anche attraverso lo studio, e con la capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano, noi sappiamo – e oggi questo incontro ne è la prova – che possiamo imparare a rispettarci mutuamente, vivere in armonia e costruire un mondo di pace.

Questo pomeriggio prego per voi, per il popolo di Algeria, per tutti i popoli della terra, affinché la pace e la giustizia del Regno di Dio si faccia presente anche in mezzo a noi, e perché siamo tutti sempre più convinti della necessità di essere promotori di pace, di riconciliazione, di perdono e di ciò che è davvero la mente di Dio per tutta la sua creazione.

 

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
(13-23 APRILE 2026)

INCONTRO CON LA COMUNITÀ ALGERINA

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Basilica di Nostra Signora d’Africa (Algeri)
Lunedì, 13 aprile 2026

 

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Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!

 

Cari fratelli nell’episcopato,
Cari sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose,
amati figli della Chiesa in Algeria!

È con grande gioia e affetto paterno che vi incontro oggi, voi che siete una presenza discreta e preziosa, radicata in questa terra, segnata da una storia antica e da luminose testimonianze di fede.

La vostra comunità ha radici molto profonde. Siete gli eredi di una schiera di testimoni che hanno donato la vita, spinti dall’amore per Dio e per il prossimo. Penso in particolare ai diciannove religiosi e religiose martiri d’Algeria, che hanno scelto di stare al fianco di questo popolo nelle sue gioie e nei suoi dolori. Il loro sangue è un seme vivo che non smette mai di dare frutto.

Siete anche eredi di una tradizione ancora più antica, che risale ai primi secoli del cristianesimo. In questa terra è risuonata la fervida voce di Agostino di Ippona, preceduta dalla testimonianza di sua madre, Santa Monica, e di altri santi. La loro memoria è un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace.

A tutti voi, carissimi, e a coloro che, non potendo essere presenti, seguono a distanza questo incontro, esprimo la mia gratitudine per l’impegno quotidiano con cui rendete visibile il volto materno della Chiesa. Ringrazio Sua Eminenza per le parole che mi ha rivolto, e anche Rakel, Ali, Monia e Suor Bernadette per ciò che hanno condiviso. Alla luce di quanto abbiamo ascoltato, vorrei che ci fermassimo a riflettere assieme su tre aspetti della vita cristiana che ritengo molto importanti, in particolare per la vostra presenza qui: la preghiera, la carità e l’unità.

Prima di tutto, la preghiera. Tutti ne abbiamo bisogno. Lo sottolineava San Giovanni Paolo II, parlando ai giovani: «L’uomo – diceva – non può vivere senza pregare, come non può vivere senza respirare» (Incontro con i giovani musulmani a Casablanca, 19 agosto 1985, 4). Presentava così il dialogo con Dio come un elemento indispensabile non solo per la vita della Chiesa, ma per quella di ogni persona. Lo aveva capito anche San Charles de Foucauld, che nell’essere presenza orante aveva riconosciuto la sua chiamata. Scriveva: «Io sono felice, felice di essere ai piedi del SS. Sacramento a tutte le ore» (Lettera a Raymond de Blic, 9 dicembre 1907) e raccomandava: «Pregate molto per gli altri. Consacratevi alla salvezza del prossimo con tutti i mezzi in vostro potere, preghiera, bontà, esempio» (Lettera a Louis Massignon, 1 agosto 1916).

In proposito Ali, parlando della sua esperienza di servizio a Notre Dame d’Afrique, ci ha detto che molti vengono qui per raccogliersi in silenzio, presentare e raccomandare le loro preoccupazioni e le persone che amano e incontrare qualcuno disposto ad ascoltarli e a condividere i pesi che portano nel cuore, e ha notato come tanti ripartono sereni e felici di essere venuti. La preghiera unisce e umanizza, rafforza e purifica il cuore, e la Chiesa in Algeria, grazie alla preghiera, semina umanità, unità, forza e purezza attorno a sé, raggiungendo luoghi e contesti che solo il Signore conosce.

Un secondo aspetto della vita ecclesiale su cui vorrei soffermarmi è quello della carità. Ce ne ha parlato, in particolare, Suor Bernadette, condividendo la sua esperienza di aiuto ai bambini con disabilità e ai loro genitori. In ciò che ha detto, cogliamo il valore della misericordia e del servizio non solo come sostegno ai più fragili, ma soprattutto come luogo di grazia, in cui chiunque si lasci coinvolgere cresce e si arricchisce. Suor Bernadette ci ha raccontato come da un semplice, iniziale gesto di vicinanza – la visita ai malati – sono nati, come germogli, prima un sistema di accoglienza e poi un’organizzazione assistenziale sempre più articolata, una vera comunità in cui tantissime persone partecipano agli eventi gioiosi e a quelli dolorosi, uniti da legami di fiducia, amicizia e familiarità. Un ambiente così è sano e risanante, e non stupisce che, in esso, chi soffre trovi le risorse necessarie per migliorare la propria salute, portando al tempo stesso gioia agli altri, come nel caso di Fatima.

