29 Ottobre, 2026

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Molto più che semplici volontari: gli uomini e le donne che sostengono la missione della Chiesa

La corresponsabilità dei battezzati non è un aiuto facoltativo, ma una vocazione nata dal battesimo che sostiene l'evangelizzazione, la carità e la vita delle comunità cristiane

Molto più che semplici volontari: gli uomini e le donne che sostengono la missione della Chiesa

In molte parrocchie, movimenti e realtà ecclesiali, si sente spesso dire: “Sono solo un volontario”. Questa frase viene solitamente pronunciata con umiltà, ma a volte può anche celare una visione limitata della propria missione all’interno della Chiesa. Perché, sebbene sia vero che migliaia di cattolici dedichino gratuitamente il loro tempo al servizio ecclesiale, l’identità del laico impegnato va ben oltre quella di un semplice volontario.

La Chiesa non si sostiene unicamente grazie all’opera di sacerdoti, religiosi o dipendenti. La sua vita quotidiana, la sua missione evangelizzatrice e la sua presenza nella società dipendono, in larga misura, dalla responsabilità condivisa dei fedeli laici. Non si tratta semplicemente di collaborare quando si può o quando è conveniente. Si tratta di assumersi, fin dal momento del battesimo, una reale responsabilità nella missione della Chiesa.

Una vocazione che nasce dal battesimo

Il Concilio Vaticano II ha segnato una svolta nella comprensione del ruolo dei laici. La costituzione Lumen Gentium ci ricorda che tutti i battezzati partecipano, ciascuno secondo il proprio stato di vita, alla missione di Cristo. La Chiesa non è composta da pochi che agiscono e da una maggioranza che osserva. Tutti sono chiamati a edificarla.

Questa visione è stata poi sviluppata da San Giovanni Paolo II nella Christifideles Laici ed è stata ribadita dai papi recenti, che hanno insistito sulla necessità di una partecipazione sempre più consapevole e corresponsabile dei laici alla vita e alla missione della Chiesa.

Quando un laico accetta di far parte di un consiglio finanziario, di un consiglio pastorale, di una commissione o di qualsiasi altro organo di servizio ecclesiale, non sta semplicemente svolgendo un compito amministrativo o offrendo volontariamente qualche ora del suo tempo. Sta rispondendo a una chiamata specifica a servire il Popolo di Dio.

Il battesimo conferisce una vocazione e una missione. Pertanto, quando un laico accetta di far parte di un consiglio economico, di un consiglio pastorale, di una commissione o di qualsiasi altro organismo di servizio ecclesiale, non sta semplicemente svolgendo un compito amministrativo o offrendo il proprio tempo come volontario. Sta rispondendo a una chiamata specifica al servizio del Popolo di Dio.

Corresponsabilità, un requisito ecclesiale

Negli ultimi decenni, l’insegnamento della Chiesa ha fortemente enfatizzato il concetto di corresponsabilità. Non è sufficiente che alcuni si facciano carico dell’intero peso mentre altri restano spettatori. La vita della Chiesa richiede che ogni battezzato contribuisca con i propri talenti, capacità ed esperienze per il bene comune.

La corresponsabilità implica il riconoscimento che i beni della Chiesa, i progetti pastorali, le risorse finanziarie e la missione evangelizzatrice costituiscono un compito condiviso. Sebbene la responsabilità giuridica ultima spetti a coloro che esercitano il ministero di governo, la missione della Chiesa e il sostegno alle sue opere sono responsabilità dell’intera comunità cristiana.

La corresponsabilità implica il riconoscimento che i beni della Chiesa, i suoi progetti pastorali, le sue risorse economiche e la sua missione evangelizzatrice costituiscono un compito condiviso

Da questa prospettiva, il servizio in un organo di governo o consultivo della Chiesa non può essere inteso come un’attività secondaria soggetta unicamente alla disponibilità personale del momento. Implica un impegno verso una realtà che trascende gli interessi individuali.

Più che volontariato

Il volontariato è una realtà preziosa e necessaria. Senza di esso, innumerevoli opere sociali, educative e pastorali sarebbero impossibili. Tuttavia, la partecipazione dei laici alla vita della Chiesa non può essere semplicemente equiparata al volontariato secolare.

