17 Ottobre, 2026

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Lo Spirito Santo ha la Parola

Dalle Grandi Preghiere Cristiane alla Misteriosa Terza e Ultima Età della Storia

Lo Spirito Santo ha la Parola

Tra le innumerevoli preghiere che il Cristianesimo ha prodotto, ci sono due invocazioni allo Spirito Santo che, per la loro bellezza e complementarità, meritano di essere incluse insieme in qualsiasi libro di devozione.

La prima è attribuita al cardinale francese Jean Verdier (1864-1940). La sua prima parte chiede allo Spirito Santo di illuminare i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni; la seconda incorpora un’antica preghiera di San Tommaso d’Aquino, che richiede intelligenza, memoria, discernimento ed eloquenza.

Per la sua straordinaria bellezza, vale la pena riprodurla integralmente:

O Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio! Ispirami sempre in ciò che devo pensare, in ciò che devo dire, in come devo dirlo, in ciò che devo tacere, in come devo agire, in ciò che devo fare, per la gloria di Dio, per il bene delle anime e per la mia santificazione.

Spirito Santo, concedimi la capacità di comprendere, la capacità di memorizzare, il metodo e la facoltà di apprendere, la sottigliezza di interpretare, la grazia e l’efficacia di parlare.

Concedimi successo nell’inizio, guida nel progresso e perfezione nel completamento. Amen.

L’altra preghiera, attribuita al cardinale belga Désiré-Joseph Mercier (1851-1926), ha un carattere diverso, più intimo e fiducioso:

Oh Spirito Santo, anima della mia anima, ti adoro! Illuminami, guidami, rafforzami, confortami. Dimmi cosa devo fare, dammi i tuoi comandamenti.

Prometto di sottomettermi a tutto ciò che desideri da me e di accettare tutto ciò che permetterai mi accada. Fammi semplicemente conoscere la tua volontà. Amen.

Il segreto della santità e della felicità

Mercier accompagnò questa breve preghiera con un suggerimento su quella che considerava la chiave per raggiungere la felicità e la santità, una chiave che valeva la pena conoscere. Propose di dedicare cinque minuti al giorno al silenzio e alla riflessione interiore, chiudendo gli occhi alle distrazioni del mondo e calmando la nostra immaginazione per entrare nel santuario della nostra anima, che, attraverso il battesimo, è tempio dello Spirito Santo.

Lì, in quell’intimità, raccomandò di rivolgersi allo Spirito con le parole della sua preghiera, convinto che chiunque si fosse sinceramente arreso alla Sua volontà avrebbe trovato serenità, persino conforto in mezzo alla sofferenza, perché avrebbe ricevuto la grazia necessaria per affrontare le prove.

E concluse:

“Questa sottomissione allo Spirito Santo è il segreto della santità.”

La somiglianza esteriore di questo esercizio di contemplazione con alcune pratiche meditative contemporanee, come la mindfulness, è interessante. Tuttavia, la tradizione contemplativa cristiana è molto più antica e ha uno scopo essenzialmente diverso: non cerca solo la serenità psicologica o la conoscenza di sé, ma un incontro personale con Dio.

Due frasi complementari

Esiste una differenza essenziale tra le due invocazioni che abbiamo appena riprodotto.

Verdier chiede allo Spirito Santo di insegnargli a pensare, parlare e agire; Mercier gli chiede di insegnargli ad ascoltare, accettare e obbedire.

La prima è una preghiera di discernimento e saggezza per agire; la seconda, di umiltà e fiducia per abbandonarsi a Dio.

Tuttavia, ci troviamo di fronte a due aspetti della stessa spiritualità: discernere la volontà divina e avere il coraggio di realizzarla.

Queste non sono, ovviamente, le uniche invocazioni memorabili. La Chiesa ha conservato per secoli il Veni Creator Spiritus, tradizionalmente attribuito a Rabano Mauro, che inizia implorando la visita dello Spirito Creatore, e il bellissimo Veni Sancte Spiritus, una sequenza di Pentecoste che lo invoca come padre dei poveri, luce dei cuori e dolce ospite dell’anima.

Data la loro lunghezza, riproduciamo entrambe le frasi complete alla fine di questo articolo, insieme alla breve invocazione tradizionale che inizia con “Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli”.

Ma c’è un aspetto che merita una riflessione più approfondita: perché sembra che, proprio nel nostro tempo, stiamo riscoprendo lo Spirito?

José Félix Merladet

Escritor. Antiguo funcionario del servicio exterior de la Comisión Europea, estuvo destinado como diplomático europeo en Uruguay, India y Mozambique. Ha sido profesor de las universidades de Navarra y de Deusto sobre cooperación internacional al desarrollo y sobre la India. Fue también Vicesecretario general del Partido Demócrata Europeo.