Del resto, è proprio l’amore per i fratelli che ha animato la testimonianza dei martiri che abbiamo ricordato. Di fronte all’odio e alla violenza, sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani. Lo hanno fatto senza pretese e senza clamore, con la serenità e la fermezza di chi non presume né dispera, perché sa a Chi ha dato fiducia (cfr 2Tim 1,12). Per tutti, citiamo le parole semplici di Fratel Luc, l’anziano monaco medico della comunità di Notre-Dame de l’Atlas. Di fronte alla possibilità di partire e di mettersi in salvo da potenziali pericoli, a costo però di abbandonare i suoi pazienti e amici, egli rispondeva: «Io voglio restare con loro» (C. Henning – T. Georgeon, Fratel Luc di Tibhirine. Monaco, medico e martire, Città del Vaticano 2025, Introduzione), e così ha fatto. Papa Francesco, nel ricordare lui e tutti gli altri, in occasione della Beatificazione, diceva all’Angelus: «La loro coraggiosa testimonianza è fonte di speranza per la comunità cattolica algerina e seme di dialogo per l’intera società. Questa Beatificazione sia per tutti uno stimolo a costruire insieme un mondo di fraternità e di solidarietà» (8 dicembre 2018).

E veniamo così al terzo punto della nostra riflessione: l’impegno a promuovere pace e unità. Il motto di questa visita sono le parole di Gesù risorto: «La pace sia con voi!» (cfr Gv 20,21), e in un’immagine tratta dai mosaici di Tipasa si legge: “In Deo, pax et concordia sit convivio nostro”, che potremmo tradurre: “In Dio, possano la pace e l’armonia regnare nel nostro vivere insieme”. Pace e armonia sono state caratteristiche fondamentali della comunità cristiana fin dalle origini (cfr At 2,42-47), per desiderio stesso di Gesù (cfr Gv 17,23) che ha detto: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”» (Gv 13,35). Sant’Agostino, in proposito, affermava che la Chiesa «partorisce popoli, ma sono membra di uno solo» (Sermo 192, 2) e San Cipriano scrive: «Il sacrificio più grande per Dio è la pace che regna tra noi, la nostra concordia di fratelli e il fatto di essere un popolo riunito nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (La preghiera del Signore, 23). È bello, oggi, sentire tanta ricchezza di parole e di esempi trovare eco in ciò che abbiamo ascoltato.

Ne è segno, come ci ha ricordato Sua Eminenza, questa stessa  basilica, simbolo di una Chiesa di pietre vive in cui, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani. Qui l’amore materno di Lalla Meryem raccoglie tutti come figli, ciascuno ricco della sua diversità, accomunati dalla stessa aspirazione alla dignità, all’amore, alla giustizia e alla pace. Figli desiderosi di camminare insieme, di vivere, pregare, lavorare e sognare, in una fede che non isola ma apre, unisce ma non confonde, avvicina senza uniformare e fa crescere una vera fraternità, come ci ha detto Monia, e come ha testimoniato Rakel, condividendo la sua esperienza nella Tlemcen Fellowship. In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie, il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande. Uniti, diffondete fratellanza, ispirando a chi vi circonda desideri e sentimenti di comunione e di riconciliazione, con un messaggio tanto più forte e limpido in quanto testimoniato nella semplicità e nell’umiltà.

Una parte considerevole del territorio di questo Paese è occupata dal deserto, e nel deserto non si sopravvive da soli. Le asperità della natura ridimensionano ogni presunzione di autosufficienza e ricordano a tutti che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e che abbiamo bisogno di Dio. È la fragilità riconosciuta che apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umana è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera.

Perciò, fratelli e sorelle carissimi, vi incoraggio a continuare il vostro lavoro in Terra algerina, come comunità di fede coesa e aperta, presenza della Chiesa «sacramento universale di salvezza» (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48). Grazie per tutto ciò che fate, per la vostra preghiera, per la vostra carità, per la vostra testimonianza di unità. Vi assicuro il mio ricordo al Signore e, affidandovi a Maria Notre Dame d’Afrique, vi benedico di cuore.

Exaudi Redazione

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