Leone XIV: “La pace che Gesù porta è come un fuoco che ci chiede di prendere posizione contro l’ingiustizia”
Udienza Giubilare di Cori e Gruppi Corali
Sotto un cielo autunnale, in Piazza San Pietro, gremita di migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo, Papa Leone XIV ha presieduto questo sabato l’Udienza Giubilare dedicata al Giubileo dei Cori e dei Gruppi Corali, in coincidenza con la memoria liturgica di Santa Cecilia, patrona della musica e dei musicisti. Dopo una toccante processione in papamobile, salutando e benedicendo i fedeli con il calore che lo caratterizza, il Pontefice ha pronunciato una profonda catechesi incentrata sulla speranza cristiana come “decisione attiva” che non ammette indifferenza di fronte alla sofferenza umana.
Nella sua riflessione, Leone XIV presentò la pace portata da Gesù non come una tranquillità passiva, ma come un “fuoco” trasformativo che spinge i credenti a prendere posizione contro le ingiustizie del mondo contemporaneo. Prendendo come esempio ispiratore la vita dell’attivista americana Dorothy Day, il Papa esortò tutti a unire mente, cuore e mani in un impegno concreto per la giustizia sociale e la dignità dei più vulnerabili.
Il fuoco di Gesù: una pace che sconvolge e trasforma
Il Santo Padre ha iniziato la sua catechesi ricordando che la venuta di Gesù nel mondo non porta una pace superficiale, ma un fuoco che accende il desiderio di cambiamento nei cuori. “In un certo senso”, ha spiegato, “Gesù ci toglie la pace se pensiamo alla pace come a una calma inerte”. La vera pace di Dio, ha insistito, è dinamica ed esigente:
«La pace che Gesù porta è come un fuoco e ci chiede molto. Soprattutto, ci chiede di prendere posizione. Di fronte all’ingiustizia, alla disuguaglianza, dove la dignità umana viene calpestata, dove i più vulnerabili vengono messi a tacere: dobbiamo prendere posizione. Sperare è prendere posizione. Sperare è comprendere nel nostro cuore e dimostrare con le nostre azioni che le cose non devono continuare come prima. Anche questo è il buon fuoco del Vangelo».
Questo “fuoco del desiderio”, alimentato dall’amore divino, non lascia spazio alla neutralità. In un mondo segnato da conflitti, migrazioni forzate e sistemi economici che generano esclusione, il Papa ha invitato i cristiani a essere “operatori di pace” che trasformano l’indignazione in azioni concrete di comunione e solidarietà.
Dorothy Day: da giornalista impegnata a pacificatrice
Per illustrare questa speranza attiva, Leone XIV propose la figura di Dorothy Day (1897-1980), una “ piccola ma grande donna americana ” la cui conversione al cattolicesimo nel 1928 segnò una svolta nella sua vita. Giornalista di formazione e attivista sociale fin da giovane, la Day fondò il movimento Catholic Worker nel 1933 con Peter Maurin. Questa iniziativa diede vita a una rivista mensile con lo stesso nome e a una rete di rifugi che offrivano non solo cibo e rifugio, ma anche dignità e giustizia ai poveri, ai migranti e agli “scartati” della società industriale americana.
“Il fuoco del Suo amore ha acceso il cuore di Dorothy Day, una piccola ma grande donna americana che ha deciso di camminare con i lavoratori, con i migranti, con gli scartati da un sistema economico ingiusto, creando centri di carità e giustizia. Era una portatrice di pace che ardeva del fuoco di Gesù.”
Il Papa ha sottolineato come la Day unisse teoria e pratica: “Scriveva e serviva: è importante unire mente, cuore e mani. Questo è prendere posizione. Scriveva come una giornalista, cioè pensava e faceva pensare. Scrivere è importante. E anche leggere lo è, oggi più che mai. E poi Dorothy serviva i pasti, distribuiva i vestiti, si vestiva e mangiava come quelli che serviva”.
La sua eredità si estese a migliaia di persone, creando comunità che “non erano grandi centri di servizio, ma punti di carità e giustizia dove le persone potevano chiamarsi per nome, conoscersi e trasformare l’indignazione in comunione e azione”. Leone XIV concluse che “ecco come sono gli operatori di pace: prendono posizione e accettano le conseguenze, ma vanno avanti”.