Il volontario offre liberamente e generosamente il proprio servizio a una causa che ritiene giusta. Il laico impegnato nella Chiesa, oltre a questa generosità, agisce motivato da una dimensione vocazionale. Il suo servizio scaturisce non solo da affinità personale o da una coscienza sociale, ma dalla consapevolezza di appartenere a un corpo vivo la cui missione ha ricevuto da Cristo.

Pertanto, la questione non è solo quanto tempo posso dedicare o cosa ricevo in cambio, ma di cosa ha bisogno la missione della Chiesa e come posso contribuire ad essa con i doni che ho ricevuto.

Consulenza finanziaria: un servizio ecclesiale

Questa riflessione è particolarmente rilevante nei consigli finanziari parrocchiali. Spesso considerati organi tecnici incaricati di esaminare conti, bilanci o questioni patrimoniali, la loro funzione è ben più profonda.

L’amministrazione del patrimonio ecclesiastico non è fine a se stessa . Le risorse finanziarie sono al servizio dell’evangelizzazione, della carità e del sostegno della comunità cristiana. Gestirle correttamente è anche una forma di servizio pastorale.

Coloro che fanno parte di questi organismi non apportano solo competenze finanziarie, legali o gestionali. Contribuiscono a garantire che le risorse affidate alla Chiesa siano utilizzate in modo trasparente, efficiente e in conformità con la sua missione. Il loro servizio ha una dimensione spirituale ed ecclesiale che non può essere ignorata.

Una Chiesa che ha bisogno di impegno

Viviamo in un’epoca in cui la Chiesa si trova ad affrontare sfide importanti: la trasmissione della fede, il sostegno economico alle comunità, la cura dei più vulnerabili, la salvaguardia del patrimonio e la presenza evangelizzatrice in una società sempre più secolarizzata.

Date queste premesse, una visione basata unicamente su collaborazioni occasionali è insufficiente . La Chiesa ha bisogno di membri battezzati consapevoli che la loro partecipazione non è un favore che fanno all’istituzione, ma un’espressione della propria vocazione cristiana.

La Chiesa ha bisogno di persone battezzate consapevoli che la loro partecipazione non è un favore che fanno all’istituzione, ma un’espressione della propria vocazione cristiana.

Corresponsabilità implica disponibilità, fedeltà e senso di appartenenza. Significa comprendere che la Chiesa non appartiene “agli altri”, ma è anche nostra. E che ogni talento ricevuto porta con sé una responsabilità.

La sfida di passare da collaboratori a discepoli corresponsabili

Forse una delle grandi sfide pastorali del nostro tempo è proprio questa: che noi laici scopriamo di non essere semplici collaboratori esterni, ma autentici protagonisti della missione evangelizzatrice.

Quando una persona battezzata comprende che il suo servizio fa parte di una chiamata di Dio, la sua prospettiva cambia. Le responsabilità cessano di essere viste come fardelli imposti e diventano opportunità per edificare la Chiesa. L’impegno non dipende più unicamente dalle circostanze personali , ma si fonda sulla consapevolezza di appartenere a una missione più grande di sé stessi.

La Chiesa del futuro non si sosterrà unicamente grazie a strutture o risorse finanziarie . Si sosterrà, soprattutto, grazie a uomini e donne che comprendano che il battesimo non è solo un’identità, ma anche una responsabilità. E che servire la Chiesa non significa semplicemente fare volontariato, ma rispondere generosamente a una vocazione condivisa.

Santiago Portas

Santiago Portas es director de Instituciones Religiosas y Tercer Sector en Banco Sabadell, responsabilidad que compagina con su vocación por el desarrollo humano y el liderazgo ético. Partiendo de la premisa de que «es posible ejercer autoridad sin perder humanidad», en su libro 70 veces 7: Liderar desde el perdón, la verdad y la reconciliación ofrece una visión transformadora dirigida a quienes gestionan equipos e instituciones, demostrando que las decisiones más trascendentales no se resuelven únicamente con técnica, sino con valores, empatía y sentido.