24 Settembre, 2026

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Lontano dai tuoi piani, Signore!

La trappola della polarizzazione, la ribellione di Pietro e l'urgenza di costruire ponti

Lontano dai tuoi piani, Signore!

Scontrarsi con i piani di Dio! Chi non si è mai scontrato, almeno una volta, con il muro invisibile dei Suoi disegni? Desideriamo soluzioni trionfali, scorciatoie indolori e risposte digitali immediate alle nostre ansie. Eppure il Signore ci conduce lungo sentieri di resa, sofferenza e mistero che infrangono la nostra logica umana.

Questa tensione non è né nuova né estranea al Vangelo. Nel suo recente messaggio domenicale, Papa Leone XIV ci ha scosso ricordandoci la reazione furiosa di Pietro all’annuncio della Passione. La diagnosi del Santo Padre è di una precisione chirurgica: «Non è sempre facile per noi comprendere e accettare le vie di Dio, soprattutto quando sono molto distanti dalle nostre». Il risultato? La scandalosa tentazione – contro ogni logica di fede – di dichiarare che il Signore si sbaglia o ci ha voltato le spalle.

 

 

Questo profondo rifiuto del piano di Dio non rimane un semplice sussurro; si riversa, contamina e mina la vita pubblica. Lo stiamo vivendo in una frattura sociale così profonda e straziante da minacciare di distruggere la convivenza in molte parti del mondo e, in modo particolarmente acuto, nella nostra società spagnola, perennemente soffocata nelle trincee della polarizzazione e dello scontro sterile.

Di fronte a questo pantano di divisioni, il Papa ci offre un’ancora di salvezza urgente: riappropriarci del ruolo di costruttori di concordia. E lo fa riprendendo la grande intuizione di Sant’Agostino: “La pace è come quel pane che si moltiplicò nelle mani dei discepoli del Signore quando lo spezzarono e lo distribuirono”. La proposta di Dio non è un’imposizione, ma l’unità. È l’audace arte di costruire ponti umani e sociali che non potrebbero mai essere realizzati con gli ambiziosi calcoli o le meschine scorciatoie che la nostra immaginazione escogita.

Dio sa infinitamente di più. Egli ha il potere sovrano di far emergere il bene più radioso dagli abissi e dai mali più profondi, a patto che abbiamo il coraggio di demolire i nostri antagonismi, abbracciare la giustizia e praticare il perdono.

Il Vangelo svela la nostra fragile natura umana attraverso Pietro. Egli è capace di confessare con fervore che Gesù è “il Messia, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16), e poi di esplodere un secondo dopo in pura ribellione all’apprendere che questo stesso Messia deve andare incontro al sacrificio della croce: “Lungi da te, Signore! Questo non ti accadrà mai!” (v. 22).

Quante volte ripetiamo lo stesso copione? Di fronte a crisi, incomprensioni o fallimenti collettivi, pretendiamo che Dio corregga la sua rotta. Ma la grandezza di Pietro – e la nostra grande questione irrisolta – sta nel modo in cui ha trasformato quello scontro in un autentico cammino di conversione attraverso due comandamenti incrollabili che il Papa ci esorta a imitare.

Primo: non interrompere mai la comunicazione con il Cielo. Racconta a Dio ciò che arde nei nostri cuori con brutale trasparenza, senza maschere di devozione, anche nel mezzo della rabbia spirituale e della più totale confusione.

Secondo: mettere a tacere i nostri giudizi e aprire le orecchie dell’umiltà. È urgente purificare la preghiera da ogni pretesa manipolativa che tenti di mettere la volontà divina al servizio delle nostre battaglie politiche, ideologiche o di parte.

La vera preghiera non consiste nel piegare la volontà di Dio ai nostri capricci, ma nel plasmare i nostri cuori secondo la Sua. Richiede la stessa indomabile docilità di Maria, che “fu obbediente alla volontà di Dio, stando ai piedi della croce di suo figlio Gesù”.

Quando accettiamo di portare la nostra croce, di reprimere le nostre egoistiche pretese e di seguire le orme del Redentore, come Gesù insegnò ai suoi discepoli (cfr. v. 24), sgorga una pace profonda, sincera e reale, capace di risanare questo mondo ferito. La tenace perseveranza nella preghiera – sostenuta anche di fronte all’apparente silenzio di Dio – infrange la nostra resistenza e la trasforma in una resa feconda e vittoriosa.

Esigiamo oggi da noi stessi quella sincera e coraggiosa determinazione. Che possiamo gridare al Signore le nostre ansie con l’indomabile fedeltà di Pietro, abbracciare la sua volontà senza reti di sicurezza e diventare, nel cuore della nostra società divisa, canali viventi della sua pace. Perché le sue vie, per quanto possano sfidare la nostra logica terrena, sono sempre le uniche vie per l’amore, la redenzione e la vera vita.

Eloy Asenjo Carpintero

(Madrid, 1965) es Licenciado en Ciencias Físicas por la Universidad Autónoma de Madrid (1988) y docente de Enseñanzas Medias en las áreas de Matemáticas, Física e Informática. Con experiencia como consultor en e-learning e implantación de tecnologías educativas, actualmente imparte clases en el Colegio María Teresa de Alcobendas y desarrolla recursos didácticos interactivos para la enseñanza de las ciencias en Secundaria y Bachillerato.