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UDIENZA GIUBILARE
CATECHESI DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Piazza San Pietro
Sabato, 22 novembre 2025
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Catechesi. 9. Sperare è prendere posizione. Dorothy Day
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Per molti di voi essere oggi a Roma è la realizzazione di un grande desiderio. Per chi vive un pellegrinaggio e arriva alla meta è importante ricordare il momento della decisione. Qualcosa, all’inizio, si è mosso dentro di voi, magari grazie alla parola o all’invito di qualcun altro. Così, il Signore stesso vi ha presi per mano: un desiderio e poi una decisione. Senza questo, non sareste qui. È importante ricordarlo.
Ed è importante anche quello che dal Vangelo poco fa abbiamo ascoltato: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». Gesù lo dice ai discepoli più vicini, a quelli che con Lui stavano di più. E anche noi abbiamo ricevuto tanto dal cammino vissuto fin qui, siamo stati con Gesù e con la Chiesa e, anche se la Chiesa è una comunità con i limiti umani, tanto abbiamo ricevuto. Allora, Gesù si aspetta molto da noi. È un segno di fiducia, di amicizia. Si aspetta molto, perché ci conosce e sa che possiamo!
Gesù è venuto a portare il fuoco: il fuoco dell’amore di Dio sulla terra e il fuoco del desiderio nei nostri cuori. In un certo modo, Gesù ci toglie la pace, se pensiamo la pace come una calma inerte. Questa, però, non è la vera pace. A volte vorremmo essere “lasciati in pace”: che nessuno ci disturbi, che gli altri non esistano più. Non è la pace di Dio. La pace che Gesù porta è come un fuoco e ci chiede molto. Ci chiede, soprattutto, di prendere posizione. Davanti alle ingiustizie, alle diseguaglianze, dove la dignità umana è calpestata, dove ai fragili è tolta la parola: prendere posizione. Sperare è prendere posizione. Sperare è capire nel cuore e mostrare nei fatti che le cose non devono continuare come prima. Anche questo è il fuoco buono del Vangelo.
Vorrei ricordare una piccola grande donna americana, Dorothy Day, vissuta nel secolo scorso. Aveva il fuoco dentro. Dorothy Day ha preso posizione. Ha visto che il modello di sviluppo del suo Paese non creava per tutti le stesse opportunità, ha capito che il sogno per troppi era un incubo, che come cristiana doveva coinvolgersi coi lavoratori, coi migranti, con gli scartati da un’economia che uccide. Scriveva e serviva: è importante unire mente, cuore e mani. Questo è prendere posizione. Scriveva come giornalista, cioè pensava e faceva pensare. Scrivere è importante. E anche leggere, oggi più che mai. E poi Dorothy serviva i pasti, dava i vestiti, si vestiva e mangiava come quelli che serviva: univa mente, cuore e mani. In questo modo sperare è prendere posizione.
Dorothy Day ha coinvolto migliaia di persone. Hanno aperto case in tante città, in tanti quartieri: non grandi centri di servizi, ma punti di carità e di giustizia in cui chiamarsi per nome, conoscersi a uno a uno, e trasformare l’indignazione in comunione e in azione. Ecco come sono gli operatori di pace: prendono posizione e ne portano le conseguenze, ma vanno avanti. Sperare è prendere posizione, come Gesù, con Gesù. Il suo fuoco è il nostro fuoco. Che il Giubileo lo ravvivi in noi e in tutta la Chiesa!
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Saluti
Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto i pellegrini della Diocesi di Saluzzo e quelli della Diocesi di Como, i partecipanti al Giubileo della Famiglia carismatica Orionina, i ministranti della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, i fedeli di Monte San Giovanni Campano.
Accolgo con affetto i Cori diocesani e parrocchiali che prendono parte al Giubileo dei Cori e delle Corali. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per il prezioso servizio che svolgete nelle vostre comunità; la musica e il canto legati all’ambito liturgico sono una forma di preghiera, un percepire l’attrazione del bello che eleva verso Dio e unisce i cuori nella lode. Santa Cecilia, patrona della musica e del canto, di cui oggi celebriamo la memoria, sostenga il vostro impegno e la vostra missione.
Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. A ciascuno auguro di aderire con rinnovata generosità forza al Vangelo e di tradurlo in coerente testimonianza.
A tutti la mia benedizione!
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