Leone XIV: «La rinascita della fede in Francia è una speranza per tutta la Chiesa»
Udienza generale: Dalla capitale parigina all'anima dell'Europa, il Papa fa il punto su uno storico cammino apostolico incentrato sulla riconciliazione, sulla fede viva e sul futuro del vecchio continente
A seguito del suo recente e significativo viaggio apostolico in Francia, Papa Leone XIV ha dedicato le sue riflessioni a ripercorrere le tappe fondamentali di un pellegrinaggio che ha lasciato un segno spirituale profondo su Parigi e sull’intero Paese. Prendendo come tema centrale una delle espressioni più risonanti e luminose del suo messaggio – “Che il mondo abbia la vita” – il Santo Padre ha lanciato un appello urgente al rinnovamento interiore, proponendo un orizzonte di concordia e dignità che risuona ben oltre i confini della Francia.
Durante le cerimonie, i grandi incontri e le riflessioni condivise nelle udienze che hanno seguito il suo ritorno, il Papa ha sottolineato l’urgente necessità di riscoprire le radici umane e spirituali che sostengono la convivenza in Europa. In un’epoca segnata dalle sfide sociali e culturali del presente, il viaggio si è configurato come un autentico cammino di riscoperta di una fede viva, che non si chiude in se stessa ma si apre coraggiosamente alle domande dell’umanità contemporanea.
Dai grandi palcoscenici della capitale ai momenti di preghiera e dialogo, il Papa si è fatto promotore di pace, solidarietà e accoglienza, ricordando a tutti che la testimonianza cristiana deve essere un lievito attivo di rinnovamento. La visita apostolica consolida così non solo la sua vicinanza alla comunità ecclesiale francese, ma anche il suo ruolo di bussola spirituale, destinata a riaccendere la speranza nel cuore dell’Europa.
Testo integrale dell’udienza:
LEONE XIV
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 30 settembre 2026
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Catechesi. Il Viaggio apostolico in Francia e all’UNESCO
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Oggi desidero parlarvi del Viaggio apostolico in Francia che ho compiuto nei giorni scorsi. È stato un grande dono per me e per il popolo di Dio in quel Paese, e ne rendo grazie al Signore. Esprimo nuovamente la mia gratitudine a tutti coloro che mi hanno accolto, Autorità civili e Pastori della Chiesa, e a quanti, numerosissimi, hanno voluto incontrare il Papa o anche solo salutarlo per le strade, come apostolo di Cristo e messaggero di pace. Grazie a tutti!
Vorrei raccogliere i pensieri e le impressioni – ancora vivissime – di questa Visita pastorale intorno a un unico grande simbolo: la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Lì, nel pomeriggio della prima giornata, abbiamo celebrato i Vespri della Beata Vergine Maria, una liturgia solenne e al tempo stesso festosa, in cui la musica, il canto e la bellezza del tempio facevano vibrare i cuori uniti nella preghiera.
Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo Viaggio apostolico, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita.
La Cattedrale di Parigi, che solo sette anni fa sembrava ferita a morte da un enorme incendio, è adesso ricostruita e più splendente che mai. Quel disastro ha provocato una reazione positiva a tutti i livelli, alcuni più visibili e pratici, altri più nascosti, di ordine spirituale.
Il suo restauro è stata una prova della possibile collaborazione tra Chiesa, Stato, istituzioni pubbliche e società civile. Questo atteggiamento ha permesso di valorizzare al meglio la generosità dei benefattori come le competenze dei professionisti e delle maestranze. La sinergia per il bene comune dovrebbe essere lo stile normale delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, di quanti hanno responsabilità civili ed economiche. È il messaggio che ho voluto consegnare alle Autorità francesi, come pure ai membri dell’UNESCO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che ha sede a Parigi, indicando qual è il criterio fondamentale su cui basare tale collaborazione: la dignità della persona umana.
Ma soprattutto Notre-Dame è immagine della Chiesa di pietre vive, del popolo santo di Dio.
È interessante mettere in parallelo la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale con la Veglia dei giovani avvenuta la sera stessa nel grande Stadio di Francia a Parigi. Due luoghi completamente diversi, eppure due eventi complementari, quasi uniti spiritualmente. Che cosa li univa? La Chiesa, che non è fatta di pietre o di cemento, ma di persone che amano Gesù Cristo perché sono state amate da Lui. A Notre-Dame c’erano i preti e i diaconi, le persone consacrate, gli operatori pastorali; allo stadio c’era la nuova generazione francese: nuova – direi – non solo per età, ma più ancora per spirito, per libertà di cuore e di fede. Giovani che hanno cantato, gridato, ma che sono anche rimasti in silenzio, in ascolto. Volti attenti e commossi, che manifestavano cuori desiderosi di verità e d’amore. A loro ho detto con gioia: “Voi siete i santi di Francia!”. Quella Veglia è stata un grande segno di speranza.
Così come lo è stato – nella piccolezza che Dio predilige – anche l’incontro nella Maison Bakhita, casa di accoglienza per diverse persone in difficoltà: uno dei tanti luoghi, frutti del Vangelo, in cui ci si impegna quotidianamente a servire con amore la dignità della persona umana.
