Noelia verrà sottoposta oggi all’eutanasia, al termine di un iter legale caratterizzato da un intenso dibattito
Il procedimento mette in luce le lacune legislative e solleva interrogativi sulla risposta del sistema alla sofferenza dei pazienti vulnerabili
Il caso di Noelia, una ragazza di 24 anni con una lesione al midollo spinale a seguito di un tentativo di suicidio, giunge oggi a conclusione dopo una lunga battaglia legale e un intenso dibattito bioetico. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto le misure cautelari richieste dal padre per sospendere il procedimento, confermando quindi la sua prosecuzione. Con l’eutanasia prevista per questo pomeriggio, la situazione riapre interrogativi sull’applicazione di questa pratica nei pazienti con disturbi mentali, sulla valutazione della loro capacità decisionale e sui limiti della legislazione vigente.
La storia di Noelia, una ragazza di 24 anni con una lesione al midollo spinale causata da un tentativo di suicidio nel 2022, successivo a periodi di depressione, raggiunge oggi un punto cruciale. Questo pomeriggio, 26 marzo 2026, alle 18:00, è prevista l’ eutanasia , la procedura da lei richiesta per la prima volta nel 2024, in un caso che ha suscitato un intenso dibattito legale, medico ed etico. Noelia vive in una struttura di assistenza e si muove in sedia a rotelle.
Il padre, rappresentato dall’organizzazione Avvocati Cristiani, ha cercato fino all’ultimo di fermare il procedimento. A tal fine, ha presentato ricorso per provvedimenti cautelari al Tribunale di Strasburgo, dopo che un precedente ricorso era riuscito a bloccare temporaneamente l’eutanasia in una fase precedente del procedimento.
Nel frattempo, i servizi legali hanno chiesto al tribunale penale di ordinare che la giovane donna si sottoponga a una valutazione e a un trattamento psicologico e psichiatrico prima di autorizzare una decisione irreversibile. A loro avviso, il caso evidenzia “un problema strutturale nella legislazione”: la mancanza di protocolli obbligatori per i pazienti con malattie mentali prima che accedano all’eutanasia.
Sostengono che Noelia avesse una disabilità riconosciuta del 67% dovuta a un disturbo mentale prima del suo tentativo di suicidio. Dopo l’incidente che l’ha costretta su una sedia a rotelle, tale percentuale è salita al 74%, il che – a loro dire – indica che l’origine della sua sofferenza è fondamentalmente psichiatrica. “Ci troviamo di fronte a una gravissima lacuna legale: il suicidio viene offerto senza alcun tentativo di trattamento”, affermano.
Sfondo
Occorre ricordare che nell’agosto del 2024 la giovane donna stava per essere sottoposta all’eutanasia, ma il padre presentò ricorso e il giudice la bloccò provvisoriamente, ritenendo che non sussistessero i requisiti legali per richiederla, poiché le sue condizioni di salute miglioravano con le cure e il dolore poteva essere controllato con i farmaci.
L’11 marzo, il tribunale ha autorizzato l’eutanasia per la giovane donna, la cui richiesta era stata precedentemente respinta da una sentenza che aveva accolto l’opposizione del padre. Questa nuova sentenza ha ribaltato la decisione precedente e ha riconosciuto il suo diritto al suicidio assistito.
Secondo la Procura provinciale di Barcellona, la donna soddisfa i requisiti previsti dalla legge per ricevere il servizio di suicidio assistito richiesto; la sua decisione è “ferma, libera e autonoma” e si trova in una situazione di “contesto eutanasia”.
I servizi legali della Generalitat sostengono che il padre non ha il diritto di intervenire in questo caso, poiché la giovane non è incapace di intendere e di volere e non vive con lui. Inoltre, ritengono che agisca per “divergenza ideologica”.
Il padre ha presentato denuncia il 12 marzo, sostenendo che la giovane donna soffre di disturbi mentali diagnosticati che compromettono la sua capacità di prendere decisioni.
Valutazione bioetica
Il rispetto per l’autonomia dei pazienti psichiatrici implica la necessità di una valutazione accurata della loro capacità di prendere decisioni non dannose, soprattutto quando queste decisioni hanno conseguenze irreversibili. L’applicazione dell’eutanasia a questi pazienti può essere interpretata come una conseguenza del fallimento del sistema sanitario che la promuove. Invece di ricevere le cure cliniche e il supporto di cui hanno bisogno, viene loro offerto il suicidio assistito o l’eutanasia, compromettendo i principi della medicina, il cui obiettivo è curare, alleviare, prevenire e assistere.
Come già sottolineato dal dottor Mariano Casado Blanco in un articolo pubblicato nel nostro Osservatorio, “diversi studi hanno dimostrato che il desiderio di morire espresso da un paziente in un dato momento non rimane stabile nel tempo ed è direttamente correlato ad altre variabili che possono essere trattate tempestivamente e in modo soddisfacente, evitando comportamenti impulsivi”.
Prendere una decisione ferma, libera e autonoma, come sostiene l’accusa in questo caso, non implica necessariamente che debba essere giustificata. Una persona può scegliere fermamente, liberamente e autonomamente di distruggere la propria vita o quella altrui, o di causare danni in vari modi, il che evidenzia la necessità di stabilire dei limiti all’esercizio della propria libertà.
Il paziente che chiede di morire, in molti casi, ha veramente bisogno di cure, conforto, compagnia e sollievo dalle proprie sofferenze. Causarne la morte può costituire una forma di abbandono difficilmente giustificabile, indegna di una civiltà che dovrebbe essere particolarmente attenta ai suoi membri più vulnerabili.
Infine, se l’eutanasia venisse praticata, non sarebbe altro che un ulteriore sintomo del declino di una civiltà che si rifiuta di prendersi cura dei deboli e sceglie di eliminarli.
Julio Tudela. Ester Bosch. Osservatorio di Bioetica. Istituto di Scienze della Vita. Università Cattolica di Valencia
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