Papa Leone XIV chiede il dialogo in mezzo all’escalation della guerra in Medio Oriente
Il pontefice lancia un appello urgente alla pace in una serie di messaggi su Twitter, mentre il mondo affronta due conflitti ad alto rischio che minacciano di trasformarsi in tragedie irreversibili
In mezzo a giorni segnati dal fragore degli spari in due regioni critiche del mondo, Papa Leone XIV, il primo pontefice nato negli Stati Uniti, ha alzato la sua voce con forza profetica. Il Papa ha espresso la sua “profonda preoccupazione” per la crisi in Medio Oriente – in particolare in Iran – e per gli scontri tra Pakistan e Afghanistan, sollecitando un immediato ritorno al dialogo e condannando l’uso della violenza come un vicolo cieco.
“Seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran in queste ore drammatiche. La stabilità e la pace non si costruiscono sulle minacce reciproche, né sulle armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”, ha scritto il Papa nel messaggio iniziale del thread.
Il Papa non si è limitato a descrivere la tragedia: di fronte alla “possibilità di una tragedia di enormi proporzioni”, ha rivolto un “precoce appello” alle parti coinvolte affinché arrestino “la spirale della violenza prima che diventi un abisso irreparabile”. Ha insistito sul fatto che la diplomazia deve recuperare il suo ruolo centrale e promuovere il bene comune di tutti i popoli, che “anelano a una convivenza pacifica basata sulla giustizia”.
Il Papa ha esteso il suo appello a un’altra fonte di tensione: “In questi giorni riceviamo anche notizie preoccupanti di scontri tra Pakistan e Afghanistan. Rivolgo il mio appello per un urgente ritorno al dialogo. #PreghiamoInsieme perché l’armonia prevalga in tutti i conflitti del mondo. Solo la pace, dono di Dio, può guarire le ferite tra i popoli”.
Questi messaggi giungono in un momento di crescente allarme internazionale. In Medio Oriente, gli attacchi congiunti USA-Israele contro l’Iran, lanciati a fine febbraio, si sono rapidamente trasformati in una guerra regionale con centinaia di morti, tra cui vittime civili in scuole e aree residenziali, e rappresaglie iraniane contro basi statunitensi, Israele e alleati del Golfo. La morte della Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha intensificato la crisi, mentre i leader mondiali mettono in guardia dal rischio nucleare e dal rischio che il conflitto si protragga per settimane o mesi.
Nel frattempo, al confine tra Pakistan e Afghanistan, quello che era iniziato come uno scontro a fuoco si è trasformato in una guerra aperta dichiarata da Islamabad: attacchi aerei pakistani su Kabul, Kandahar e altre città afghane in risposta alle offensive talebane. Lo scontro a fuoco ha causato decine di vittime e ha infranto un fragile cessate il fuoco, alimentando i timori di un confronto più ampio tra due nazioni dotate di arsenali nucleari e con una storia di tensioni.
Mentre le potenze coinvolte valutano le loro prossime mosse e la diplomazia fatica a trovare una via d’uscita, il messaggio del Vaticano suona chiaro: su un pianeta segnato da molteplici guerre, la concordia non è un’utopia, ma un imperativo morale. #PreghiamoInsieme, ha esortato il Papa. Il mondo, ancora una volta, ascolta.
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