«Non esiste una guerra santa, solo la pace è santa»
Quarant'anni dopo lo storico spirito di Assisi, Papa Leone XIV invia un videomessaggio dalla sua convalescenza per fermare la preoccupante riabilitazione della guerra e la strumentalizzazione della fede
La città di Assisi osserva ancora una volta il mondo dal silenzio della pietra e dalla forza delle parole, sebbene questa volta con un’assenza visibile. Quarant’anni dopo quell’evento epocale convocato da San Giovanni Paolo II nel 1986, Assisi ospita l’Incontro Internazionale per la Pace sul tema “Pace disarmata e disarmante “. Papa Leone XIV, ancora in convalescenza in Vaticano dopo l’intervento chirurgico al torace subito a metà ottobre, non ha potuto recarsi fisicamente accanto alla tomba del Poverello come avrebbe desiderato. Tuttavia, la sua voce ha varcato le mura della basilica in un videomessaggio profondamente umano che scuote la coscienza globale di fronte alla normalizzazione delle armi.
Il Papa ha voluto essere vicino ai patriarchi, ai leader religiosi e alle famiglie francescane riuniti per l’incontro, ricordando loro una verità tanto scomoda quanto urgente: le aspettative di un mondo in pace dopo la fine della Guerra Fredda sono svanite. Nella sua analisi, la globalizzazione non è riuscita a tessere una rete automatica di fraternità; al contrario, ha alimentato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionaliste che oggi stanno portando a una preoccupante rinascita della politica di blocco e del riarmo. «L’accumulo di armi è, per molti, un modo paradossale di tenere fuori dalla guerra i potenziali avversari», ha ammonito il Papa, citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, un circolo vizioso di sfiducia che non fa altro che spianare la strada a nuove esplosioni di conflitti.
Di fronte a questa inerzia che sembra tradire la memoria dei milioni caduti nel secolo scorso, il messaggio papale invoca un ritorno all’ideale comune di tutti i popoli. E lo fa inequivocabilmente, spogliando la barbarie di ogni giustificazione divina: «Bisogna ricostruire la pace ovunque, non prepararsi ad altre guerre! La guerra non si può mai combattere in nome di Dio!». Richiamando chiaramente il suo scritto Magnifica Humanitas , il Vescovo di Roma sottolinea che colpire in nome della religione è un attacco alla religione stessa, dichiarando che nessun conflitto armato possiede la grazia divina: «Solo la pace è santa!».
In uno scenario internazionale segnato dall’arroganza dei missili e dalla stanchezza del dialogo, il Vaticano promuove la preghiera e la fraternità quotidiana non come rifugio per gli ingenui, ma come “forza umile” capace di trasformare la storia. Vivere come fratelli e sorelle, ci ricorda il Papa, resta una possibilità alla portata di un’umanità che persiste nell’ignorare il Vangelo. Con lo sguardo fisso sull’orizzonte di Assisi, l’appello finale risuona come un testamento civile e spirituale: fare della pace il criterio che smaschera l’ingiustizia e l’unico destino degno per i figli della terra.
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