Papa Leone XIV: “Dio non ci rifiuta mai, ogni ferita può guarire”
Angelus dell'8 febbraio 2026
Il Papa riflette sulle Beatitudini e sulle metafore del sale e della luce, invitando a mettersi al servizio degli altri per riaccendere la vera gioia e rifiutare la logica del potere.
Davanti a Piazza San Pietro gremita di fedeli, Papa Leone XIV ha guidato la preghiera dell’Angelus di questa domenica e ha dedicato la sua riflessione al Vangelo di Matteo (5,13-16), in cui Gesù chiama i suoi discepoli “sale della terra” e “luce del mondo”. In un messaggio pieno di speranza, il Santo Padre ha sottolineato che vivere le Beatitudini trasforma la vita quotidiana, infonde all’esistenza un “sapore nuovo” e fa risplendere la luce del Vangelo anche in mezzo alle tenebre.
«Questa gioia si irradia da uno stile di vita desiderato e scelto, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme. È la vita che risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole», ha affermato il Papa. Ha spiegato che chi segue Cristo fa sì che «la terra non sia più la stessa» e che «le tenebre non abbiano l’ultima parola», attivando dinamiche di misericordia e di pace che riconciliano e trasformano.
Il Papa ha riconosciuto il dolore di chi sente di aver perso il “sapore” o la gioia: “È doloroso perdere il sapore e rinunciare alla gioia; tuttavia, è possibile avere questa ferita nel cuore”. Ma ha subito offerto consolazione: “Gesù ci annuncia un Dio che non ci respinge mai, un Padre che custodisce il nostro nome e la nostra unicità. Ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo le parole delle Beatitudini e tornando sulla via del Vangelo”.
Ispirandosi al profeta Isaia (58), Leone XIV invitava a compiere gesti concreti di servizio: condividere il pane con chi ha fame, accogliere chi è senza tetto, vestire chi è nudo, non chiudere gli occhi di fronte al prossimo. Questi gesti, diceva, fanno sorgere la luce «come l’aurora» e accelerano la guarigione delle ferite personali e sociali.
Il Papa ha contrapposto questa via evangelica alle tentazioni del potere: «Gesù stesso è stato tentato, nel deserto, da altre vie: affermare la propria identità, ostentarla, avere il mondo ai suoi piedi. Ma ha rifiutato le vie dove avrebbe perso la sua vera essenza, l’essenza che troviamo ogni domenica nello spezzare il Pane: una vita donata, un amore che non fa rumore». Per questo ha esortato tutti a lasciarsi «nutrire e illuminare dalla comunione con Gesù», per diventare «una città sul monte, non solo visibile, ma anche attraente e accogliente; la città di Dio in cui tutti, in definitiva, desiderano vivere e trovare pace».
Il messaggio sottolinea la centralità dell’incontro con Cristo come fonte di autentica gioia, in contrasto alle strategie mondane di dominio e visibilità. Il Papa ha concluso affidando le intenzioni dei presenti a Maria, “Porta del Cielo”, affinché rimangano fedeli discepoli del suo Figlio.
Testo completo dell’Angelus:
PAPA LEONE XIV
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 8 febbraio 2026
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Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Dopo avere proclamato le Beatitudini, Gesù si rivolge a coloro che le vivono, dicendo che grazie a loro la terra non è più la stessa e il mondo non è più nel buio. «Voi siete il sale della terra. […] Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14). È infatti la gioia vera a dare un sapore alla vita e a far venire alla luce ciò che prima non era. Questa gioia sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme che va desiderato e scelto. È la vita che risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole. Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione.
Il profeta Isaia elenca gesti concreti che interrompono l’ingiustizia: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa (cfr Is 58,7). «Allora – continua il profeta – la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto» (v. 8). Da una parte la luce, quella che non si può nascondere, perché è grande come il sole che ogni mattina scaccia le tenebre; dall’altra una ferita, che prima bruciava e ora guarisce.
È doloroso, infatti, perdere sapore e rinunciare alla gioia; eppure, è possibile avere questa ferita nel cuore. Gesù sembra mettere in guardia chi lo ascolta, perché non rinunci alla gioia. Il sale che ha perso sapore, dice, «a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente» (Mt 5,13). Quante persone – forse è capitato anche noi – si sentono da buttare, sbagliate. È come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità. Ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo.
Sono infatti gesti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia. Certo, nella loro semplicità ci pongono controcorrente. Gesù stesso fu tentato, nel deserto, da altre strade: far valere la sua identità, esibirla, avere il mondo ai propri piedi. Respinse, però, le vie in cui si sarebbe perso il suo vero sapore, quello che ritroviamo ogni domenica nel Pane spezzato: la vita donata, l’amore che non fa rumore.
Fratelli e sorelle, lasciamoci alimentare e lasciamoci illuminare dalla comunione con Gesù. Senza alcuna esibizione saremo allora come una città sul monte, non solo visibile, ma anche invitante e accogliente: la città di Dio in cui tutti, in fondo, desiderano abitare e trovare pace. A Maria, Porta del cielo, rivolgiamo ora lo sguardo e la preghiera, perché ci aiuti a diventare e rimanere discepoli del suo Figlio.
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Dopo l’Angelus
Cari fratelli e sorelle!
Ieri a Huércal-Overa, in Spagna, è stato beatificato don Salvatore Valera Parra, parroco pienamente dedito al suo popolo, umile e premuroso nella carità pastorale. Il suo esempio di prete centrato sull’essenziale sia di stimolo ai sacerdoti di oggi ad essere fedeli nella quotidianità vissuta con semplicità e austerità.
Con dolore e preoccupazione ho appreso dei recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria, che hanno causato gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza orante a tutte le vittime della violenza e del terrorismo. Auspico che le Autorità competenti continuino ad adoperarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino.
Oggi, memoria di Santa Giuseppina Bakhita, si celebra la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Ringrazio le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità!
Assicuro la mia preghiera per le popolazioni del Portogallo, del Marocco, della Spagna – in particolare di Grazalema in Andalusia – e dell’Italia meridionale – specialmente di Niscemi in Sicilia –, colpite da inondazioni e frane. Incoraggio le comunità a rimanere unite e solidali, con la materna protezione della Vergine Maria.
Ed ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini italiani e di vari Paesi. Saluto i fedeli di Melilla, Murcia e Malaga, in Spagna; quelli venuti dalla Bielorussia, dalla Lituania e dalla Lettonia; gli studenti di Olivenza, Spagna, e i cresimandi di Malta. Saluto anche i giovani collegati con noi da tre oratori della diocesi di Brescia.
Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenza economica e militare – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli.
Auguro a tutti una buona domenica.
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