Vi è tuttavia nella Chiesa in Francia un segno di rinascita che dura da alcuni anni, cioè il notevole e crescente numero di giovani e adulti che chiedono il Battesimo. Su questa bella “sorpresa” di Dio è in corso a Parigi un’Assemblea sinodale provinciale, nella quale sono potuto intervenire, incoraggiando il cammino dei catecumeni e dei neofiti, insieme alle comunità a cui appartengono.
Evento culminante della mia visita nella Capitale è stata la Messa in Place de la Concorde. Lì il segno della rinascita è apparso in modo sorprendente: l’assemblea liturgica, che nella vasta Piazza radunava i sacerdoti, il coro e una notevole moltitudine, si estendeva per tutta l’Avenue des Champs Élysées fino all’Arco di Trionfo e oltre. Al momento della Comunione, tutti hanno potuto accostarsi all’Eucaristia, distribuita in ogni luogo. Ecco la vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare, per intercessione della Vergine Maria.
E allora era naturale e doveroso che, dopo Parigi, io mi recassi pellegrino a Lourdes, a venerare la Madre della Chiesa, Maria, colei che nell’ora della passione e della morte tiene accesa la lampada della fede e della speranza. A Lourdes il Signore, attraverso la materna premura della Vergine Maria, comunica a tutti, pellegrini e specialmente malati nel corpo e nello spirito, un messaggio di speranza e di rinascita. Un messaggio che ho voluto apertamente rilanciare: ogni vita umana, in qualunque condizione, anche di più grave fragilità, conserva la propria inviolabile dignità e merita di essere curata, accompagnata, sollevata dalla sofferenza con umana compassione e con l’ausilio dei mezzi offerti dalla scienza. Per questo Lourdes rappresenta per tutto il mondo un santuario della civiltà dell’amore. In questo contesto ho incontrato alcune persone vittime di abusi e ho chiesto loro di aiutarmi a esprimere anche ad altre vittime la volontà mia e di tutta la Chiesa di ascoltarle e camminare con loro mentre cercano la guarigione, riconoscendo il dolore causato nelle loro vite e lavorando per la prevenzione degli abusi.
Terza e ultima tappa del Viaggio apostolico è stata la città di Metz, in una regione della Francia e dell’Europa martoriata dalla Seconda Guerra Mondiale. Lì ha operato Robert Schuman, uno dei principali ispiratori del processo di unificazione europea. L’Europa contemporanea è nata proprio come progetto di pace dopo la distruzione della guerra. Possiamo dire che ciò che è accaduto a Notre-Dame di Parigi con l’incendio, era avvenuto in Europa con la Seconda Guerra Mondiale. E l’Europa è rinata, sulla base di quei principi di democrazia, solidarietà e fraternità tra i popoli che molto devono alle sue radici cristiane. Anche oggi è su tali fondamenta e con questa “linfa” vitale che il progetto-Europa può rinnovarsi, in un mondo molto più globalizzato, dove il dialogo interreligioso riveste un ruolo di primaria importanza. Per questo, a Metz, ho incontrato i rappresentanti delle diverse tradizioni religiose, i quali hanno letto e sottoscritto in mia presenza l’“Appello di Metz” per il dialogo e la pace.
Carissimi, il tema della mia Visita pastorale in Francia è stato “Pour que le monde ait la vie”, “Perché il mondo abbia la vita” (cfr Gv 6,51). Sono parole di Gesù, che riassumono tutta la sua missione di salvezza e che, durante il Viaggio, esprimevano in pienezza il senso evangelico di ogni incontro. Ora esse ispirino la nostra preghiera, nel chiedere a Dio che questo evento di grazia porti frutti abbondanti e duraturi.
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APPELLO
Rivolgo ora un appello per la regione del Tigray, in Etiopia:
Seguo con profonda preoccupazione la situazione nel Tigray e nelle regioni limitrofe di Afar e Amhara, dove sono nuovamente scoppiate le ostilità. Rivolgo il mio più sentito appello a tutte le parti affinché scelgano la via del dialogo. Il conflitto armato non risolve mai i problemi, ma li aggrava soltanto, lasciando dietro di sé una scia di morte, distruzione e risentimento. Solo un impegno onesto può gettare le basi per una pace duratura.
Nutro la fervida speranza che la comunità internazionale offra il suo contributo generoso e tempestivo, per garantire che tutti gli aiuti umanitari raggiungano chi ne ha bisogno.
Saluti
Domenica scorsa, a Bologna, sono stati beatificati tre sacerdoti martiri: Ubaldo Marchioni, diocesano, Elia Comini, salesiano e Martino Capelli dehoniano, uccisi nel 1944, in una fase drammatica della seconda guerra mondiale a motivo del disprezzo delle truppe naziste verso il loro ministero in favore dei parrocchiani. Il sacrificio supremo di questi ministri di Dio mostra ai cristiani di oggi il coraggio di farsi prossimo ai fratelli specialmente nel momento della prova.
Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia di Nazareth, alla parrocchia Santa Maria della Valle in Scanno, come pure alle parrocchie di Ferrara di Monte Baldo e Tesero. Saluto poi il Centro formazione professionale “Artigianelli” di Fermo, gli studenti del liceo Visconti di Roma e quelli del liceo Gonzaga di Palermo.
Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il mese di ottobre, che inizia domani, sia occasione per recitare il santo Rosario, dedicandolo in modo particolare alla fine delle guerre e al raggiungimento della pace.
A tutti la mia Benedizione.
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